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lunedì 11 giugno 2012

Cosa può fare la logica deontica per l'informatica giuridica?

(quanto segue è una traduzione parziale di un inedito in lingua inglese di imminente pubblicazione sulla rivista "Diritto&diritti. Electronic Law Review. Purtroppo gli schemi non sono leggibili)



(immagine tratta da: http://1.bp.blogspot.com/_Z_PcgKzSchs/S-aS9LPclEI/AAAAAAAAAcI/CjfKVbu8FO4/s1600/egovernment1.jpg)


Cosa può fare la logica deontica per l’informatica giuridica?
Alessandro Pizzo



Introduzione

Sin dal 1951 la logica deontica, fondata da Georg Henrik von Wright[1], un logico e filosofo finlandese, allievo di Wittgenstein, ha mostrato una spiccata attitudine a risultare utile a molte differenti branche della ricerca filosofica, dal campo della logica sino a quello del diritto[2].


Tuttavia, le cose, purtroppo, non vanno molto bene, e a dispetto delle attese. La ragione di ciò è semplice: la logica deontica cattura solamente le nostre intuizioni normative del linguaggio che adoperiamo[3], ma nient’altro, nulla di più. Questo perché essa nacque come un particolare trattamento formale delle proposizioni non assertorie, sostanzialmente un risultato del coevo neopositivismo logico[4]. Sicuramente, v’è una tensione tra le teorie formali e il linguaggio umano[5], segnatamente quello pratico, ma ciò non significa impedire di formalizzare gli usi normativi del linguaggio stesso. O, perlomeno, non è una buona ragione per farlo.


Al contrario, penso che sia uno strumento utile per analizzare (anche) gli usi normative del linguaggio, cosa adoperiamo per esprimere proposizioni normative come comandi, facoltà, probizioni, e così via … Forse, si tratta delle stesse proposizioni normative che adoperiamo normalmente nel diritto.


Pertanto, desidero descrivere in questa occasione cosa possa fare la logica deontica per una partciolare branca del diritto: la sua implementazione informatica. Infine, ritengo la logica deontica uno strumento dell’informatica giuridica, anche se, ovviamente, persistano innumerevoli difficoltà che vanno tenute in debito conto prima di poter procedure oltre.



Informatica giuridica



A partire dal 1949 l’Information Technology ha avuto una grande influenza sul diritto, non solo sul suo studio, ma anche sulle sue applicazioni. D’altra parte, apparve immediatamente  necessario “aggiornare” il diritto ai nuovi sviluppi della storia umana.


Fu Loevinger il primo a proporre l’uso di un nuovo termine per questo nuovo ambito del diritto, Jurimetric, oggi meglio conosciuto come Computer Law[6]. Con ogni probabilità. Egli pensava ai computers come possibile strumenti per insegnare il diritto (i.e. l’apprendimento del diritto) o per risolvere alcuni compiti connessi (i.e. la memorizzazione dei casi legali).


Allo stesso modo, Wiener propose di adoperare l’information technology per tutti gli ambiti della vita umana. Così, anche per risolvere molti problemi legali.


Allora, il termine adoperato ‘Giurimetrica’significa  ‘the scientific investigation of legal problem’ con il support, certo non indifferente, dei computers o della cibernetica. Possiamo così chiederci: cosa può fare il computer per il diritto? Generalmente, l’aiuto consiste in alcune possibilità:

1)      processamento dei dati legali;
2)      archiviazione dei dati legali;
3)      progettazione di esempi legali di ragionamento forense.

In Italia, Frosini propose, al riguardo, due differenti versioni:

(i)                 l’«informatica giuridica» documentale;
(ii)               l’«informatica giuridica» metadocumentale.

La prima indicava il «computer law» come espresso sotto (1) e (2) mentre la seconda per come espresso sotto (3).


Nel 1969, un altro studioso italiano, Losano, propose di utilizzare il termine ‘Giuscibernetica’ intendendo con esso l’insieme delle applicazioni cibernetiche al diritto[7].


Più precisamente, desiderava superare l’approccio di Loevinger distinguendo quattro differenti modi di «fare» ‘informatica giuridica’ o Computer Law:



(x) approccio filosofico;
(xx) cibernetica con sistemi dinamici;
(xxx) applicazione della logica moderna alle formule del diritto;
(xxxx) usi del computer nell’intero campo del diritto.



Credo che I Quattro significati di Losano possano venir considerati quali semplici obiettivi, ma che non vi siano al proposito importanti differenza tra i vari modi (x) – (xxxx).


