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domenica 28 agosto 2016

Competenze digitali #2

Mettere in evidenza i tuoi annunci ... ovvero SEM!

E tu a che punto sei?








Trascrizione:




"Ciao! Hai mai notato, dopo aver eseguito una ricerca online, che gli annunci visualizzati nelle pagine dei risultati sono simili tra loro? In questo video impareremo a dare risalto alla tua attività attraverso la composizione di annunci accattivanti, titoli persuasivi e chiari inviti all'azione.

Cominciamo cercando fotografo di matrimoni freelance e diamo un'occhiata agli annunci visualizzati. 

La prima cosa che notiamo è che sul web ci sono tantissimi fotografi di matrimoni e che gli annunci sembrano un po' tutti uguali. Questo perché non sono particolarmente pertinenti alla nostra ricerca e non sembrano offrire nulla di speciale. 

Vengono visualizzati anche molti risultati organici, a centro pagina, che cercano di attirare la nostra attenzione.

È facile capire come il tuo annuncio possa confondersi in mezzo agli altri in questa situazione: per questo è importante creare qualcosa di unico, che risalti rispetto alla concorrenza.

Come possiamo far sì che il tuo annuncio salti subito all'occhio?
Bastano pochi piccoli accorgimenti per trasformare un annuncio "piatto" in qualcosa che catturi subito l'attenzione. 

Cominciamo dalla pertinenza. Pertinenza è il termine chiave quando si parla di marketing per i motori di ricerca, o SEM. Cerca di scrivere il titolo del tuo annuncio in modo che corrisponda il più esattamente possibile alle parole utilizzate dall'utente per la ricerca. 
Ricordi il nostro esempio sulla ricerca di fotografo di matrimoni freelance?

Se vuoi assicurarti di comparire nei risultati di questa ricerca, usa questa parola chiave come titolo del tuo annuncio: 

Fotografo di matrimoni freelance.

Se qualcuno eseguirà una ricerca con questa parola chiave, il tuo annuncio corrisponderà esattamente ai termini della ricerca.

Ecco fatto.
Ma quali altri modi esistono per dare risalto al tuo annuncio rispetto agli altri? Perché non pensare a un'offerta o una promozione tempestiva ed esclusiva? 

Offrire sconti o proporre vantaggi speciali è un modo facilissimo per attirare l'attenzione. Prendiamo la prima versione della tua descrizione, che diceva Foto per tutti i matrimonie aggiorniamola con un'offerta speciale,
per esempio: Sconto del 25% sul tuo album fotografico. 

Già ha un'aria molto più allettante e offre al cliente un motivo valido per visitare il tuo sito. Allo stesso modo, potresti provare qualcosa del tipo: Spedizione gratuita per gli acquisti superiori a 25 €.
E per finire, serve un efficace invito all'azione. In altre parole, devi dire ai visitatori cosa vuoi che facciano quando arrivano sul tuo sito. Potresti dire "Guarda la nostra collezione!" o "Acquista!" o ancora "Prenota!" Le ricerche mostrano che si ottengono risultati quando si chiede alle persone di fare qualcosa di specifico.

È una buona idea includere l'invito all'azione nella seconda riga del tuo annuncio, in modo che l'utente sappia cosa fare dopo averci fatto clic sopra.
Per esempio, l'invito all'azione del tuo annuncio potrebbe essere Prenota subito online. Va benissimo, ma non è proprio il massimo. Proviamo con qualcosa di più persuasivo, come: 

Guarda la nostra galleria di foto di matrimoni!

Già molto meglio, perché dice al cliente cosa fare una volta arrivato sul tuo sito. Inoltre rafforza il fatto che la tua attività è altamente pertinente rispetto alle esigenze del cliente, perché gli puoi mostrare un'ampia selezione di foto di matrimoni.
Bene, ora torniamo al nostro annuncio originale, per confrontare il prima e il dopo. Ora è molto meglio, non trovi? Il nuovo titolo è molto più pertinente alla ricerca. Proponi un'entusiasmante offerta speciale e un invito all'azione specifico. La nuova versione dell'annuncio avrà molte più probabilità di attirare clienti sul tuo sito.
Cosa abbiamo imparato quindi? Sfruttando pochi semplici accorgimenti, i tuoi annunci risalteranno sugli altri. Per prima cosa, personalizza il titolo dell'annuncio in base alla ricerca. Quindi includi un'offerta speciale. E infine, aggiungi un invito all'azione persuasivo. 

