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giovedì 29 gennaio 2015

martedì 27 gennaio 2015

Shoah

"- Ecco, t'ho preso un cucchiaio

- Un cucchiaio! Grazie, Vladek, grazie

- Ed ecco una cintura ... non uno spago ... una cintura vera!

- Oh mio Dio!

- E un'altra cosa: un paio di scarpe di legno della tua misura!

"Gasp"

- Sob. Mio Dio, mio Dio ... è un miracolo, Vladek. Dio mi ha mandato le scarpe tramite te"

(a. spiegelman, Maus, Einaudi, Torino, 2000, p. 190)

Rispetto ad altri passi e ad altre testimonianze decisamente più "neri" o sbrodolanti "rabbia", mi piace riportare questa testimonianza a mio avviso più aperta alla speranza pur nel mare massimo del male umano.


(url immagine: http://imalbum.aufeminin.com/album/D20110127/636697_QMBW2RMURJ2LQ5R3K1AIZYYYWFFLF1_shoah-bambini-ebrei-280x0_H163927_L.jpg)

lunedì 26 gennaio 2015

Dirigenza ... di che cosa?

Nel video che segue qualche spunto per comprendere come funzioni e come sia organizzata al proprio interno la scuola italiana.


sabato 24 gennaio 2015

Protesi di gomblotto



Scì, sciono siguro, è un gomblotto quello là, anche bello grande! Alzate gli ogghi al cielo e scrutate la volta bbblu. Ecco, le vedete quelle scie bianche? Scì, proprio guelle! Sciono scie comiche che i governi mondiali disperdono nell'atmosfera per gontrollare la nostra volontà. Ma siggome ora noi sciappiamo, cercheranno di metterci in ridicolo o peggio!

Lungo è il gammino della gonsapevolezza, urge anche sofferenza e deriscione, ma va percorso gomunque se si anela alla verità che tutti vogliono nasgondere!

Non cedete ai troll che negano l'esistenza dei gomblotti, sono operatori dei gomblottisti!

Le scie gomiche esistono, sono là nel gielo, le lasciano gli aerei, ci controllano, ci influenzano, modificano il glima. Vi pare un caso che l'ISS si veda a ogghio nudo? No, non gredo. E poi figuratevi se abbiamo la tegnologia per andare nello spazio! Gi mentono! Lo hanno siempre fatto! A maggior raggione ora che tutto appare trasbarente ...

Attenti! Loro gi controllano! I gomblotti esistono ...


(url immagine: http://i.ytimg.com/vi/G2ixLG_IX-E/hqdefault.jpg)

mercoledì 21 gennaio 2015

Chi propone e chi fa ...

"Il problema maggiore che, però, abbiamo dinanzi è quello di riuscire a catturare la loro attenzione, il loro interesse, a motivarli, perché i digital natives comunicano, in generale, solo all'interno del loro universo adolescenziale, poco con i genitori, molto poco con i loro docenti. Essi, in buona misura, considerano il sapere scolastico poco utile per il loro futuro e danno molta importanza alle conoscenze non formali o informali [...] I digital natives sono "schiacciati" sul presente; la dimensione diacronica della storia non è il loro forte: il passato non interessa, il futuro è lontano"

(T. Montefusco, Il dirigente scolastico promuove l'innovazione mediante la didattica digitale, in G. Mondelli, Dirigere la scuola al tempo della globalizzazione. L'azione del dirigente scolastico nella società della conoscenza, Anicia, Roma, 2012, p. 464)

Parole condivisibili.


Mi permetto, tuttavia, solo di sollevare due semplici questioni.

La prima: se le cose stanno drammaticamente così, dove la si va a prendere una motivazione talmente potente da rovesciare lo status quo? Temo che sia indisponibile alla funzione docente.

La seconda: come mai i dirigenti propongono solamente e lasciano ai docenti le patate bollenti? Passi la delega, passi pure la differenza di funzioni, ma per quale motivo i docenti dovrebbero anche occuparsi dei problemi sociali della propria utenza? Non è questa una mansione ulteriore surrettiziamente imposta a parità di costi? E poi: qualcuno sa spiegarmi per quale oscura ragione alla famiglia si perdona tutto in materia educativa mentre alla scuola s'impone di supplire quest'ultima nel suo ruolo educativo?


