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lunedì 6 aprile 2020

Aristotele, il logico!

Prosegue l'epidemia.

Prosegue il confino domiciliare.

Proseguono le attività della DAD!

Questo l'ultimo esemplare di volontariato artigianale dei docenti della vituperata scuola pubblica italiana.


giovedì 5 marzo 2020

Emergenza Coronavirus e didattica a distanza

Alla fine è accaduto! Oggi è il giorno uno dall'Apocalisse e noi, novelli sopravvissuti, ci ritroviamo a dover escogitare modalità innovative per non far mancare gli apprendimenti ai nostri alunni.

Certo fa sorridere pensare al notevole interesse che questi ultimi mostreranno nei confronti dei nostri confusi, caotici e di scarsa qualità tentativi di mandare ad effetto l'obbligo di didattica a distanza imposto alle scuole dal Governo. Intanto, però, qualcosa bisognerà pur fare!

In attesa di indicazioni più puntuali e di idee più chiare al riguardo, quello che segue è un esempio di attività a distanza che si potrebbe proporre agli alunni.

Si tratta di un servizio, offerto da Edpuzzle, che consente di intervallare un video, non necessariamente di Youtube, io avevo questo e l'ho riutilizzato, anche autoprodotti e non pubblici, con delle domande, chiuse ed aperte, che stimolino il fruitore a meglio comprendere il video stesso. 

Consiglio di far durare poco il video stesso, onde prevenire affaticamento cognitivo e stress a carico dei sensi interessati. Forse, proprio per soddisfare questa esigenza, la piattaforma consente di tagliare il video, focalizzando l'attenzione o su singole parti oppure su una porzione più circoscritta. 

Come sempre, la tecnologia offre possibilità, ma la didattica spetta a noi docenti. La tecnologia non ha un valore formativo di per sé, ma è il docente che costruisce il significato formativo dei prodotti adoperati nella pratica didattica.

Quando avremo capito questo, elimineremo ogni rigurgito luddista nei confronti del digitale scolastico ...

Sino ad allora, alcuni sperimenteranno goffamente soluzioni come quella che segue:


mercoledì 21 marzo 2018

Il senso e la scuola



"Il sensemaking viene messo alla prova in modo estremo quando le persone si trovano a vivere un evento talmente poco plausibile nel suo accadere che esitano a raccontarlo per paura di non essere credute"

(Karl E. Weick, Senso e significato nell'organizzazione. Alla ricerca delle ambiguità e delle contraddizioni nei processi organizzativi, Raffaello Cortina, Milano, 1997, p. 1)


(url: https://www.solutionsiq.com/wp-content/uploads/2016/09/WeickKarl-e1473286217684.jpg)


Trovo questo incipit davvero illuminante dal momento che sintetizza in maniera efficace, oltre che del tutto convincente, il paradosso che i docenti vivono nella scuola di oggi.

Infatti, al di fuori delle mura degli edifici scolastici poco o nulla si sa della vita organizzativa delle scuole. E la ragione di ciò è semplice, per quanto non sia anche paradossale: i docenti non raccontano i propri vissuti perché renderebbero conto di eventi talmente implausibili nel loro avere luogo da risultare non credibili. Ragion per cui, i docenti preferiscono tacere onde evitare di non essere creduti.

Eppure, a mio sommesso avviso, dovremmo uscire da questo equivoco e da queste paure, e render conto della vita scolastica per quella che è effettivamente, ovvero un contenitore impossibile di eventi tanto implausibili quanto reali! Solo così facendo, forse, o almeno mi auguro, renderemo un buon servizio alla collettività, rendendole nota l'effettiva condizione in cui versa la vita scolastica in quanto struttura organizzativa che eroga il servizio pubblico di educazione e formazione ...

Ne tengo conto in vista di un progetto editoriale futuribile!

mercoledì 10 maggio 2017

Chiarimenti ...


C'è sempre bisogno di aggiornamento professionale, soprattutto in materia di inclusione scolastica!

Pertanto, ecco qua!




Buona visione!

martedì 15 novembre 2016

Card ... SPID ... complicanze ...



Finalmente il MIUR ha comunicato come e quando verrà erogata la famigerata Card per l'aggiornamento (obbligatorio, permanente e strutturale) dei docenti!


Già ... complicando nel contempo l'intera procedura ... come? Date una lettura e scoprite con noi l'arcano ministeriale! ;)

"Carta del Docente, come e quando spendere i 500 euro per l’aggiornamento

Dallo scorso anno gli oltre 740.000 docenti di ruolo della scuola italiana hanno a disposizione 500 euro da spendere per l’aggiornamento professionale. Un bonus che nella sua prima erogazione è stato assegnato eccezionalmente con accredito sullo stipendio. Quest’anno cambia il sistema di erogazione, come annunciato nel Piano di formazione degli insegnanti e attraverso la nota del 29 agosto relativa alla rendicontazione delle spese dello scorso anno.


L’importo resta lo stesso: 500 euro che saranno assegnati attraverso un ‘borsellino elettronico’. L’applicazione web “Carta del Docente” sarà disponibile all’indirizzo www.cartadeldocente.istruzione.it entro il 30 novembre. Attraverso l’applicazione sarà possibile effettuare acquisti presso gli esercenti ed enti accreditati a vendere i beni e i servizi che rientrano nelle categorie previste dalla norma.


Ogni docente, utilizzando l’applicazione, potrà generare direttamente dei “Buoni di spesa” per l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, per:



- l’acquisto di pubblicazioni e di riviste utili all'aggiornamento professionale; 

- l'acquisto di hardware e software; 
- l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il Ministero dell'Istruzione; 

- l’iscrizione a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale; 

- l’acquisto di biglietti per rappresentazioni teatrali e cinematografiche; 

- l’acquisto di biglietti di musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo; 

- iniziative coerenti con le attività individuate nell'ambito del piano triennale dell'offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione. 

I buoni di spesa generati dai docenti daranno diritto ad ottenere il bene o il servizio presso gli esercenti autorizzati con la semplice esibizione. Per l’utilizzo della “Carta del Docente” sarà necessario ottenere l’identità digitale SPID presso uno dei gestori accreditati (http://www.spid.gov.it/richiedi-spid) e successivamente ci si potrà registrare sull’applicazione. L’acquisizione delle credenziali SPID si può fare sin da ora. Si tratta di un codice unico che consentirà di accedere, con un'unica username e un’unica password, ad un numero considerevole e sempre crescente di servizi pubblici (http://www.spid.gov.it/servizi).


