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domenica 3 marzo 2013

L'ora è vicina








"In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: "Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo". Disse anche questa parabola: "Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai"

(Lc XII, 1 - 9)


(immagine tratta da: http://www.istitutoaveta.it/fico_sterile.jpg)


E noi, che frutti diamo? Per quanto tempo ancora saremo infruttuosi come l'albero di fico descritto dall'evangelista Luca?



sabato 2 marzo 2013

Bentornata realtà!


Recensione a Maurizio Ferraris, Manifesto del nuovo realismo

Il presente volume è, forse, la punta più importante di un dibattito che ha recentemente interessato la cultura filosofica italiana dell'ultimo biennio e che, per la prima volta, giunge in questa sede ad una formulazione più «scientifica», alla messa in campo di un intervento teorico tale da configurarsi quale un vero e proprio manifesto, il cui obiettivo è riabilitare la realtà all'interno della considerazione filosofica, superando così il costruzionismo di marca postmoderna e rendendo nuovamente possibile sostenere una posizione «realista» in filosofia.


L'orizzonte culturale al cui interno si colloca la presente proposta di Ferraris è quello del «pensiero debole», nei confronti del quale, però, l'autore presenta delle argomentazioni che gettano nuova luce, una luce certamente diversa, sul movimento che prende le mosse dal progetto oramai ventennale di Rovatti e Vattimo. In modo particolare, Ferraris attualizza nel presente volume il proprio «divorzio» da quella corrente, formulando una propria posizione personale tesa a riabilitare i «fatti», a ripristinare i diritti della realtà, sfociante nel rinnovato riconoscimento del carattere inemendabile del reale stesso rispetto alla nostra conoscenza e rispetto alle nostre presupposizioni. In questo senso solamente è possibile parlare di un «nuovo realismo».


Ovviamente, un tale progetto, siffatta visione, potrebbe da subito generare facili, e di comodo, equivoci, ma Ferraris sgombra subito il campo asserendo come «il richiamo al realismo non ha dunque significato vantare un risibile monopolio filosofico» (p. xi), ma precisare come «la sacrosanta vocazione decostruttiva che sta al cuore di ogni filosofia degna di questo nome deve misurarsi con la realtà, altrimenti è gioco futile» (p. xi), «ogni decostruzione senza ricostruzione è irresponsabilità» (p. xi). Il postmoderno ha, dunque, secondo Ferraris, fatto il suo tempo, ma solo oggi ne assaporiamo i frutti avvelenati che mettono capo, in genere, ad un mancato riconoscimento dell'urgenza materiale di una realtà che non si presta alle nostre costruzioni concettuali e che, per quanto oggetto di conoscenza da parte nostra, mantiene inalterata una sua costitutiva alterità, tanto concettuale quanto ontologica.

(continua a leggere)


(immagine tratta da: http://ecx.images-amazon.com/images/I/51SdvIo-4JL._AA258_PIkin4,BottomRight,-43,22_AA280_SH20_OU29_.jpg)

Alessandro Pizzo

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venerdì 1 marzo 2013

Creare un movimento politico che sfondi alle elezioni in poche semplici mosse ...

Quanto segue potrebbe ricordare, anche solo a livello di mera assonanza, un movimento da poco assurto agli onori di cronaca e di politica. Ma, e ci tengo a sottolinearlo, qualsiasi riferimento a persone, eventi, fatti e simili sono da ritenersi del tutto casuali


D'altra parte, chi può forse pensare che la propria fantasia superi la realtà? Oppure, chi è a tal punto frustrato da poter pensare ch'io parli proprio di lui? E quanti, lungo questa scia, sono a tal punto insoddisfatti della propria vita da voler vedere a tutti i costi in questo mio post quanto non v'è?

Immaginiamo che Machiavelli ci faccia visita, in sogno o dal vivo e che ci rivolga queste parole vincenti e convincenti, del tutto edotto della tecnocrazia odierna:


"Siamo disgustati dalla politica. Bene, cominciamo allora dal basso a rifondarla. Facciamo nostra la filosofia dell' "open source" e pensiamo ad un movimento spontaneo che si arricchisca dei liberi contributi di tutti. Organizziamo prima un blog dove un personaggio famoso, che faccia da portavoce  o cheerleader del movimento e che porti a quest'ultimo un notevole ritorno d'immagine e di notorietà, e poi una sede virtuale del movimento vero e proprio, una sorta di meetup su internet. 
A questo punto, però, è bene alzare il tiro, e non importa mica che quanso sostenuto sia sacrosanto, possono pure essere delle caz***e, l'importante è avere toni sprezzanti, risoluti e drastici. A questo punto, sempre più il meetup diventa il cnetro d'interesse di giovani e professionisti stanchi della politica classica. I media cominciano ad interessarsi a noi, e non importa se sono critici, la cosa importante è che, nel bene come nel male, noi si sia sempre lì in mezzo, là davanti. Una volta raggiunta una consistenza numerica importante, in termini di followers e di volontari al movimento, creiamo una struttura verticale nascosta in modo tale che tutti partecipano, commentano ma alla fine solo un ristretto numero di persone, nascoste al meetupo stesso decida ognicosa, dal cosa dire al dove dirlo, dal dove andare al cosa fare ... e poi andiamo in piazza e, adesso possiamo permettercelo perché nessuno può più metterci a tacere, diciamo fesserie buone per ogni stagione, roba qualunque che, però, in tempi di crisi attira menti e cuori ... e tra cinque anni (molto probabilmente, prima ...) ci presentiamo alle elezioni e prendiamo tra il 10 e il 30% ... 

A questo punto, perché fermarsi? Potremmo dire che l'obiettivo dichiarato degli inizi (svecchiare la politica) sia stato raggiunto, ma perché porsi limiti? Perché non battere il ferro finché è caldo? Noi non abbiamo nulla da perdere e non abbiamo fretta, e se il Paese è in difficoltà, mica qualcuno può aspettarsi che lo salviamo ora noi, la colpa dobbiamo darla sempre agli altri ... allora cominciamo a dire "non facciamo inciuci" e intanto sediamo in parlamento ... che ne pensi? Dai, che ci divertiamo! Solo che il comico non posso farlo io, avremmo bisogno di qualche toscanaccio, famoso e che occupi lo spazio della riflessione seria con qualche battuta o qualche smorfia che distolga l'attenzione, che faccia aggregazione, pochi contenuti generici e tanto folklore ... e come lo chiamiamo il movimento? Facciamo finta che parta dal basso, che sia orizzontale, e che parta dalla gente (tanto poi la selezioniamo noi ... eheh) ... ma serve un nome astratto ma concreto ... che ispiri fiducia e speranza, anche se resta etereo ... che so ... vialattea ... o viadalpizzo o Pizzini o hope o future o felicitas ... o veritas ... insomma, chiedo aiuto alla rete! 


Ci stai? La democrazia, siamo noi! E voi lassù, che avete occupato sinora lo Stato, chiedete perdono, uscite con le mani alzate, arrendetevi, siete circondati, andate a casa! Noi, riprendiamoci quel che è nostro ..."


Parole profetiche o nobile incubo? Vediamo le stelle o le stalle? Chi lo sa!



(immagine tratta da: http://www.grazzano.it/pro-loco-1/caccia-alle-stelle/resolveuid/6beaa6e3f27cfa38d13ca88aeeb665bc)