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martedì 31 dicembre 2013

Un sogno ... di normalità



"Faccio un sogno. Non un sogno d'infan­zia, un sogno di oggi, mentre scrivo que­sto libro. Subito dopo il capitolo prece­dente, per essere precisi. Sono seduto, in pigiama, sul bordo del letto. Grossi nume­ri di plastica, come quelli con cui giocano i bambini sono sparpagliati sul tappeto, davanti a me. Devo “mettere in ordine i numeri”. È questa la consegna. L'opera­zione mi sembra facile, sono contento. Mi chino e tendo le braccia verso i numeri. E mi accorgo che le mie mani sono sparite. Non ci sono più mani in fondo al mio pi­giama. Le maniche sono vuote. A gettarmi nel panico non è la scomparsa delle mani, è il fatto di non potere raggiungere quei numeri per metterli in ordine. Cosa che sarei stato in grado di fare"



(D. Pennac, Diario di scuola, Feltrinelli, Milano, 20085, p. 24)


Ecco, quando si parla di disabilità, forse, bisognerebbe prestare attenzione anche all'altra parte del medesimo sguardo ... 

... a cosa significhi vedere il mondo dalla prospettiva del disabile ... 


.... per scorgere così la medesima umanità che, altrimenti, diviene solamente una parolina, una garbata quanto asettica formulazione linguistica, un impersonale riferirsi a non meglio precisate entità ...

sabato 28 dicembre 2013

Deontik renaissance ...

la logica abbia un'estensione maggiore rispetto al dominio della verità”

(A. Marturano, Il “Dilemma di Jørgensen, Roma, Aracne, p. 147)

Proprio così?

Siamo davvero sicuri che le cose stiano in questi termini?

Non sono proprio possibili alternative valide?

Questioni deontiche in corso ...



(immagine tratta da: http://www.tuobra.unam.mx/publicadas/05070719003708.png)

venerdì 27 dicembre 2013

Aristotele deontico

"l'espressione: ciò che deve essere, ha infatti un duplice significato. Noi indichiamo con essa sia ciò che è necessario […] sia quanto è bene"

(Aristotele, Confutazioni sofistiche, in Aristotele, Organon, Adelphi, Milano, 2003, p. 651)

Ambiguità deontiche ante - litteram.

La costitutiva ambiguità delle formulazioni deontiche prima di von Wright.

Problema: come possiamo distinguere nettamente tra uso descrittivo ed uso prescrittivo delle medesime proposizioni che fanno uso di nozioni normative?

giovedì 26 dicembre 2013

Quel che impegna ...



Riflettendo ...

... e meditando ...

infine, è vero che sono almeno tre i verbi sui quali dovremmo impegnarci nell'anno che viene ...

In breve, 1) sorridere; 2) operare; e, 3) riparare.

Sorridere perché senza gioia non vi sono né speranza né futuro. Ed anche perché non possiamo farci abbattere dalle miserie quotidiane.

Operare perché senza una casa bella e buona non si costruisce da sola né tantomeno dobbiamo sperare che siano gli altri a farlo mentre noi ...


Infine, riparare perché volendo o non volendo dei danni alla società li abbiamo pur arrecati. Allora, bisogna impegnarsi per restituire almeno una parte di quel che si è ricevuto, ripristinando, per quel che è possibile, il corso originale prima che lo danneggiassimo ...

Facile? No, impegnativo! Ma se fosse facile, dove saremmo ora?

martedì 24 dicembre 2013

In principio era il Verbo ...

" Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος,
καὶ ὁ λόγος ἦν πρὸς τὸν θεόν,
καὶ θεὸς ἦν ὁ λόγος.
 οὗτος ἦν ἐν ἀρχῇ πρὸς τὸν θεόν.
 πάντα δι' αὐτοῦ ἐγένετο,
καὶ χωρὶς αὐτοῦ ἐγένετο οὐδὲ ἕν. ὃ γέγονεν
ἐν αὐτῷ ζωὴ ἦν, καὶ ἡ ζωὴ ἦν τὸ φῶς τῶν ἀνθρώπων·
 καὶ τὸ φῶς ἐν τῇ σκοτίᾳ φαίνει,
καὶ ἡ σκοτία αὐτὸ οὐ κατέλαβεν"


Un annuncio di salvezza viene offerto agli uomini, ma resta inquieta la conclusione finale al qui presente Prologo al Vangelo di Giovanni: "Quella luce risplende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta". 