Queste tecniche ti aiuteranno a migliorare i tuoi annunci sotto tutti i punti di vista. Non dimenticare che scrivere annunci efficaci è un processo continuo, proprio come ricercare parole chiave o monitorare le tariffe delle aste. Concentrati su questi suggerimenti sul lungo periodo e il successo arriverà"

domenica 29 maggio 2016

Centrone e la filosofia antica

Finalmente pubblicata su ReF la mia recensione ad un recente volume di Centrone.

Qui il link alla pagina.

Buona lettura!


mercoledì 5 agosto 2015

La Buona Scuola ... pillola 2

Quello che segue è il comma 2 della L. 107 del 2015:

2. Per i fini di cui al comma 1, le istituzioni scolastiche garantiscono la partecipazione alle decisioni degli organi collegiali e la loro organizzazione e' orientata alla massima flessibilita', diversificazione, efficienza ed efficacia del servizio scolastico, nonche' all'integrazione e al miglior utilizzo delle risorse e delle strutture, all'introduzione di tecnologie innovative e al coordinamento con il contesto territoriale. In tale ambito, l'istituzione scolastica effettua la programmazione triennale dell'offerta formativa per il potenziamento dei saperi e delle competenze delle studentesse e degli studenti e per l'apertura della comunita' scolastica al territorio con il pieno coinvolgimento delle istituzioni e delle realta' locali.

Commento

Il comma 2 declina in termini organizzativi le precedenti finalità del comma 1, e, in modo particolare, “impone” alle istituzioni scolastiche un’apertura sistemica al territorio e un collegamento obbligatorio tra l’efficienza e l’efficacia del servizio reso. 


Detto altrimenti, per dare corso alle finalità (1) – (11), «le istituzioni scolastiche garantiscono la partecipazione alle decisioni degli organi collegiali e la loro organizzazione e' orientata alla massima flessibilità, diversificazione, efficienza ed efficacia del servizio scolastico, nonché all'integrazione e al miglior utilizzo delle risorse e delle strutture, all'introduzione di tecnologie innovative e al coordinamento con il contesto territoriale». Il legislatore sembra dunque suggerire alle scuole le vie da seguire per dare piena attuazione alle finalità prefisse e, nel contempo, impone che ciò abbia luogo in termini di invarianza finanziaria, vale a dire imponendo ex lege “flessibilità, diversificazione, efficienza ed efficacia” al servizio di istruzione, prevedendo anche “integrazione” e “miglior utilizzo delle risorse e delle strutture”, utilizzo di “tecnologie innovative” e “coordinamento con il contesto territoriale”. 


Nel far questo, le istituzioni scolastiche, anche come completo esercizio della propria autonomia, effettuano una «programmazione triennale dell'offerta formativa per il potenziamento dei saperi e delle competenze delle studentesse e degli studenti e per l'apertura della comunità scolastica al territorio con il pieno coinvolgimento delle istituzioni e delle realtà locali». In altri termini, la normale offerta formativa, che in precedenza le istituzioni scolastiche elaboravano e adottavano annualmente, viene qui intesa in termini di progetto di durata triennale con previsione di un “potenziamento” del servizio reso al fine di dare piena soddisfazione ai bisogni formativi “delle studentesse e degli studenti”. 


Anche questa programmazione non è di per sé innovativa, ma viene modificata dal decisore politico nella direzione di un aumento della produttività interna della singola istituzione scolastica, la quale non può più limitarsi alla normale offerta formativa, ma deve anche prevedere forme sistemiche di sua estensione, sempre a parità di bilancio, e di diretto collegamento tra questa e le dotazioni organiche del personale.

 
La lettura sistemica dell'intero dispositivo darà contezza del sinistro rischio qui presente e che, al momento, anticipo, e cioè che l'efficienza organizzativa della didattica scolastica e del rapporto stretto con il territorio, così come dell'ampliamento dell'offerta formativa, comporti inevitabilmente un aumento della produttività individuale del singolo operatore scolastico cui non corrisponderà adeguata compensazione di natura economica. Detto altrimenti, la detta programmazione triennale rischia di tramutarsi in un riconoscimento istituzionalizzale di tutte le varie forme di prestazioni lavorative non corrisposte pre - esistenti nell'espletamento della funzione docente.

martedì 2 giugno 2015

Riflessioni post elettorali



Finalmente abbiamo votato, finalmente i docenti italiani hanno messo in opera i loro propositi, finalmente abbiamo i risultati ...