(url immagine: http://1.bp.blogspot.com/-X3ObnvN42nM/U-HGxQKy_VI/AAAAAAAAAWU/Ro0e1PPM8Pc/s1600/insegnanti-italiani-piu%CC%80-vecchi-al-mondo.jpeg)

lunedì 19 gennaio 2015

Vie della storia, vie dell'ebook!

Un po' di sana pubblicità (in tempi di meritocrazia a scuola)!

Nuova edizione del volume Vie della storia, vie degli uomini. Profili per la secondaria di secondo grado. La novità principale, però, sta nel prezzo. Infatti, se si opta per la versione Epub, ossia ebook, è possibile acquistare la versione con una spesa inferiore all'euro.

Non vorrei essere venale ma perché non approfittarne? Soprattutto se si tiene conto che all'autore, ossia allo scrivente, non va praticamente nulla?

Buona lettura!



sabato 17 gennaio 2015

Tu sei Charlie, io chi sono?


Pensavo di non dover mettere bocca sui recenti fatti di Parigi, ma moventi superiori mi hanno chiamato in causa.

Dopo l'unità mondiale che ha dato sfogo al desiderio pubblico di esorcizzazione della paura e/o di autocelebrazione del modo d'essere occidentale, sono arrivate le parole del Papa il quale, in viaggio per le Filippine, a diretta sollecitazione giornalistica, ha così risposto:

"La religione non può mai uccidere, Non si può farlo in nome di Dio [...] Ma non si può provocare, non si può prendere in giro la religione di un altro. Non va bene [...] la libertà di espressione è un diritto, ma anche un dovere [...] se il mio amico Gasbarri dice una parolaccia sulla mia mamma, si aspetti un pugno"

Apriti cielo!!!

Gli stessi panmondialisti satirici hanno dato fuoco alle miccie: come si permette costui di dare a noi lezioni di satira? Difendiamo il nostro diritto alla libertà di pensiero e di espressione! Si faccia gli affaracci suoi!

Un tale livore/risentimento è più che sospetto.

Viene da pensare che le parole del Papa siano state più potenti delle deflagrazioni delle armi di assalto con le quali quei tre pazzi lì hanno creato il terrore in Paris ... ma come mai?

Eppure, la condanna del terrorismo è stata forte e priva di zone d'ombra: nessuno è autorizzato ad uccidere in nome di Dio. Per il Cristianesimo, peraltro, è un convincimento dottrinale forte e ben radicato: Cristo stesso è morto in croce per non opporre violenza a violenza. Allora, come mai i tanti Charlie del mondo si sono risentiti per tale condanna della violenza religiosa? Credo che il punto saliente si trovi nella seconda parte del discorso papale. Infatti, va bene la libertà di espressione, ma vi sono dei limiti, in nessun caso si ha il diritto di dileggiare le credenze religiose altrui.

Questo mi pare essere il problema di Charlie: accettare che la matita possa avere dei limiti, piuttosto che poter satireggiare qualsiasi cosa e in qualunque modo.

Le parole del Papa, allora, non sono piaciute perché avvertite come una limitazione della libertà di pensiero/espressione, e non perché analoga condanna dell'atto di terrorismo subito dalla redazione di Charlie.

Eppure, a ben guardare, è solo un'errata percezione. Infatti, il Pontefice non ha affatto posto limiti alla libertà di pensiero e/o di espressione, ha solamente detto che in ogni caso è bene avere giudizio o buon senso.

Ora, forse che la libertà di pensiero/espressione è fuori scala? Può essere fuori misura? Può esorbitare dai bordi della decenza? 

Qui il problema, e la sostanziale differenza di vedute: come molti altri atteggiamenti occidentali, il bisogno soggettivo di pensare e di esprimersi viene percepito, oltre che vissuto, come un diritto soggettivo, e, quindi, sostenuto con veemenza affinché venga riconosciuto come tale e promosso collettivamente. Inutile, forse, aggiungere che così non è, che, cioè, non può essere un diritto soggettivo quello di consentire a chiunque di pensare e dire peste e corna di chi capita a tiro.

Peraltro, dobbiamo stare attenti alla deriva dei diritti insaziabili i quali, in fin dei conti, stanno erodendo la nostra stessa democrazia, fagocitando gli stessi soggetti destinatari dei diritti. Insomma, stiamo sempre più trasformando la vita sociale in strumenti per la realizzazione dei diritti, operando così un'inversione del rapporto tra mezzi e finalità, non più i diritti strumenti per i cittadini, ma i cittadini strumenti per i diritti.