Il nuovo sistema che parte quest’anno consentirà ai docenti di avere uno strumento elettronico per effettuare e tenere sotto controllo i pagamenti. E alle scuole di essere alleggerite dalla burocrazia e dalle procedure di rendicontazione. Sarà possibile spendere i 500 euro a partire dall’attivazione della Carta"


Qui la notizia da cui è tratto il testo.

Semplice, no? In altri termini, devi acquistare l'identità digitale e solo allora potrai accedere alla piattaforma (peraltro non ancora attiva ...) ed acquistare formazio ... pardon! Prodotti per aggiornarti ... Attenzione, però! Solo dall'elenco dei fornitori di detti beni accreditati presso il Miur stesso!

E che ci vuole? Docente, corri ad aggiornarti!!!





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venerdì 20 maggio 2016

Formando (?) matematici ...

Può capitare di essere chiamato, pur senza particolari meriti, a formare i propri colleghi "matematici" sulla valutazione e sulle modalità di rilevazione strutturata delle competenze degli alunni ...

Può capitare di sentirsi obbligato ad istruire i propri colleghi, pur senza molto trasporto personale ...

Può capitare di trovarsi dentro un qualcosa di non particolarmente voluto o atteso e di dover comunque dare un senso a quel che si fa ...

Può capitare che comunque vada, anche con un uditorio adulto, si faccia esperienza dell'acquario: uno spazio etero, ed un tantino anche surreale, ove tanti pesci colorati boccheggiano e si spostano di qua e di là ...

... certo può capitare, ma non può capitare che si improvvisi un certo percorso formativo.

Ragion per cui, al seguente link, chi vuole, potrà prendere visione del filo di Arianna adoperato per tenere alta la motivazione dei colleghi sulla natura a dir poco noiosa della valutazione degli apprendimenti curriculari ...


venerdì 20 novembre 2015

La buona scuola delle Treeffe!

Approvata la L. n. 107 del 2015, si apre la battaglia delle deleghe (in bianco!) e la correlata guerra dei discorsi.

Il sottosegretario Faraone ha aperto il fronte e non perde occasione per rinfocolare gli animi, soprattutto dal suo fortino isolato ed esterno alla vita di classe o di scuola ...

L'anno scorso ho commentato la pdl C2444, ampiamente ripresa dalla delega sul sostegno, ed ho mostrato come la direzione intrapresa da Fish e Fand fosse quella di una decisa separazione tra alunni normali e alunni speciali, con l'esito scontato di una cancellazione tout - court del sostegno scolastico.

Speravo di sbagliarmi, ma purtroppo così non è. Sempre il pronto Faraone ha ribadito ultimamente il concetto, prefigurando una segregazione di classe tra alunni e docenti normali ed alunni e docenti speciali, separando, e definitivamente, i destini degli uni e degli altri, ed inverando il brocardo siculo a ciascuno il suo ...

Ecco qui, allora, la (buona) scuola delle Treeffe (Fish, Fand, Faraone): separazione di percorsi, formazione e scolarizzazione per far sentire ciascuno parte del suo (proprio ed esclusivo) mondo!

Addio inclusione!

Addio pio sogno del sostegno scolastico!

Addio dolce illusione dell'integrazione!

Bentornata scuola della selezione!

Bentornata buona scuola della separazione!

Benvenuta buona scuola delle specializzazioni!

Benvenuta buona scuola degli assistenti (non educatori né docenti) degli alunni speciali!


(url immagine: http://static2.blastingnews.com/media/photogallery/2015/11/1/290x290/b_290x290/scuola-e-riforma-sostegno-news-1-novembre-2015_480101.jpg)



mercoledì 24 giugno 2015

martedì 2 giugno 2015

Riflessioni post elettorali



Finalmente abbiamo votato, finalmente i docenti italiani hanno messo in opera i loro propositi, finalmente abbiamo i risultati ...



Quali sono i risultati del voto degli insegnanti italiani? Già, i risultati, quei risultati, quelle speranze, quei sogni ...





A questo punto, ad alcune ore di distanza dal "caldo" delle operazioni di voto e di scrutinio, penso sia possibile condurre alcune brevi, ed amare, considerazioni ...





Primo: il voto locale non manda alcun messaggio diretto al partito di Renzi, e, segnatamente alla sua maggioranza. D'altra parte, mi stupirei del contrario visto che non s'è mai visto un governo cadere sulla scuola. 






Secondo: la natura complessa del voto non permette affatto di inferire il ruolo degli elettori docenti dato che vi sono moltissimi altri attori e moventi all'opera e che concorrono nello stesso tempo e su un piano di assoluta parità. 




Terzo: la mancanza di dichiarazioni ufficiali dei vertici del partito sugli effetti elettorali del ddl "La Buona Scuola" è l'elemento principale ed il più rilevante da tener in debita considerazione. Infatti, a mio modesto avviso, la dice lunga: il partito ha già deciso di perdere i docenti elettori. Questo dato è incontrovertibile, mi pare dannatamente chiaro. Altrimenti, è ovvio, ci si sarebbe mossi diversamente, e non con quella modalità che, a noi parte in causa, e solamente dal nostro punto di vista, appare un singolare autogol, un clamoroso errore strategico. Ma, e ripeto, solamente per noi docenti italiani, di gran lunga minoranza in termini elettorali o, se si preferisce, di "peso" politico. Ed altrimenti, infatti, nessuno concepirebbe o proporrebbe simili provvedimenti punitivi nei nostri confronti ...






Quarto: chi di noi si aspettava davvero le dimissioni del governo? O, in subordine, un ritiro del ddl? Peraltro, penso si debba prendere in seria considerazione il silenzio assordante di Mila Spicola sul ddl in questione, attualmente think thank con il Faraone, ed una volta indimenticata paladina della scuola contro la riforma Gelmini - Tremonti. E taccio, per ovvie ragioni, sul silenzio presidenziale, a sua volta aspramente critico nei confronti del duo Gelmini - Tremonti nel 2008. Questo, a mio avviso, la dice lunga sull'atteggiamento assunto dal decisore politico e, segnatamente anche, su quanto l'establishment considerai sacrificabile, in termini di mancato ritorno elettorale. Insomma, la scuola, e soprattutto i suoi lavoratori, sono considerati sacrificabili sull'altare di ben altre intenzionalità politiche ed elettorali! Mi pare chiaro!