Sicuramente, come von Wright puntualizzava: «the novelty of computer technology consists in its revolutioning impact on the work of the brain for purposes of human cognition»[8]. Anche se v’è certamente chi ritiene che siamo in errore perché la locuzione ‘informatica giuridica’ significa che «l’informatica giuridica […] si occupa dell’applicazione dell’informatics ai contesti giuridici e come tale coinvolge tutte le organizzazioni che hanno a che fare con la legge, gli utenti dell’informazione e l’uso delle tecnologie all’interno di queste organizzazioni e dei loro utenti»[9]. Così, se desideriamo non generare confusion tra Legal Informatics e una applicazione della Computer Science al diritto, ci sono alcuni significati differenti della nostra locuzione:



(i)                 studio delle tecniche di ‘information retrieval’;
(ii)               studio della relazione tra il diritto e l’«information technology»;
(iii)             studio sull’accesso alle informazioni legali;
(iv)             studio delle varie pratiche afferent alla sfera legale (i.e. giudici; avvocati; e così via)[10].



La presente è sicuramente una delle prospettive possibili, ma non pure una delle mie al riguardo.
Viviamo dentro una rivoluzione operata dalla «computer technology» che ha un impatto profondo sulla nostra vita, con inevitabili costi e benefici. Tuttavia, nessuno può rinunciare ai computers né tantomeno alla stessa «information technology». Cosa sarebbe la nostra vita senza?


Così, la nostra vita resta influenzata dalla «computer technology», viene determinata dalle possibilità, e soluzioni, dei computers, così come dai suoi limiti. Ma è questa oramai la nostra vita!


I computers aiutano la nostra esistenza, così come supportano anche il diritto. I loro servigi sono essenzialmente due:

(1)   elaborazione delle informazioni legali e fattuali;
(2)   modellazione del ragionamento legale.

In breve, il collegamento tra il diritto e l’informatica può venir mostrato con lo schema seguente:

Casella di testo: elaborazione delle informazioni  legali e fattuali
Casella di testo: Modellazione del ragionamento legale






 Esiste una doppia natura della «Computer Law», sempre che sia possible parlare in questi termini: (i) l’associazione della Computer Science e del diritto produce un processo algoritmico dei dati legali e materiali (i.e. uso della tecnologia informatica per tutte le funzioni del diritto: ottenere documenti legali; ottenere dati legali; richiedere consigli legali; and so on); (ii) l’associazione della Computer Science e del diritto produce un modello formale di  ragionamento legale (i.e. rappresentazione informatica di come ragiona un giurista). Perché I giurisiti usano il computer nel loro lavoro? Risposta semplice: perché nessuno può farne a meno.


Maybe the relationship between the law and computer is complicated but each needs of other[11]. Today all lawyers or legal human experts utilize computers for their purposes: (a) processing legal data (i.e. to require legal precedents or to compile legal forms); (b) processing human informations (i.e. to determine the exact course of the affairs); (c) aiding to solve legal problems (i.e. to play the application of a rule). So, it’s clear following schema:

Casella di testo: To process legal data
Casella di testo: Possible uses of Computer in Law












Esistono certamente due diverse, ma non irrelate, forme di Computer Law: (i) Computer Law Teoretica (una particolare prospettiva filosofica della materia); e, (ii) Computer Law Pratica (una particolare prospettiva tecnica della materia). La prima ottica è apprezzata più dai non specialist del diritto (i.e. philosophers; law teachers; and so on …) mentre la seconda è più rilevante per gli specialist del diritto (i.e. lawyers; judges; notaries; law students; and so on …).


Comunque, mi sembra che tale distinzione rifletta una distinzione analoga tra due differenti approcci in filosofia: (1) Filosofia teoretica; e, (2) Filosofia pratica. La prima è apprezzata più dai filosofi contemplative mentre la seconda dai filosofi che desiderano prendere in considerazione problemi concreti (i.e. ethical dilemmas; social costs; and so on …). Ciò risulterà chiaro alla luce del seguente schema:


Casella di testo: Philosophical consideration of the matter
Casella di testo: Theoretical sense
Casella di testo: Computer Law
Casella di testo: Practical sense
Casella di testo: Specialist consideration of the matter






 Attenzione, però: l’uno non contraddice l’altro (e viceversa). Il primo e il secondo significato coesistono.