Così, ecco il Leviatano diritto di espressione! E, forse, pure sovraordinato rispetto all'altro terribile diritto, quello di pensiero. Mentre quel che ciascuno pensa in fondo se ne sta tranquillo nel chiuso della coscienza del singolo, quanto viene espresso, soprattutto in forma satirica, sgorga in pubblico.

Ma v'è dell'altro, ahinoi!

Così come i fatti di Parigi non hanno nulla a che fare con la religione e nemmeno con il terrorismo in sé o con il diritto di parola, essendo più un esito fallimentare di passate politiche di protezione sociale e di pubblica sicurezza, allo stesso tempo l'attacco alle parole del Papa nulla hanno a che fare con la difesa, magari ad oltranza, del diritto di pensiero/espressione. Le mie, lo riconosco, sono parole forti, ma vediamone il perché.

Charlie si è inalberato non per la condanna del terrorismo compiuta, e nemmeno per la provocazione del pugno, e, in fin dei conti, neppure per la reprimenda nella libera ed infinita espansione del tratto di matita, ma perché il Pontefice ha osato ribadire la sensatezza della religione, qualunque essa sia. Anzi, della religione in quanto tale! E, di più, perché ha superbamente condannato il bullismo satirico che tanto caratterizza il modo d'agire dei Charlie di questo mondo. Ecco il punto, il nervo scoperto: un laico non accetta, perché per suoi limiti cognitivi non può, lezioni di morale da un  religioso.

A ben guardare, non mi pare che Francesco abbia detto cose scandalose, ma tali sembrano ai Charlie. Perché? Perché il laicismo, ossia quella particolare forma d'essere che sarebbe prima pure di qualsiasi credo religioso, ha osato trarre insegnamenti morali dalla religione stessa. E degli imbratta carte/religioni, quali sono i redattori di Charlie, come avrebbero potuto digerire tanto? Paradossalmente, è più facile tollerare le pallottole dei terroristi che le parole di un religioso, è più facile morire da martiri del laicismo che accettare la lezione morale del Pontefice.

Ma come mai?

Ecco, penso che il punto, per quanto scabroso e/o rimosso e/o negato, sia sostanzialmente in questo: il laicismo di Charlie, così come dei suoi epigoni o partigiani all'indomani dell'attacco di Parigi, non si colloca in un universo terzo rispetto alle religioni terrestri. Anzi, si connota come modo d'essere del tutto competitivo, vale a dire esattamente nei termini di una religione a sua volta! E qui, provocatoriamente, dà da pensare il suo modo di essere e di porsi del tutto aggressivo, radicale, violento ed intollerante nei confronti degli altri credi. Il laicismo è, in termini piani, una religione radicale, fondamentalista e intollerante!

Pertanto, come può un competitor come il Papa pensare di poter dare lezioni a noi laici? E come possono pensare che autolimitiamo l'immenso potere di proselitismo che ci dà una matita?

Infatti, toccate a Charlie tutto quello che volete, ma guai a sfiorare la matita con la quale danno luogo al loro impunito e volgare bullismo satirico.

In conclusione, allora, non posso essere Charlie, lascio pure che voi siate tutti uguali, ossia Charlie, mentre altri sentieri preferisco percorrere.


(url immagine: http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2015/01/charlie-675.jpg)

giovedì 15 gennaio 2015

Il filo di seta ...




"Io, se solo sapessi cos'è, cosa c'è dietro a quell'ombra,
a quella paura
che ti fa cambiare faccia
e fa dire quello che non si pensa.

Dove si è rotto il filo di seta che ci univa e scendeva giù, giù, giù, giù negli abissi e dall'universo scendeva giù, giù, giù, giù negli abissi e andrò a cercarlo adesso.

Io, se solo sapessi dov'è,
dove ho perso la mia pazienza
e lasciato la speranza
per trovare indifferenza, freddo e apparenza.

Dove si è rotto il filo di seta che ci univa e scendeva giù, giù, giù, giù negli abissi e dall'universo scendeva giù, giù, giù, giù negli abissi e andrò a cercarlo adesso.