Quinto: penso di conseguenza che le nostre attività di opposizione al ddl debbano essere di altro genere e ben sapendo che è molto probabile che lo scontro sarà lungo e con morti e feriti ... fuori di metafora, non è da escludere l'applicazione per un certo periodo di tempo delle disposizioni previste nel ddl prima che, eventualmente, ma siamo già nel campo delle ipotesi, un referendum o un pronunciamento costituzionale, modifichi in parte o cassi l'intero ddl. Con questo non intendo dire che dobbiamo rassegnarci o rinunciare, ma che non vi saranno né scorciatoie né corsie preferenziali. Solo sarebbe il caso di battere anche altre strade. Anche se, al momento, non me ne sovvengono ....



... e nel frattempo, prepararsi al peggio e resistere, resistere, resistere!









(url immagine: http://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2015/03/La-Buona-Scuola.jpg)






venerdì 15 maggio 2015

Caro presidente, le scrivo così m'inganno un po' ...



(ricevuta finalmente la mail di istruzioni alla comprensione da parte del nostro presidente del consiglio dei ministri, ho debitamente provveduto a rispondere #nelmerito. Di seguito, il testo della mail di risposta ...)












Egregio signor Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana,

mi fa piacere aver ricevuto, e finalmente, la sua mail, ma ne dissento nel merito, anzi #nelmerito , sia riguardo al DDL #labuonascuola sia in considerazione della sua qui presente mail pubblicitaria, e per questo motivo ho pensato di riportare gli spezzoni esatti al fine di commentarli, e #nelmerito.



Gentilissime e gentilissimi insegnanti, oggi per la prima volta dopo undici trimestri il PIL italiano torna a crescere. È un risultato di cui dovremmo essere felici, dopo anni di recessione. Ma personalmente credo non basti questo dato: l'unica strada per riportare l'Italia a crescere è investire sulla scuola, sulla cultura, sull'educazione. Non ci basta una percentuale del PIL, ci serve restituire prestigio e rispetto alla scuola.

Vero, ci vorrebbe la restituzione di prestigio alla scuola. Ma come si fa? Senza immettere risorse fresche nel sistema pubblico di istruzione appare difficile riuscire a fare tanto, arduo riuscirvi, impensabile anche solo sperarlo. Peraltro, se il PIL è in crescita perché non rinnovare, e finalmente, il nostro contratto scaduto nel 2009? Infatti, in tutti questi anni abbiamo subito una perdita media del potere d’acquisto del 2%. Quindi, al 2015 siamo cumulativamente al 12% … di conseguenza, sarebbe ora di incrementare le retribuzioni del 12% in più. No? Suppongo che lei non lo vorrà fare. Ma, le chiedo, questo è l’effetto o la causa della perdita di prestigio? Può rispondermi, cortesemente?

Stiamo provando a farlo ma purtroppo le polemiche, le tensioni, gli scontri verbali sembrano più forti del merito delle cose che proponiamo di cambiare. Utilizzo questa email allora per arrivare a ciascuno di voi e rendere ragione della nostra speranza: vogliamo restituire centralità all'educazione e prestigio sociale all'educatore. Vogliamo che il posto dove studiano i nostri figli sia quello trattato con più cura da chi governa. Vogliamo smetterla con i tagli per investire più risorse sulla scuola. In una parola, vogliamo cambiare rispetto a quanto avvenuto fino ad oggi. Dopo anni di tagli si mettono più soldi sulla scuola pubblica italiana.

Sarebbe una buona cosa, ma siamo abituati a sentire questi slogan, queste parole, queste promesse, ne siamo assuefatti. Lei scrive che da ora si #cambiaverso e si mettono più soldi. A questo punto, a mio avviso, sono lecite le seguenti questioni: quali? Quanti? Quando? Dove? Per chi? E, dulcis in fundo, per far cosa?

L'Italia non sarà mai una superpotenza demografica o militare. Ma è già una potenza superculturale. Che può e deve fare sempre meglio. Per questo stiamo lavorando sulla cultura, sulla Rai, sul sistema universitario e della ricerca, sull'innovazione tecnologica. Ma la scuola è il punto di partenza di tutto. Ecco perché crediamo nel disegno di legge che abbiamo presentato e vogliamo discuterne il merito con ognuno di voi.

Con ognuno di noi? L’impressione è che lei, signor Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, finga di ascoltarci per poi ribadire che è lei a scegliere, a decidere, che si “fa come dice” lei … è o meno un “prendere o lasciare”? Suvvia, siamo seri! Abbiamo presentato in più occasioni mille e più aspetti negativi o irrealistici, e portati avanti #nelmerito da parte di chi vive quotidianamente nella scuola e conosce benissimo lo stato delle cose. Ma i nostri rilievi non sono mai stati presi in considerazione, nemmeno per la consultazione “farsa” sulle linee guida di settembre, e finora almeno … Ma voglio darle, con la mia mail di risposta, un consiglio e riproporli qui di seguito, almeno per quel che concerne gli aspetti maggiormente critici conseguenti alla realizzazione di quanto previsto nel DDL:

1) La modifica dello statuto giuridico della docenza per il tramite di un provvedimento ex lege e senza adeguato, pacato e collaborativo confronto contrattuale (oserei dire, d’imperio!);

2) La cancellazione della titolarità giuridica della sede e la sua sostituzione con un perverso (!) meccanismo di utilizzo temporaneo. Insomma, si vuole introdurre una forma di nomadismo professionale, e su un bacino territoriale potenzialmente enorme (si parla di ruoli regionali, di albi territoriali per province, per reti di scuole, per macro aree …) a tutele decrescenti, con un forte indebolimento del nostro potere contrattuale, esposti al doppio ricatto da parte di dirigenti, liberissimi (a loro totale discrezione) di riconfermare o meno noi docenti in utilizzo nella loro scuola, o comunità, come sembra piacere al Governo eufemisticamente chiamare le istituzioni scolastiche, e le famiglie, chiamate a valutare gli stessi docenti. Tralasciando la pericolosa omissione nel controbilanciare questo stato di cose, non trova strano che a valutare i docenti siano (sia pure: anche) gli stessi alunni che i docenti valutano? Peraltro, parliamo di persone degnissime ma pur sempre digiune di cose di scuola. Come mai allora solo nella scuola si desidera introdurre questo pericolosissimo sistema? Facciamo un esempio: se stesse male di salute, lei si farebbe visitare da un becchino? Non credo. Parimenti, accetterebbe di essere valutato da chi non possiede le competenze adeguate? Eppure, è esattamente questo il sistema che vuole introdurre nella scuola! Caso unico in Continente. Questo non è merito, e tantomeno discutere #nelmerito, e non è nemmeno valorizzazione delle risorse umane. È solo propaganda, quella di bassissima lega!;