Sotto una certa prospettiva ciascun problema dell’Informatica Giuridica è mostrato dal rappresentare la conoscenza legale in forma algoritmica. Ma penso che le cose non stiano solo così[12]. Peraltro, l’idea cuore della Computer Law è basata sulla concezione di Turing di un modello di computer simile all’agente umano. Infatti, Turing concepiva il computer una macchina che sia capace di riprodurre il comportamento intelligente umano senza però che sia possibile distinguere tra macchina e agente umano. Sfortunatamente, però, siamo molto lontano da questo obiettivo poiché i nostri sistemi esperti possono certamente fare molte cose ma non ripetere dati comportamenti senza essere riconosciuti come machine piuttosto che umani.


Nello stesso tempo, comunque, oggi I sistemi esperti ci offrono alcuniesempi di applicazioni legali, i ben conosciuti legal expert systems: macchine programmate per trattare dati legali e produrre ragionamenti o decisioni legali in modo automatico, senza alcun operatore umano[13].


Ovviamente, credo che vi siano molti problem in Computer Law, anche se questo è un risultato sgradevole di una differenza naturale tra ‘linguaggio’ e ‘tecnica’, una particolare tensione tra le nostre intuizioni morali e le loro formalizzazioni in Computer technology[14]. La stessa che è presente in logica deontica, come ci dice Makinson[15] assieme a von Wright[16].


Infine, la vita del diritto è innovata dalla tecnologia informatica. E non è possibile tornare indietro.
Se le cose stanno così,  come può aiutarci la logica deontica?



Logica deontica



La logica deontica è naturalmente una parte importante della logica. Come afferma Sartor: «La logica si propone di fornire strumenti per l’analisi del linguaggio e del ragionamento»[17], la logica è uno strumento per analizzare il linguaggio e il ragionamento. Ma di sicuro le cose sono più piane perché esiste un accord di fondo tra tre livelli differenti: (a) deontica; (b) pratica; and, (c) epistemica. Così, Van Den Hoven e Lokhorst suggeriscono il successivo schema[18]:



Deontic
Action
Epistemic/Doxastic
The right
The obligation
The permission
Duty
The right
To get
To see it that
To let someone
To prevent people from
To remain
Information
Others know
Know
Believing falsehoods
Ignorant
    


Ottica interessante ma ritengo più importante tornare alla logica deontica.
Come detto, la logica deontica è una parte particolare della ricerca logica la quale cattura il comportamento logico dei concetti normativi. Essa è parte della rinascita della logica modale nel corso del ‘900. Infatti, il suo fondatore la concepì nei termini di una interrelazione con I concetti aletici, presi in considerazione dalla Logica Modale[19]. Pertanto, la logica deontica prende in considerazione I concetti normative per come essi funzionano all’interno del linguaggio. In breve, essa risulta una logica delle proposizioni normative. Come suggeriscono Føllesdal e Hilpinen: «Normative expressions include the words ‘obligation’, ‘duty’, ‘permission’, ‘right’, and related expressions»[20]. Ma possiamo definirla una logica del linguaggio normativo perché è attraverso il linguaggio che esprimiamo usi normative dello stesso.


Per Sartor la logica deontica è problematica se desideriamo adoperarla nella formalizzazione del diritto in informatica poiché produce un numero severo di paradossi[21], frutti proibiti per una teoria morale razionale, qual è il diritto. In un mio recente scritto, scrissi:


The paradoxes invalidate host theoretical system’s rationality. Since its origin deontic logic was an attempt to formalize moral reasoning, moral theory’s language. Now, if it seems irrational, or incoherent in many achievement, is moral theory irrational too? […] if deontic logic is incoherent, so inconsistent, then entire moral theory is irrational. This is a result unpalatable. In fact, it implies to expel practical reason from rational domain[22]


Artosi, per esempio, la pensa come Sartor[23], ma mi sembra un’esagerazione in quanto il compito della logica deontica non è formalizzare il linguaggio giuridico. Peraltro lo stesso Sartor scriveva alcuni anni prima:


una logica per la rappresentazione della conoscenza giuridica dovrebbe comprendere comprendere logiche modali, deontiche, epistemiche, temporali, dell’azione, e ogni altra logica necessaria per affrontare i concetti del linguaggio comune[24]


Forse, la Computer Law necessita di molte logiche (i.e. modal logics; epistemic logics; tense logics; action logics; and so on), sicuramente anche della logica deontica, ma non solo.