Quali sono i risultati del voto degli insegnanti italiani? Già, i risultati, quei risultati, quelle speranze, quei sogni ...





A questo punto, ad alcune ore di distanza dal "caldo" delle operazioni di voto e di scrutinio, penso sia possibile condurre alcune brevi, ed amare, considerazioni ...





Primo: il voto locale non manda alcun messaggio diretto al partito di Renzi, e, segnatamente alla sua maggioranza. D'altra parte, mi stupirei del contrario visto che non s'è mai visto un governo cadere sulla scuola. 






Secondo: la natura complessa del voto non permette affatto di inferire il ruolo degli elettori docenti dato che vi sono moltissimi altri attori e moventi all'opera e che concorrono nello stesso tempo e su un piano di assoluta parità. 




Terzo: la mancanza di dichiarazioni ufficiali dei vertici del partito sugli effetti elettorali del ddl "La Buona Scuola" è l'elemento principale ed il più rilevante da tener in debita considerazione. Infatti, a mio modesto avviso, la dice lunga: il partito ha già deciso di perdere i docenti elettori. Questo dato è incontrovertibile, mi pare dannatamente chiaro. Altrimenti, è ovvio, ci si sarebbe mossi diversamente, e non con quella modalità che, a noi parte in causa, e solamente dal nostro punto di vista, appare un singolare autogol, un clamoroso errore strategico. Ma, e ripeto, solamente per noi docenti italiani, di gran lunga minoranza in termini elettorali o, se si preferisce, di "peso" politico. Ed altrimenti, infatti, nessuno concepirebbe o proporrebbe simili provvedimenti punitivi nei nostri confronti ...






Quarto: chi di noi si aspettava davvero le dimissioni del governo? O, in subordine, un ritiro del ddl? Peraltro, penso si debba prendere in seria considerazione il silenzio assordante di Mila Spicola sul ddl in questione, attualmente think thank con il Faraone, ed una volta indimenticata paladina della scuola contro la riforma Gelmini - Tremonti. E taccio, per ovvie ragioni, sul silenzio presidenziale, a sua volta aspramente critico nei confronti del duo Gelmini - Tremonti nel 2008. Questo, a mio avviso, la dice lunga sull'atteggiamento assunto dal decisore politico e, segnatamente anche, su quanto l'establishment considerai sacrificabile, in termini di mancato ritorno elettorale. Insomma, la scuola, e soprattutto i suoi lavoratori, sono considerati sacrificabili sull'altare di ben altre intenzionalità politiche ed elettorali! Mi pare chiaro!




Quinto: penso di conseguenza che le nostre attività di opposizione al ddl debbano essere di altro genere e ben sapendo che è molto probabile che lo scontro sarà lungo e con morti e feriti ... fuori di metafora, non è da escludere l'applicazione per un certo periodo di tempo delle disposizioni previste nel ddl prima che, eventualmente, ma siamo già nel campo delle ipotesi, un referendum o un pronunciamento costituzionale, modifichi in parte o cassi l'intero ddl. Con questo non intendo dire che dobbiamo rassegnarci o rinunciare, ma che non vi saranno né scorciatoie né corsie preferenziali. Solo sarebbe il caso di battere anche altre strade. Anche se, al momento, non me ne sovvengono ....



... e nel frattempo, prepararsi al peggio e resistere, resistere, resistere!









(url immagine: http://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2015/03/La-Buona-Scuola.jpg)






mercoledì 29 aprile 2015

Filosofi e modernità. Antichi e nuovi sentieri

E' finalmente uscito il volume collettaneo a cura mia e di Ivan Pozzoni dal titolo Filosofi e modernità. Antichi e nuovi sentieri.