3) L’organico di diritto viene soppiantato da un elenco di docenti iscritti in un albo territoriale, dal quale il dirigente sceglie senza vincoli o limiti chi reputa adatto per la “sua” scuola. Ma mi, e le, chiedo: allora, per quale motivo un dirigente dovrebbe scegliere una collega in età fertile, ben sapendo che magari si assenterà per un’eventuale maternità? E perché mai dovrebbe riconfermarla terminati i tre anni (di prova)? Lo stesso discorso per un/a collega gravemente ammalato/a: perché mai dovrebbe utilizzarlo/a? O riconfermarlo/a? E mettiamo il caso di un/a collega che deve assistere un/a figlio/a disabile. Perché un dirigente dovrebbe sceglierlo/a? A che pro? E tutti coloro che si trovano nella spiacevole condizione di dover assistere un parente ammalto e in assenza di altre soluzioni? Quale dirigente li sceglierà mai per la propria scuola se li considererà non utili alla (sua, non della scuola) causa? Diciamolo apertamente, e senza ideologia: che fine faranno a quel punto i diritti soggettivi delle persone? Le tutele? Le garanzie? La chiamata diretta cancella tutto questo, esponendo le persone all’arbitrio della scelta discrezionale ed inappellabile del dirigente. Non tener conto di esperienza maturata, gli “odiati” titoli di servizio, della formazione in servizio maturata, gli “odiati” titoli culturali, delle esigenze di famiglia, le “odiate” esigenze (ricongiungimento a coniuge; ricongiungimento a figli; ricongiungimento a familiari; precedenze; e così via), significa trasformare la docenza in mera forza lavoro. D’altra parte, è lo stesso DDL #labuonascuola a dire nero su bianco che la proposta di impiego può anche non corrispondere a prestazioni inerenti all’insegnamento. Quindi, per esempio, anche per “aprire” la scuola il pomeriggio. Oppure, per “curare il giardino” della scuola. O per “pulire i bagni”, a questo punto, e via discorrendo. Non si chiama demansionamento tutto questo? Per me, a mio onestissimo oltre che modestissimo parere, è una profonda, radicale e definitiva dequalificazione professionale! A quel punto, noi docenti, non saremmo più dei professionisti della conoscenza, ma meri esecutori materiali delle decisioni del dirigente. Non trova? Non le pare? Non concorda? Eppure, questo è un discutere #nelmerito. Quando si presenta una riforma, sono questi gli esempi, le conseguenze, gli effetti da tener in considerazione, ed eventualmente da comunicare. Non la sciocchezza delle assunzioni (150mila, 100mila, 40mila, 60mila, e così via!). Noi non siamo contrari alle assunzioni in ruolo, come non siamo contrari alla riforma in linea di principio. Riforma sì, ma non così! Il ricatto (o l’intero pacchetto o non assumiamo) non lo accettiamo. Peraltro, per la Costituzione l’insegnamento è libero, ma la sua libertà viene estorta ai docenti e consegnata in toto al dirigente al quale, così recita il DDL, è responsabile (anche) delle scelte didattiche … solo che poi il docente viene chiamato a render conto del loro mancato funzionamento … allora, o siamo noi a decidere, e quindi a risponderne, oppure è il dirigente a decidere, e quindi (anche) a risponderne. E invece no! Si complica la struttura gerarchica verticale, si aumentano le imposizioni, il peso di potere, ma si sottrae ai docenti la possibilità stessa di fare bene il proprio lavoro, e gli si chiede invece di occuparsi d’altro, di cooperative games, di stages, di sorveglianza, di somministrazione, correzione e comunicazione dati statistici all’invalsi, istituto composto da quei signori che non mettono piede in una classe e che ignorano, o preferiscono ignorare, come funzionino le cose … questa, beninteso, e a queste condizioni, non è più docenza, ma manovalanza di bassa lega. Insomma, siamo insegnanti o badanti, baby sitters, secondini, vigilanti? Questa non è valorizzazione e nemmeno restituzione di prestigio …

Intendiamoci. Non pensiamo di avere la verità in tasca e questa proposta non è “prendere o lasciare”. Siamo pronti a confrontarci. La Buona Scuola non la inventa il Governo: la buona scuola c'è già. Siete voi. O meglio: siete molti tra voi, non tutti voi. Il nostro compito non è fare l'ennesima riforma, ma metterci più soldi, spenderli meglio e garantire la qualità educativa.