Così, i problemi formali della logica deontica non escludono la possibilità di utilizzarla in Computer Law. È certamente un elemento che deve essere considerato ma non l’unico. Comunque, la presenza di paradossi deontici non implica che il pensiero pratico sia inconsistente[25].


Per di più, la Computer Law ha altri problemi, non solo questo[26]. Così torniamo alla questione iniziale: cosa può fare la logica deontica per l’informatica giuridica?


Brevemente, la questione chiave della material è la seguente: la logica deontica ci dice più di quanto possa dirci il diritto. In accordo a una data prospettiva, la logica deontica non può fare molto più del diritto in quanto fornisce un modello teorico del diritto, ma nient’altro.


Comunque, mi sembra che sia una buona ragione per considerare la logica deontica con maggior interesse. Infatti, essa è in grado di modellare un impianto formale del diritto, uno strumento utile per una migliore comprensione del diritto. In accordo ad un’altra prospettiva, la logica deontica è rilevante per il diritto perché fornisce una ricostruzione razionale del diritto. Onestamente non la penso così. Piuttosto la logica deontica è interessante per il diritto ma non per questa ragione. Se vogliamo produrre un insieme giuridico di proposizioni giuridiche, allora la logica deontica è utile in Computer Law, altrimenti non funziona. Ad esempio, Mangiameli considera la logica deontica uno strumento per illuminare «il rapporto logico tra i vari tipi di norme»[27], un compito importante per la presente materia. Infatti, uno dei suoi compiti è formalizzare le enunciazioni giuridiche.


Infine, credo sia possibile porre la seguente questione: cosa può fare la logica (deontica) per il diritto? Questa questione è cruciale per la Computer Law ma è anche una questione più complicate di quanto sembri. Infatti, a questo punto, penso che la logica possa offrirci un “assaggio” del diritto, ma non tutto. Come suggerisce Haack: «Something, but not All»[28]. Così, possiamo ripetere la precedente questione: cosa può (non) fare la logica deontica per la Computer Law? Tuttavia, lascio ad altri la responsabilità di rispondere.