Qui il link per la descrizione del volume. Buona lettura!

venerdì 24 aprile 2015

La filosofia antica (secondo Centrone)



Recensione brevissima a: B. Centrone, Prima lezione di filosofia antica, Laterza, Roma - Bari, 2015, pp. 204






(url immagine: http://www.laterza.it/immagini/copertine-big/9788858117262.jpg)

Centrone si propone di indicare le condizioni di «nascita della filosofia» (p. 3), vale a dire i momenti salienti di fissazione «di un lessico specializzato» (p. 4). Dunque, può dirsi come non sia suo compito fornire non una sintesi generale «di filosofia antica» (p. 4), ma al più una semplice introduzione. 


L’autore scorre avanti e indietro nel tempo la cultura greca, dai primordi omerici sino ai due autori massimi dell’antichità, vale a dire Platone ed Aristotele. Il leit – motiv è, comunque, l'individuazione della «capacità di astrazione» (p. 18) in virtù della quale consente la costruzione «del lessico fondamentale della filosofia antica» (p. 28), alla cui analisi dei termini principali si dedica appunto l’autore.


La prima questione da affrontare è il termine philosophia. Centrone ne definisce i contorni semantici attorno al significato noto di filosofare «amare la sapienza» (p. 32). La sapienza è «conoscenza e contemplazione dsinteressata della natura» (p. 37) mentre il filosofo «è colui che ama questa sapienza» (p. 37). Pertanto, la sapienza mostra il suo volto non strumentale. Allora, il lemma philosophia consente due diverse interpretazioni sulla base della sua etimologia, «desiderio di un sapere che non si possiede» (p. 46) oppure «amore disinteressato per un sapere che si può arrivare a possedere» (p. 46).

La seconda questione verte sulla controversia tra i sophistès e la correlativa condanna platonica. Se l’emergere della filosofia come nuova forma del sapere comporta «una nuova semantica del termine» (p. 48), non può certo dire che ciò sia accaduto senza contrasti. Esempio lampante ne sia la diatriba tra i sophistès e i philosophoi. Eppure, suggerisce l'autore, il problema è dato dalla etimologia di sophìzesthai, escogitare stratagemmi. Da qui è evidente pertanto «lo scivolamento al negativo» (p. 49) del termine stesso. Il sofista è colui che escogita stratagemmi, colui che adopera «argomenti capziosi» (p. 49). E da qui derivano le «sofisticherie o sofismi» (p. 49). Platone cerca di definirne meglio i contorni. Eppure, vi riesce solo in parte perché i sofisti e i filosofi condividono un patrimonio lessicale e culturale comune. Nel Sofista Platone descrive il metodo dialettico dei sofisti, ma concede pure qualcosa all’agonismo della contesa polemica così come al procedimento dell’èlenchos che «ricorda le pratiche refutatorie tipiche dei sofisti» (p. 52). E comunque Platone ne proclama la condanna definitiva, il sofista è «un produttore e un venditore di false immagini, di illusioni nei discorsi, ma soprattutto un ignorante che a dispetto della sapienza evocata dal suo nome, non ha una reale conoscenza di ciò di cui parla» (p. 54). La storia della contesa tra i sophistès e Platone è, sotto molti punti di vista, istruttiva perché mostra un processo di «trasformazione semantica» (p. 55) di termini preesistenti in nuove costruzioni e nuovi significati.

La terza questione è l’essere. La questione ontologica nasce quando «si passa a domandare in che consista per le cose il loro essere» (p. 56). Dalle riflessioni dei primi naturalisti sull’essere delle cose discende l’interrogazione sui diversi sensi in cui si dice che qualcosa “è”. La questione dell’essere, allora, consiste nell’esplorazione dei diversi «significati dell’essere» (p. 57). A dispetto delle attese, il problema ontologico è assente in Parmenide ove l’essere viene inteso nei termini di hèn e synechès, ossia «le cose che sono costituiscono un’unica totalità ininterrotta» (p. 62). Piuttosto è in Platone che la questione raggiunge una sua individuazione e precisazione, perché il filosofo introduce per primo «una definizione (hòros) dell’essere che può essere considerata una risposta […] al problema di fondo» (p. 65). E ciò viene fatto in relazione alla sistemazione linguistica del termine usìa che esprime «l’esserci delle cose» (p. 68), l’essenza di queste ultime. S0lo così si perviene alla nominalizzazione della domanda “che cos’è X? Ne deriva come il termine usìa sia tanto il predicato di una cosa quanto il soggetto di una cosa. Tale duplicità semantica regge l’ambiguità del discorrere socratico. E tuttavia lo stesso indica un superamento della filosofia aristotelica per la quale, al contrario, l’usìa «è sostrato ontologico delle proprietà e soggetto logico» (p. 76).