A prescindere dal bizantinismo per cui prima ci loda perché nonostante tutto, con i soffitti che cadono addosso e con le malattie professionali che i governi non vogliono riconoscerci, mandiamo lo stesso avanti la baracca, che sopravvive giorno dopo giorno solo grazie a noi (e agli altri operatori scolastici che però sono bellamente ignorati dal DDL), mica per capacità dirigenziali, e dopo precisa che siamo solo in molti a fare il nostro dovere, mentre c’è una parte che non lo fa (quindi, anziché premiarci in blocco, preferisce forse punirci in blocco, sperando di colpire magari gli unici docenti incapaci, inetti, deplorevoli, infedeli del sistema pubblico di istruzione?), mi preme svolgere un discorso più esteso #nelmerito di questo suo paragrafo. Scrive di volerci mettere più soldi e noi siamo davvero in loro trepida, tiepida quanto non anche bisognosa attesa. Purtroppo, però, il DEF proroga il blocco dei contratti, degli scatti, delle perequazione, e le risorse complessive del comparto sino al 2021. Allora delle due l’una: o ci mettiamo più soldi, e, quindi, affermiamo che lo facciamo, oppure non è affatto vero che vi immettiamo più soldi, e, allora, non lo affermiamo. La domanda, pertanto, sorge quanto mai spontanea, oltre che opportuna: a che gioco stiamo giocando? Ce li mettiamo davvero? Oppure li promettiamo solamente? E intanto noi docenti dovremmo mandare giù l’amaro calice? Il gioco, però, a conti fatti non mi pare valere la candela! Mi piacerebbe anche conoscere quale sia il gioco reale al quale, più o meno consapevolmente, stiamo partecipando. Più soldi devono essere più soldi, soldi veri nelle nostre tasche, a rimpinguare i nostri conti correnti, a rafforzare le nostre retribuzioni, a rinsaldare la nostra autostima, davvero sotto i tacchi, ad aumentare le nostre buste paga! E non soldi ipotetici o promessi e poi non concessi per sopraggiunte clausole di salvaguardia o per motivi di forza maggiore. D’altra parte, mi è parso di capire che il PIL è in risalita. Allora, perché non investire di più e davvero per migliorare la qualità del servizio reso. Lo farete? Non so perché, ma azzardo un’ipotesi: mai! J D’altro canto, un provvedimento come quello del blocco del rinnovo del contratto e del blocco degli scatti, ora anche della rivalutazione dell’indennità da vacanza contrattuale, che nasce come provvedimento d’emergenza, e, dunque, transitorio e temporaneo, sembra essere diventato permanente e duraturo, vale a dire strutturale! Ogni volta ci dite che sarà l’anno del rinnovo, ma poi immancabilmente ci dite che non ci sono le risorse e che, in fin dei conti, stiamo bene così. Caro Presidente, sicuramente sa a quanto ammonta lo stipendio iniziale di un docente di scuola dell’infanzia. Ritiene tale retribuzione adeguata alla formazione raggiunta? Degna per condurre un’esistenza dignitosa? Diciamolo apertamente, lei rinuncerebbe alle sue indennità per la funzione che svolge per ricevere lo stipendio lordo (al personale, non allo Stato, come ideologicamente sbandierato nelle famigerate linee guida di settembre) di una collega dell’infanzia? O della primaria? Non sorrida, piuttosto mi risponda, e seriamente! Non recita forse la Costituzione che il dipendente ha diritto a retribuzioni dignitose? E allora come mai, al contrario, preferite affamarci? Esasperarci? Irriderci? Prenderci per mentecatti? Perché è questo che proviamo, questo che sentiamo, questo il messaggio istituzionale che ci inviate. È quello che volete? Io vorrei tanto, almeno per una volta, un ministro dell’istruzione che venisse dal mondo della scuola, e che, quindi, la conoscesse per davvero, che sapesse come pesa il nostro mestiere e come sia divenuto difficile in una società conflittuale e con dirigenti incapaci! E non sempre il solito accademico che, a malapena, se la ricorda, quella di cinquant’anni fa, molto diversa da quella di oggi. E mi piacerebbe anche che quando alla televisione succede qualche fatto inerente alla scuola si intervistasse un docente, e non sempre un dirigente, magari manco di quella scuola, un polemista e uno scrittore! Invece, ci proponete, ed imponete, lo stesso canovaccio, sempre un accademico, sempre rinviii, sempre promesse di maggiori risorse, fondi ovviamente virtuali, e mai davvero nelle nostre tasche per poter vivere meglio.

Per questo con il progetto La Buona Scuola:

I. Assumiamo oltre centomila precari. Ovviamente chi non rientra nell'elenco si lamenta, quelli del TFA non condividono l'inclusione degli idonei del 2012, quelli della GAE chiedono di capire i tempi, quelli del PAS fanno sentire la propria voce. Tutto legittimo e comprensibile. Ma dopo anni di precariato, questa è la più grande assunzione mai fatta da un Governo della Repubblica. E non è vero che ce l'ha imposta la Corte di Giustizia: basta leggere quella sentenza per capire che la Corte non ci ha certo imposto questo.

II. Bandiamo un concorso per altri 60 mila posti il prossimo anno. Messa la parola fine alle graduatorie a esaurimento si entra nella scuola per concorso. Ma i concorsi vanno fatti, non solo promessi. Altrimenti si riparte da capo.

III. Mettiamo circa quattro miliardi sull'edilizia scolastica. Ancora non sono sufficienti a fare tutto, ma sono un bel passo in avanti, grazie anche all'operazione Mutui BEI che vale circa 940 milioni di euro. Costruire una Buona Scuola passa anche dai controsoffitti e dagli infissi, non solo dalle previsioni normative. É il più grande investimento in edilizia scolastica mai fatto da un Governo della Repubblica.

Dove sono, signor Presidente? Dobbiamo aspettare qualche crollo? Qualche decina di morti? Che qualche docente indecente ci lasci le penne? E perché non tutelare, e finalmente, la salute dei dipendenti? Ci sono scuole e classi nelle quali si deve avere paura di entrare. Eppure, il nostro datore di lavoro, ovvero il Ministero dell’Istruzione, non mostra alcun interesse né mette in atto tutte quelle iniziative di tutela della salute del dipendente che la legge gli imporrebbe. E mi riferisco sia ai pericoli da esposizione ad agenti patogeni e chimici sia allo stress da lavoro correlato. Non le risulta? Non sa cosa sia? Nella sua finzione ideale della miglior condizione possibile di lavoro, ossia il liceo del quartiere bene della grande città, non riesce ad immaginare che esistano le classi prime di qualche istituto professionale o tecnico di periferia? Là dove vanno gli alunni “peggiori”? Quelli difficili? Problematici? Con alle spalle contesti familiari sui quali glisso per pudore? Ha mai immaginato di insegnare in tali classi? Riesce ad immaginare cosa significhi insegnare in quei gironi infernali? Si sforzi un po’ … ed immagini giornate passate a “lottare”, spesso non solo metaforicamente, con loro, con questi alunni, in questi contesti. E poi immagini lo stato interiore del suo dipendente. Le tachicardie. Le ansie. La depressione. La paura. Lo stress. Il burnout. La sensazione perdurante di risultare inadeguato. Ma chi in tali casi non lo è? Eppure se il docente si rivolge al proprio dirigente, quest’ultimo, nel chiuso del suo ufficio dorato e fortificato, fa spallucce e conclude amaro e irriguardoso, ma forse anche con compiacenza malcelata, “se non riesce a tenerli a bada, è solo colpa sua”. E non serve obiettare che saremmo docenti, e non palestrati buttafuori! Già, qualunque cosa accade, è sempre e solo colpa del docente. Ma del suo stato psicologico chi si prende cura? L’ASL se ne infischia. Il Ministero se ne impippa. Il dirigente non se ne occupa. E lei scrive di cambiar verso? Di invertire la rotta? Ora mi scrive pure di voler curare l’edilizia scolastica? Ammesso, e non concesso, che sia vero, la domanda da porle è sempre la seguente: quando avverrà tutto questo? Anche perché, a voler esser sincero, mi sfugge il bisogno di inserire questo provvedimento di intervento nell’edilizia scolastica, ma non nella tutela della salute del lavoratore, in un DDL … a lei non suona strano? Nemmeno a sua moglie?