Come, non so se ho capito bene
tu non vuoi venire a cercare insieme
a cercare insieme, insieme, insieme.

Dove si è rotto il filo di seta che ci univa e scendeva giù, giù, giù, giù negli abissi e dall'universo scendeva giù, giù, giù, giù negli abissi e dall'universo scendeva giù, giù, giù, giù negli abissi e dall'universo scendeva giù, giù, giù, giù negli abissi e vado a cercarlo adesso.

Io, se solo sapessi dov'è,
dove ho perso tutto il coraggio,
la grazia che ho imparato,
l'amore che avevo dentro.

Dove si è rotto il filo di seta che ci univa e scendeva giù, giù, giù, giù negli abissi e dall'universo scendeva giù, giù, giù, giù negli abissi e vado a cercarlo
senza paura"

lunedì 12 gennaio 2015

Dipendenti P.A. disabilitati



"cerchi di incastrarci le terapie, perché senza il sostegno nessun istituto le terrà il bambino"

"ma è assurdo, mica ci sono sempre due insegnanti per classe?"

"Ai suoi tempi forse, oggi la compresenza non esiste più e a meno che lei non scelga di iscriverlo a una materna privata, si aspetti di trovare sempre e solo un'insegnante"

"Oh bella, e chi lo sapeva?"

(C. Milizia, Mamma disabilitata. Storia vera di una giovane coppia alla nascita di un figlio autistico, EdizioniAnordest, Villorba, 2014, p. 116)



(url immagine:http://giotto.ibs.it/cop/copj170.asp?f=9788898651078)


Già.

E chi se lo immagina?

Gli stakeholder ignorano, forse dolosamente, forse colpevolmente, e forse anche comodamente, le condizioni estreme al cui interno noi operatori siamo costretti a giocare la nostra mission!

Senza risorse, senza spazi, senza disponibilità e, forse, anche senza speranze, perseguiamo a mandare ad effetto obiettivi e finalità che andavano bene per altri, più generosi, periodi.

Oggi, siamo al lumicino, alla canna del gas, eppure fuori dal nostro mondo professionale tutti sono convinti che navighiamo, e ingiustamente, nell'oro ...

Pur riconoscendo e rispettando il dolore e la condizione infelice della mamma qui presente, fa piacere che fuori si sappia, anche in maniera cruda e dura, che la vita della scuola è tutto fuorché un'isola dei beati!

Ma non cerchiamo certo consolazione o soluzione, chiediamo solamente di non essere considerati dei privilegiati/fannulloni dal momento che gli obiettivi, di per sè prefissati e irrealistici, non vengono raggiunti per scarsità di risorse ...

Se aprissimo finalmente gli occhi sui risultati funesti di venti anni di politica scolastica al ribasso, forse, e dico forse, potremmo renderci conto dei guasti collettivi che ne sono conseguiti e che fatalmente ricadranno sul Paese intero nei prossimi decenni, i quali, per inciso, solo in singoli casi, non possono essere addebitati agli operatori in ordine alla loro responsabilità di risultato ...

Purtroppo, però fa comodo scaricare colpe e risentimento sulla P.A. in un Paese di partite IVA e professionisti i quali godono della possibilità di variare a proprio piacimento l'imponibile IRPEF e che possono anche non emettere fattura alcuna ... potessimo anche noi dipendenti P.A. fare altrettanto .... ma noi siamo i privilegiati/fannulloni! Da licenziare! Da mandare a casa!

sabato 10 gennaio 2015

E i dirigenti scolastici immeritevoli?



"Una gestione scolastica che né capisce né coinvolge i docenti è [...] una gestione verosimilmente destinata al fallimento"

(M. Fullan & A. Hargreaves, Cosa vale la ena cambiare nella nostra scuola? Definire e raggiungere obiettivi significativi di miglioramento, Erickson, Trento, 2005, p. 35)

Ecco quel che accade nelle nostre scuole: i dirigenti scolastici se ne fregano della principale risorse a loro disposizione ed impongono, in qualità di "capi di istituto", scelte strategiche pensate nel chiuso dei loro uffici, ignorando del tutto la reale consistenza della propria utenza e infischiandosene dei bisogni/interessi/volontà dei propri dipendenti.

In ogni caso, possono lagnarsi della (presunta) incapacità dei propri collaboratori e/o dipendenti ...