La quarta questione è la semantizzazione del termine alètheia, verità. Il momento iniziale è la contrapposizione tra la verità da un lato e la falsità dall’altro lato, che spinge nella ricerca di una sua compiuta definizione. Ed è «solo in Platone e Aristotele» (p. 81) che si «ha la formulazione di una teoria» (p. 81). In Platone, alètheia «non è una verità logico-proposizionale» (p. 89), una conformità del discorso alla realtà, «ma una verità ontologica» (p. 89), vale a dire che nel discorso platonico vero significa reale. E questa stessa concezione ontologica della alètheia «convive in Platone con la prima formulazione di una teoria della verità come corrispondenza» (p. 92). È, però, in Aristotele che «si compie la definitiva separazione tra verità ontologica e verità logico-proposizionale» (p. 93). Riprendendo infatti un possibile uso della lingua greca, nello stagirita l’essere significa l’essere vero, così come il non essere significa il non essere vero. Così, nella Metafisica, «vengono fornite precisazioni definitive» (p. 93), in virtù delle quali il vero e il falso «non sono nelle cose» (p. 93), «ma nel pensiero» (p. 93) e riguardano la connessione, sýntesis, e la divisione, dihàiresis. In altre parole, il vero è «l’affermazione di ciò che è congiunto e la negazione di ciò che è disgiunto» (p. 94). La possibilità contraria identifica il falso.

La quinta questione riguarda la conoscenza. I protagonisti della conoscenza sono «il soggetto e l’oggetto» (p. 98), in una polarità per noi moderni del tutto ovvia. Tuttavia, si tratta di «uno sviluppo tardivo» (p. 98). In Omero nùs sembra designare ancora «un organo fisico» (p. 101) mentre in altre fonti «ha già un significato astratto» (p. 101). In Empedocle, invece, il noèin «è sempre relativo a un oggetto di pensiero» (p. 102). Il processo di riconoscimento dell’attività noetica farà «emergere progressivamente la potenziale autonomia del nùs» (p. 102). In Aristotele si assiste ad una vera e propria stabilizzazione del «significato di osservazione o contemplazione» (p. 105). Dalla metafora visiva si giunge, pertanto, alla theorìa, categoria fondamentale per tutta la filosofia. Ma accanto alle metafore visive, giocano un certo ruolo anche le metafore tattili le quali consentono di codificare la categoria di epistème la quale «designa sia il fenomeno della conoscenza nella sua processualità, sia una disposizione dell’anima, sia una modalità stabile del sapere» (p. 107). La polisemia del termine certo rende conto della pluralità di sfumature della categoria in questione. Nel Fedone sono presenti queste caratteristiche, anche se il suo spazio semantico non comprende ancora la stabilità del sapere scientifico. Tuttavia, nell’allievo di Socrate, prevale la prospettiva in virtù della quale la riflessione sulla conoscenza si svolge in polemica con l’opinione, vale a dire con la dòxa. Con Aristotele, infine, si assiste alla definitiva sistemazione concettuale.

La sesta questione riguarda il bene. In merito, appare bene osservare come non si tratti di invenzione di termini nuovi, ma di una definizione formale delle nozioni fondamentali. Dei vari significati originari, Aristotele contribuisce, anche stavolta in maniera definitiva, «stabilendo che bello in quest’ambito è ciò che è oggetto di lode, in quanto degno di essere scelto di per sé» (p. 137). Nella cultura greca, infatti, è attivo il collegamento tra bellezza esteriore e bellezza interiore. Tuttavia, l’originalità della riflessione filosofica antica «consiste nell’aver elaborato [...] un criterio fondamentale di moralità dell’azione, quello dell’intenzionalità dell’agente» (p. 148).