IV. Diamo più soldi agli insegnanti. Ci sono 40 milioni di euro per la vostra formazione. A questi si devono aggiungere 500 euro netti a testa per la Carta del Professore: musica, libri, teatro, corsi per pagare ciò che ritenete utile per aiutarvi nella vostra crescita culturale. E ci sono 200 milioni di euro per il merito. Possiamo discutere sui criteri con cui applicare il merito, ma questi soldi non possono essere dati in parti uguali a tutti.

L’ho già scritto sopra, lo ribadisco ora: si tratta di soldi reali o virtuali? E, allora, perché non caricarli direttamente in busta paga al lavoratore, lasciando a quest’ultimo almeno la libertà di scegliere in cosa e come migliorare la propria formazione? La natura limitata del provvedimento, a mio modesto avviso, svela la natura solo “teorica” dello stesso: intanto si promette, poi si vedrà … o forse che non rientri anche questa promessa nella logica perdurante di tutto il DDL, ovvero di indorare un’amara pillola? Un boccone avvelenato, sotto tutti i punti di vista?

V. Attuiamo l'autonomia. Dopo anni di ritardi completiamo il disegno dell'autonomia attribuendo libertà educativa e progettuale alle singole scuole e impedendo alle circolari ministeriali di governare in modo centralistico gli istituti. Si rafforzano responsabilità (e conseguenti valutazioni) del dirigente scolastico che non è certo uno sceriffo ma un primus inter pares dentro la comunità educativa.

Se il dirigente sceglie la sua squadra, caro presidente, non è mai un primus inter pares, ma solo un despota. E le clausole lessicali avanzate sotto forma di emendamenti non modificano la natura del provvedimento, alla base del DDL stesso, e, dunque, il giudizio negativo che si ha dello stesso. Insomma, l’autonomia deve privilegiare la dimensione della cooperazione e collaborazione leale, oppure la dimensione burocratica e verticistica della natura del potere politico? Ha poi pensato per un attimo alle ripercussioni clientelari, corruttive e meschine cui si espone il mondo scolastico con questo primato dirigenziale? Secondo me no, ma non per miopia, solo per materiale disinteresse. Un dirigente dotato di arbitrio, e deresponsabilizzato rispetto al dovere render conto delle sue stesse scelte, non vincolato cioè a criteri oggettivi e trasparenti (come p.e. il punteggio di servizio maturato oppure le esigenze familiari oppure ancora i titoli culturali conseguiti …), diverrà di colpo soggetto a pressioni territoriali ed ambientali formidabili. Avremo la pressione politica, la pressione sindacale, la pressione familiare, la pressione criminale, la pressione straccionesca, e così via! In un Paese, il Nostro, che registra i più alti livelli di corruzione … s’immagina la scena? Ci provi! Ecco la fiumana di questuanti che premono sull’ufficio del dirigente … li vede? No? E allora immagini la scena a casa dello stesso … peraltro, a questo punto, è lo stesso dirigente che diventa ricattabile ed insicuro. Sì, ha letto bene. Ora immagini il docente non riconfermato nella stessa sede per motivi futili, e non professionali, com’è, secondo lei? Felice? Arrabbiato? Disperato? E cosa fanno i disperati, anche se hanno studiato? Povero quel dirigente! Sarà esposto a pericoli personali e la colpa sarà del suo governo!

VI. Realizziamo la vera alternanza scuola-lavoro. Abbiamo il 44% di disoccupazione giovanile e un preoccupante tasso di dispersione scolastica. Segno evidente che le cose non funzionano. Replichiamo le esperienze di quei Paesi come Germania, Austria e Svizzera che già sono presenti sul territorio nazionale in Alto Adige con il sistema duale, puntando a un maggior coinvolgimento dei ragazzi nelle aziende e ad un rafforzamento delle loro competenze.

VII. Educhiamo cittadini, non solo lavoratori. L�emergenza disoccupazione giovanile va combattuta. Ma compito della Buona Scuola non è solo formare lavoratori: è innanzitutto educare cittadini consapevoli. Per questo reintroduciamo spazio per la musica, la storia, l�arte, lo sport. E valorizziamo la formazione umanista e scientifica.

Cittadini consapevoli … mah!

VIII. Affidiamo a deleghe legislative settori chiave. Ci sono temi su cui da decenni si aspetta un provvedimento organico e che finalmente stanno nelle deleghe previste dal testo. In particolar modo un maggiore investimento sulla scuola 0-6 e gli asili nido, sulla semplificazione normativa, sul diritto allo studio, sulla formazione iniziale e l�accesso al 
ruolo degli insegnanti.