Una sicura strada verso il fallimento!


(url immagine: http://www.concorsoscuole.it/wp-content/uploads/2013/11/dirigenti-scolastici.jpg)

mercoledì 7 gennaio 2015

Quelli nella notte ...








"Ragazzine vestite da modelle tacchi a spillo e sguardo da star
rifiutano sempre perché sono belle
e restano sole al banco del bar.
Le copie si baciano come nei film
poi si tradiscono dopo un'ora
"Ma perché lei va con quello lì"
dice l'uomo solo col cuore in gola.
In questo regno dove tutto è permesso
lasciati andare e vedrai
che anche se non cambia niente è lo stesso
tu ti divertirai
Nella notte
un ritmo che ti prende
nella notte
ti sembra di volare
nella notte
che batte, batte, batte
e che ti porta via lontano.
Tu sei carina bevi qualcosa
quasi sicuro lei non verrà
sei qui da sola ti porto a casa
no mi accompagna quel biondo là.
Loro vanno in discoteca solo per ballare
poi passano le ore appoggiati a un muro
abbronzati come vecchi lupi di mare
bicchiere sempre in mano e sguardo da duro.
In questo regno dove tutto è permesso
lasciati andare e vedrai
che anche se non cambia niente è lo stesso
tu ti divertirai
Nella notte
un ritmo che ti prende
nella notte
ti sembra di volare
nella notte
che batte, batte, batte
e che ti porta via lontano.
Uomini con macchine lunghe e costose
per alcuni una carta d'identità
poi però rimangono molto delusi
se la ragazza proprio non ci stà.
Uomini che si raccontano avventure
sanno che nessuno poi ci crederà
giovani donne decise e sicure
scoppieranno in lacrime se lui non verrà.
In questo regno dove tutto è permesso
lasciati andare e vedrai
che anche se non cambia niente è lo stesso
tu ti divertirai
Nella notte
un ritmo che ti prende
nella notte
ti sembra di volare
nella notte
che batte, batte, batte
e che ti porta via lontano.
Nella notte
un ritmo che ti prende
nella notte
ti sembra di volare
nella notte notte notte notte notte ..."

lunedì 5 gennaio 2015

Quota ...

Toc, toc ... c'è qualcuno?

Questo blog è nato il 1 Gennaio 2012. Da allora, in quattro anni di attività, ha raggiunto la quota di 63300 visualizzazioni totali. Se la matematica non inganna, e non è questo il caso, si tratta di 15825 contatti l'anno, ovvero 1318 al mese.




E' molto? Poco? Probabilmente, una via mediana, equidistante sia dal vertice che dal minimo del settore bloggista.

Personalmente, va bene così. Non aspiro ad essere un blog leader, trattandosi di ciarle personali di nessun rilievo comune, ma nemmeno ad essere un mero attivatore, di per sé anonimo, della blogosfera.

Detto questo, a conclusione del presente post autocelebrativo (?), non posso che aggiungere, sia pure con il ritardo di qualche giorno, buon 2015 a tutti quanti!

Che il sole possa arridervi sempre.

giovedì 1 gennaio 2015

Pace al mondo


(J, Ratzinger, Gesù di Nazaret, Rizzoli, Milano, 2007)

Il libero (?) pensiero contemporaneo tende ad equiparare qualsiasi scelta esistenziale, ivi compresa la non scelta o, addirittura, il non poter giudicare condotte terze a dir poco imbarazzanti.

Bene, chiediamoci, e piuttosto, qualcuno diverrà beato perché ha agito in coscienza, a prescindere da quel che ha concretamente fatto? 

Qualcuno sarà beato perché ha ucciso altre persone nella "guerra santa"? 

Qualcuno diverrà un beato perché ha rispettato rigidi rituali di abluzioni corporee? 

Ed ancora qualcuno sarà beato perché ha sacrificato determinati animali? 

Qualcuno sarà beato perché ha elevato a norma di coscienza sue opinioni o suoi desideri? 

In tutti questi casi, questo qualcuno si è sforzato di uniformarsi ad un modello positivo di condotta o ha esteso oltremisura il proprio io? E in tutti questi casi, perché, in fin dei conti, dovrebbe essere beato? In cosa ha eguagliato la giustizia?

No, non tutte le vite sono uguali, non tutte le azioni buone per la santità.