La settima questione riguarda l’anima. Essa viene intesa nei termini di «sede delle facoltà razionali» (p. 150). Non a caso, l’etimologia ravvisa un collegamento tra il termine, psychè, e il verbo psýchein. Tuttavia, la sua concezione nei termini di «centro coordinatore sia delle funzioni vitali di base che della vita intellettuale ed emotiva» (p. 151) non si avrà prima di Platone. Nei poemi omerici, la morte «comporta l’abbandono del corpo da parte della psychè» (p. 153) la quale esce attraverso la bocca, ossia «la via attraverso la quale passa il respiro» (p. 153). La morte, quindi, è la cessazione del respiro. Eppure, nella cultura greca sopravvive una versione secondo la quale la psychè sopravvive alla cessazione del respiro. Tuttavia, si tratta di una sopravvivenza poco nobile perché la gloria dei defunti è di gran lunga inferiore a quella dei mortali. In altri termini, la vita post mortem «è un simulacro di vita» (p. 156). L’idea di una sopravvivenza alla morte è molto antica nella cultura greca, e possiamo senza dubbio attribuirla anche a Pitagora, sia pure nella forma della metempsicosi. Tuttavia, è solo con Eraclito che diviene «visibile una distinzione precisa tra corpo e anima» (p. 162). Platone «elabora per la prima volta una teoria in cui la psychè diviene il centro coordinatore delle varie funzioni sino ad allora separate da organi differenti» (pp. 164 – 5). Ne consegue, pertanto, che essendo la psychè «ciò che apporta la vita» (p. 165), «non potrà mai partecipare del suo contrario, la morte, e dunque sarà immortale» (p. 165). L’anima diviene progressivamente, allora, «il vero soggetto del percepire» (p. 166), «il soggetto della vita morale» (p. 167). L’evoluzione del concetto giunge così alla sua sistemazione definitiva come avente «una sua consistenza sostanziale» (p. 168), una «sua esistenza separata» (p. 168). Aristotele, invece, rovescia la riflessione secolare al riguardo, considerando la psychè «solo come attualità di un corpo» (pp. 168 – 9), negandole, dunque, l’immortalità.

L’ottava questione affrontata è quella del lògos, «il termine più variegato del lessico filosofico» (p. 170), e che indica «un modo specifico di parlare che obbedisce a certe regole» (p. 171). Per Aristotele, nei filosofi precedenti è mancata la dialettica, vale a dire la «ricerca della definizione» (p. 172). Le indagini precedenti difetterebbero della ricerca della «essenza delle cose» (p. 172). Con Platone, invece, registriamo una svolta perché viene introdotta la dottrina delle idee. Socrate andava in cerca di una definizione delle cose, ossia della loro «causa formale» (p. 174), dal momento che chiedeva ragione delle cose. Ora, dare «ragione di qualcosa (lògon didònai) […] significa fornire il discorso che esprime ciò che una cosa è, la sua usìa o essenza» (p. 175). Il lògos, pertanto, è la definizione, o «sua ragione formale» (p. 175). Nel Fedone si vene bene come il metodo d’indagine «basato sui lògoi» (p. 179) sia l’unico «che permette di indagare e definire l’essere e l’essenza delle cose» (p. 179). Dare conto del principio formale delle cose «rappresenta per Aristotele la sostanza delle cose» (p. 181).

L'opera presente di Centrone, dunque, si configura come un'utile prefazione alla storia vera e propria della filosofia antica che, però, ha l'indubbio vantaggio di storicizzare i processi di semantizzazione di molti concetti e molti termini divenuti solo in seguito patrimonio comune del discorso filosofico.

giovedì 5 marzo 2015

The Flight!

Francamente, a me non piacciono ma siccome uno del gruppo sarebbe marsalese (anche se lui dice di essere di Bologna ...), condivido il seguente video.


lunedì 5 gennaio 2015

Quota ...

Toc, toc ... c'è qualcuno?

Questo blog è nato il 1 Gennaio 2012. Da allora, in quattro anni di attività, ha raggiunto la quota di 63300 visualizzazioni totali. Se la matematica non inganna, e non è questo il caso, si tratta di 15825 contatti l'anno, ovvero 1318 al mese.




E' molto? Poco? Probabilmente, una via mediana, equidistante sia dal vertice che dal minimo del settore bloggista.

Personalmente, va bene così. Non aspiro ad essere un blog leader, trattandosi di ciarle personali di nessun rilievo comune, ma nemmeno ad essere un mero attivatore, di per sé anonimo, della blogosfera.

Detto questo, a conclusione del presente post autocelebrativo (?), non posso che aggiungere, sia pure con il ritardo di qualche giorno, buon 2015 a tutti quanti!

Che il sole possa arridervi sempre.