Le deleghe, altro punto dolente! L’impressione che ho, leggendo il DDL, è che sia solamente un contenitore vuoto la cui funzione sia attivare delle deleghe “in bianco” al Governo. Anche per modificare, in sede non contrattuale peraltro, il Testo Unico e gli orari del servizio. D’altra parte, non avrebbe senso prevedere l’apertura pomeridiana degli istituti senza una revisione del monte orario dei docenti, no? E così si arriverà al risvolto di bilancio della riforma (l’anello mancante tra vostra testardaggine e la rivolta di piazza): aumentare gli orari di servizio almeno sino a 36 ore settimanali a saldi invariati! Il che significa, detto altrimenti, operare un colossale e mascherato taglio lineare alle retribuzioni! E, secondo lei, noi dovremmo accettarlo perché ci promette 500 milioni virtuali in card per formarci? E, mi scusi, ma con 36 ore settimanali di servizio, vale a dire sette ore nette al giorno la settimana, quando avremmo il tempo per formarci? Per seguire un master? Per leggere un buon libro? La notte? Non possiamo accettare tali deleghe né tantomeno che la parte datoriale modifichi le regole della nostra professione senza chiedercelo e, per giunta, imponendocele dall’alto. Sempre più il suo governo ha cercato di metterci contro l’opinione pubblica, criticando le giuste rivendicazioni sindacali, ma il punto è che la scuola che ci propone è una scuola autoritaria, dispotica, impositiva, complessa, conflittuale, precaria, povera …

A questo punto, però, mi sorge un dubbio: ma l’autonomia non era già attiva? Già realizzata? So cosa dicono i dirigenti e i loro sindacati, però l’autonomia ha preso avvio il 1 settembre 2000. Ora, si prevede di tornare indietro alla l. n. 59 del 1997 … un inedito ritorno al passato? Un salto carpiato nel vuoto? E cos’è, nello specifico, anzi #nelmerito, questa autonomia? Sa, scorrendo il testo del DDL, emerge come non si guardi affatto all’autonomia della singola istituzione scolastica, ma all’autonomia dei dirigenti e, entro stretti limiti, della sua correlata coorte di meritevoli (o lecchini, dipende) … Un dirigente così dispotico ed autonomo, sarebbe, a suo dire, a suo parere, a sua convinzione, un primus inter pares? Suvvia, un po’ di saggezza umanistica (non: umanista; è un errore, licenzi il collaboratore che gliel’ha scritto!), come si fa a sostenerlo? Con quale pudore? O faccia tosta? Tra l’altro, non capisco: non vuole dare a noi docenti più soldi in busta paga (e non a tutti). Però, lo stesso DDL aumenta, e a pioggia, le retribuzioni di tutti i dirigenti … insomma, chi viene premiato davvero nella (nuova) scuola autonoma? Chi viene valorizzato? Il prestigio di chi viene portato avanti? Mi sembra, e decisamente, non quello dei docenti, ma quello dei … scommettiamo che indovina?

Ho letto tante email, appassionate, deluse, propositive, critiche. Mi hanno aiutato a riflettere, vi sono grato. Leggerò le Vostre risposte se avrete tempo e voglia di confrontarvi. Da subito posso fare chiarezza su alcune voci false circolate in queste settimane:

- Le aziende non hanno alcun ruolo nei consigli di Istituto;


- I giorni di vacanza non si toccano:

- Nessuno può essere licenziato dopo tre anni;

- Il preside non può chiamare la sua amica/amico, ma sceglie tra vincitori di concorso, in un ambito territoriale ristretto.

Quindi, in soldoni, è il dirigente che sceglie o il consiglio di istituto, caro Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana? E tra i vincitori di concorso non può mai esservi la figlia? La moglie? La cugina? L’amico? L’amante? Il parente? L’amico dell’amico? Il figlio dell’azienda che ha svolto i lavori di manutenzione? La nipote del titolare della ditta che s’è aggiudicato l’appalto? La figlia dell’amministratore della società privata che finanzia la scuola autonoma? E così via discorrendo … suvvia, mi dia, #nelmerito, prova sensata di immaginazione realistica riguardo a quel che potrà accadere con il clientelismo assurto a regola pubblica del sistema di servizio pubblico di istruzione!

C'è un Paese, l'Italia, che sta ripartendo. Con tutti i nostri limiti abbiamo l'occasione di costruire un futuro di opportunità per i nostri figli. Sciuparla sarebbe un errore. Conosco per esperienza di padre, di marito, di studente l'orgoglio che vi anima, la tenacia che vi sorregge, la professionalità che vi caratterizza. Mentre scrivo sul computer scorrono nella mente i volti e i nomi dei professori che mi hanno accompagnato come credo accada spesso a ciascuno di voi: le storie di chi all'elementare Rodari, alla media Papini, al Liceo Dante si è preso cura della formazione mia e dei miei compagni di classe. Un professore collabora alla creazione della libertà di una persona: è veramente una grande responsabilità. Vi chiedo di fare ancora di più: darci una mano a restituire speranza al nostro Paese, discutendo nel merito del futuro della nostra scuola. Il nostro progetto non è “prendere o lasciare” e siamo pronti a discutere. Ma facciamolo nel merito, senza la paura di cambiare. L'Italia è più forte anche delle nostre paure.

Il punto, caro signor Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, non sono le paure, ma quel di negativo che questo DDL porta con sé e mette nero su bianco. Tra le altre cose, mi sfugge ancora la paternità di questo suicidio politico: chi domani di noi docenti italiani umiliati, offesi, presi in giro, impoveriti, voterà più per lei o per la sua compagine politica? Insomma, chi ve l’ha fatto fare? Bruxelles? Banca d’Italia? Confindustria? Certi settori neoliberal nostrani? O quella malintesa vulgata italiota di New Public Goverment (riconosce la gustosa citazione? Mi piace citarla, è #verybello …)? E tra l’altro, lo ribadisco, questo DDL è estraneo alle altre di per sé deliranti misure previste nelle linee guide settembrine, quindi chi e perché lo ha tirato fuori dal cilindro? E come dovremmo, noi docenti, intendere la vostra chiusura, testardaggine, ottusità? Sono certo che lei, qualora lo volesse, potrebbe e saprebbe illuminarmi e illuminarci. Ma al di là di qualche slide, o di qualche cifra sparata alta per impressionarci ed abbagliarci, o di qualche nostra ben congegnata parodia con tanto di lavagna di ardesia (se, tuttavia, lavorasse a scuola, e nelle scuole difficili che ho in mente, certamente saprebbe che il più delle volte mancano i gessetti … figuriamoci poi quelli colorati!) sembra che i suoi consiglieri di marketing non sappiano/vogliano fare … di conseguenza, a noi lavoratori non resta che fare una cosa sola: resistere, resistere, resistere!

Cordialmente,

un vituperato dipendente della scuola pubblica italiana.

Aspetto le Vostre considerazioni. Intanto, buon lavoro in queste settimane conclusive dell'anno scolastico.

… e proprio in conclusione del presente anno scolastico …

Molto cordialmente, 

Matteo Renzi

matteo@governo.it <mailto:matteo@governo.it>

domenica 12 aprile 2015

Emancipazione docente!