Bibliografia



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Note


[1] Cfr. S. O. Hansson, Ideal Worlds – Wishful Thinking in Deontic Logic, “Studia Logica”, 82, 2006, p. 329.
[2] Cfr. A. Artosi, , Il paradosso di Chisholm. Un’indagine sulla logica del pensiero normativo, Clueb, Bologna, 2000, p. 7.
[3] Cfr. N. Rescher, Topics in Philosophical Logic, Reidel, Dordrecht, 1967, p. 231. The author suggests to face the difficulties in deontic logic as an attempt to account for gap between forma language and moral reality.
[4] Cfr. N. Rescher, The Logic of Commands, Routledge & Kegan Paul, London, 1966, p. vi. I suggest to consider Jørgensen’s dilemma as a particular form of this public debate: are the norms true or false?
[5] Cfr. S. O. Hansson, Formalization in Philosophy, “The Bulletin of Symbolic Logic”, 2, 2000, p. 163. According to the author, the philosophy always formalize even when it doesn’t seem. Single concepts are reality’s formalizations yet. It seems to me that’s a correct perspective, even if I have some reservation about it.
[6] This field is named ‘Informatica giuridica’ in Italian tongue.
[7] Cfr. M. G. Losano, Giuscibernetica. Macchine e modelli cibernetici nel diritto, Einaudi, Torino 1969. Losano used new field of the Law early in time, combining traditional knownledges with new purchases. However his effort was not accepted by all the authors. Is my idea that it is depended by the choice chosen in this field: Cybernetics or Computer Science applied to the Law?
[8] Cfr. G. H. von Wright, Inaugural Address, in A. A. Martino (eds.), Expert System in Law, North – Holland, Amsterdam, 1992, p. 1. Finnish philosopher was ever forward-looking in his considerations on human societies and the future of human culture.
[9] Cfr. a. rossetti, i temi emergenti nell’informatica giuridica, in a. rossetti (ed.), Legal Informatics, Moretti Honegger, Bergamo, 2008, p. 13.
[10] Ibidem.
[11] Cfr. V. Frosini, Cibernetica, diritto, società, Comunità, Milano, 19782. I appreciate this author because he combines traditional philosophy with new theorical frontiers.
[12] Cfr. A. Pizzo, Logica, informatica, scienze normative: rappresentare la conoscenza, in “Diritto & diritti”, Electronic Law Review, ISSN: 1127-8579, link: http://www.diritto.it/archivio/1/20437.pdf. It seems to me that it is not sufficient to translate into algorithimic language legal knowledge and juridical formulary.
[13] Cfr. S. Iaselli, Sistemi esperti legali, Simone, Napoli, 2001. In this monograph the author accounts a brief overwiev about the matter.
[14] Cfr. A. Pizzo, Nodi critici dell’informatica giuridica, in A. Pizzo, Logica del linguaggio normativo. Saggi su logica deontica ed informatica giuridica, Aracne, Roma, 2010, pp. 15 – 34. The Computer Law shows many points to be clarified.
[15] Cfr. D. Makinson, On a Fundamental Problem of Deontic Logic, in P. McNamarra – H. Prakken (eds.), Norms, Logics and information Systems. New Studies in Deontic Logic and Computer Science, IOS, Amsterdam, 1999, p. 29.
[16] Cfr. G. H. von Wright, On the Logic of Norms and Action, in R. Hilpinen (ed.), New Studies in Deontic Logic, Reidel, Dordrecht, 1981, p. 7. For von Wright the difference between formalism and normative intuitions is the root of deontic logic’s many difficulties but I cannot to agree with this perspective.
[17] Cfr. G. Sartor, Linguaggio giuridico e linguaggi di programmazione, Clueb, Bologna, 1992, p. 362.
[18] Cfr. J. Van Den Hoven – G.J. Lokhorst, Deontic Logic and Computer – Supported Computer Ethics, “Metaphilosophy”, 33, 2002, p. 379.
[19] Cfr. G. H. von Wright, An Essay in Modal Logic, North – Holland, Amsterdam, 1951, p. 36.
[20] Cfr. F. Føllesdal – R. Hilpinen, Deontic Logic: An Introduction, in R. Hilpinen (ed.), Deontic Logic: Introductory and Systematic Readings, D. Reidel Publishing Company, Dordrecht – Holland, 1971, p. 1.
[21] Cfr. G. Sartor, Informatica giuridica. Un’introduzione, Giuffré, Milano, 1996, p. 87. The author thinks of the matter as a hard field in the Computer Law because it makes off numerous and difficult paradoxes, inconsistencies not solvable. Perhaps, the things are not so compromised as long as we re – interpret deontic logic as a metaethic consideration about normative language.
[22] Cfr. A. Pizzo, Deontic Paradoxes and Moral Theory, Ilmiolibro, Roma, 2012, ISBN: 9788891014184, pp. 35 - 6.
[23] Cfr. A. Artosi, il paradosso di Chisholm. Un’indagine sulla logica del pensiero normativo, Clueb, Bologna, 2000, p. 69: «la logica deontica è una fonte insidiosa e inesauribile di paradossi». Notably, Artosi believes that deontic logic makes ever and dangerously paradoxes. On the other hand, he is in agreement with Hintikka who thinks thata deontic logic is source of many paradoxes. See J. Hintikka, Deontic Logic and Its Philosophical Morals, in J. Hintikka, Models for Modalities. Selected Essays, Reidel, Dordrecht, 1969, pp. 191 – 2.
[24] Cfr. G. Sartor, Le applicazioni giuridiche dell’intelligenza artificiale. La rappresentazione della conoscenza, Giuffré, Milano, 1990, p. 297.
[25] Cfr. A. Pizzo, Pensiero pratico e logica deontica: assenza o presenza di razionalità?, in A. Pizzo, Logica … op. cit., pp. 93 – 128. The same idea is supported by von Wright: practical thinking is still thinking. How can it be irrational?
[26] Cfr. A. Pizzo, Informatica giuridica: un inventario di problemi, in A. Pizzo, Logica … op. cit., pp. 139 – 148. The text contains a list of problematic issues in the Computer Law.
 [27] Cfr. A. c. a. mangiameli, Informatica giuridica, Giappichelli, Torino, 2010, p. 106. In  fact, if deontic logic offers a rational account of logical properties between legal pro position, then it is an important tool for the Computer Law because it makes possible to implement legal formulae in computer applications so to make negligible differences between a legal human operator and a legal non – human operator.
[28] Cfr. S. Haack, On Logic in the Law: “Something, but not All”, “Ratio Juris”, 1, 2007, p. 1 and so on. It seems to me important to consider A. Pizzo, Diritto, società e sistemi giuridici. Dall’antropologia del diritto all’informatica giuridica, in A. Pizzo, Logica … op. cit., pp. 149 – 164.

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