Scrivono Maglioni e Biscaro che nell’insegnamento capovolto si inverte «il luogo dove si segue la lezione (a casa anziché a scuola) con quello in cui si studia e si fanno i compiti (a scuola anziché nella propria abitazione)» (p. 16).

In altri termini, la didattica capovolta, o flipped learning, libera i docenti dalla schiavitù del lavoro a domicilio, peraltro non retribuito ma obbligatorio, restituendo loro la certezza che, terminato l'orario di servizio, termina anche l'orario di lavoro, e restituendoli agli affetti a al tempo dello svago, in genere mortificato e sacrificato alla preparazione e correzione di lezioni, verifiche, verbali, e così via!

Se sperimentato davvero che i benefici sono questi, cosa aggiungere?

Viva la didattica capovolta! Viva la liberazione docente! Viva una scuola nella quale gli studenti assumono personalmente sulle proprie spalle la responsabilità del loro apprendimento!


(url immagine: http://image.slidesharecdn.com/ischia-130805010031-phpapp01/95/insegnare-in-un-mondo-digitale-17-638.jpg?cb=1375682495)


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M. Maglioni - F. Biscaro, La classe capovolta. Innovare la didattica con la flipped classroom, Erickson, Trento, 2014.

lunedì 16 marzo 2015

Chi certifica le valutazioni degli alunni?



Domanda; chi certifica le valutazioni degli alunni?

I docenti, penserete voi, ma siete in torto!

La valutazione compiuta dal docente è, letteralmente, carta straccia, non significa nulla e, in quanto tale, non viene nemmeno presa in considerazione.

La "vera" valutazione è quella compiuta da organismi esterni chiamati a certificare, sulla base di indicatori e di strumenti "oggettivi", le reali competenze conseguite da classi di alunni distinti per età.

In altri termini, la società non crede affatto nella capacità professionale dei docenti nel valutare i suoi studenti e si affida ad enti esterni che possano certificare le reali conoscenze, competenze ed abilità degli studenti. Sono queste certificazioni le vere valutazioni degli alunni.


Ne consegue, ovviamente, che la reale funzione della scuola allora non è affatto educare, istruire e formare soggetti in evoluzione, ma solamente intrattenere questi ultimi in una realtà relativamente protetta, sempre che un solaio non ti caschi in testa, per le ore durante le quali i genitori sono al lavoro ... quando ne prenderemo coscienza, eviteremo tantissimi sensi di colpa e sensazioni di inadeguatezza professionale.

A chi si scaglia contro prove OSCE - PISA o contro quelle INVALSI, le prime certificazioni internazionali, le seconde certificazioni nazionali, dovrebbe andarsi a rileggere tutto il percorso di politica scolastica degli ultimi dieci anni, oltre che il diritto comunitario degli ultimi trent'anni!

Il docente contava poco prima, non conta praticamente più nulla adesso.

Per chi ha le idee poco chiare, segue il passo tratto da: D. Previtali, Il bilancio sociale nella scuola. La risposta a sette domande chiave, Edizioni Lavoro, Roma, 2010, pp. 22 - 23:

"Obiettivo principale della scuola è realizzare interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della personal, finalizzati al successo formativo, coerenti con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione. L'acquisizione delle conoscenze e la costruzione di competenze devono trovare corrispondenza nella verifica continua dei livelli di apprendimento, condotta con le indagini a livello nazionale e le ricerche sviluppate in ambito locale, con riscontri oggettivi, con lo studio approfondito dei dati e l'analisi delle determinanti, al fine di accrescere l'efficacia dell'azione di insegnamento/apprendimento. La scuola ha bisogno di guidare l'insegnamento in termini di successo e innalzamento degli standard di apprendimento. Una scuola di qualità per tutti significa, prima di tutto, alti tassi di successo e livelli elevati di conoscenze e competenze per ogni studente in relazione alle proprie potenzialità".

Detto in estrema sintesi, non conta che voto dà alle prestazioni dei suoi studenti il docente se non si evince il "valore aggiunto" dello stesso durante un periodo di tempo ben preciso e durante il quale si è esplicato il processo di insegnamento/apprendimento. 

Ovviamente, ricavare tale valore, cosa di per sé altamente problematica, significa porre in correlazione tale prestazione con il bacino territoriale, socio - economico - culturale -  sociale, dell'utenza. Ragion per cui, porre in classifiche nazionali tali risultati è, a dir poco, erroneo dal momento che i dati vanno interpretati, ossia vanno posti in  comparazione con indicatori territoriali. Per intenderci, non ha alcun senso stilare una mera classifica sulla base di dati presi in valore assoluto, questi ultimi, al contrario, vanno contestualizzati e comparati a indicatori che raggruppino elementi di riferimento territoriale. V'immaginate un confronto in termini di valori assoluti tra il Liceo "P. Ruggeri" di Marsala e il Liceo "T. Tasso" di Roma? Non ha alcun senso pedagogico, dal momento che astrae dalla composizione socio - culturale di riferimento nei due distinti casi. Oppure una classifica tra il Liceo "L. da Vinci" di Alba e il Liceo "Pascasino" di Marsala? Non serve a nulla, solo a confondere gli sciocchi oppure a giustificare dubbie politiche di dimensionamento delle rete scolastica oppure per legittimare trattamenti punitivi nei confronti dei docenti. Ma, e concludo, se questi ultimi non valutano gli alunni, perché mai dovremmo valutarli per il tramite dei risultati certificati degli alunni? Visto e considerato, soprattutto, che si tratta di utenze troppo diverse e che i risultati di un'eventuale classifica serve solo per fare demagogia oppure per demonizzare all'occorrenza regioni professionali?

Le classifiche lasciamole fare al Sole 24 ore, o affini, noi teniamo per buono che una classifica in valori assoluti serve meno di zero e che, al contrario, queste ultime andrebbero fatte solo dopo accurata e ponderata comparazione tra i dati e i contesti di origine. Altrimenti, tutto diventa solamente la scoperta dell'acqua calda: vale a dire che studenti più motivati, più seguiti e con maggiori possibilità di formazione/aggiornamento/istruzione conseguiranno risultati migliori (in valore assoluto)! Ma non ci servono costose e dispendiose indagini nazionali ed internazionali per scoprirlo ...


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