Speranza ma anche consapevolezza della debolezza della propria fede nel gioco rischioso, oltre che senza fine, degli sconfinamenti di luce e tenebre.

Siamo luce?

O siamo talvolta tenebre?

Siamo luce anche per gli altri?

O rantoliamo nel buio offuscando anche gli altri?

Ora, stanotte, e nei giorni che verranno, una serena meditazione al riguardo sarà bene compierla, guardando a quel "dentro di noi" che è sorgente non solo di bene, ovvero di luce, ma anche di male, ovvero di tenebre.


(immagine tratta da: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/9/92/Johannesevangelium_%28Papyrus_66%29.jpg/750px-Johannesevangelium_%28Papyrus_66%29.jpg)

domenica 22 dicembre 2013

Un trascendentalista poco kantiano ... IV


Prosegue la difficile circumnavigazione intorno alla barriera corallina chiamata Husserl ...



Anzi, per come stanno procedendo le cose, potrei benissimo parlare di "terza navigazione" ...



Ma i pensieri sono ancora poco chiari e ncessitano di ulteriore tempo per sedimentarsi e dare frutto ...



Comunque, penso che il lavoro prossimo, oltre ad essere definitivo sull'argomento, verterà sul metodo della ricerca fenomenologica, ponendo attenzione alla riflessione husserliana in Idee I.



E lo si farà procedendo da quel poco, e di qualità appena accettabile, nel migliore dei casi, è stato scritto nelle puntate precedente sulla filosofia di Edmund Husserl.



Ma, ripeto, la presente è solo un'anticipazione, un'anteprima, uno spoiler dal momento che anticipo già una parte consistente del contenuto.



Allora, non resta che darsi appuntamento a (molto) presto per la puntata conclusiva della narrazione sul cogito di Husserl.



E dimenticavo, auguri a tutti, vicini e lontani, noti e ignoti, amici e nemici, per le imminenti festività natalizie.


(immagine tratta da: http://static.freepik.com/foto-gratuito/luci-di-natale-a-led_2679415.jpg)

venerdì 20 dicembre 2013

50mila ringraziamenti

Prima data di esistenza di questo webspazio: 1 gennaio 2012.

AL 20 dicembre 2013 lo stesso registra la ragguardevole quota di 50000 contatti, vale a dire visualizzazioni in generale del blog, e con origini territoriali assolutamente inimmaginabili.

Non posso dire altro se non questo: grazie!

Il protagonista di questo blog sei tu, anonimo visitatore.

A me, che ne sono solo un semplice redattore, resta la soddisfazione di ricevere così tanta attenzione, peraltro nei confronti di un blog non specialistico né tanto pubblicizzato in rete.

Grazie!

martedì 17 dicembre 2013

Un trascendentalista poco kantiano ... III


Per come Husserl delinei l'orizzonte della logica pura e per come intenda il suo rapporto e con la conoscenza in generale e con le singole scienze in particolare, pare chiaro, a mio avviso, come la ricerca logica descritta, sia nei suoi termini generali sia negli esempi concreti che seguono ai Prolegomeni stessi, non condivida nulla con la logica moderna, ma, piuttosto, si configuri espressamente in meri termini epistemologici, vale a dire che assume le sembianze di uno studio sulla validità di qualsiasi teoria. Come sostiene, infatti, Husserl stesso, la logica pura indaga un insieme delimitato di problemi inerenti tutti “all'idea della teoria”[1].


Il problema del regresso intenzionale alla sorgente unica dei molti vissuti psicologici dei soggetti è ridotto in questa sede, da parte di Husserl, ad uno studio dei limiti di validità della razionalità umana, ossia nei termini di una logica pura che funga da tecnologia normativa per il pensiero retto, vale a dire per tutte le conoscenze fondate, o, meglio ancora, come canone di validità, e significanza, per qualsivoglia teoria conoscitiva, attuale o anche solamente ipotetica.


I Prolegomeni alla logica pura, dunque, costituiscono un'introduzione non alla logica, ma a quella riduzione fenomenologica che prenderà consistenza solo alcuni anni dopo. 


Come a dire che, sia pure provocatoriamente, le Ricerche Logiche altro non siano se non una lunga introduzione alle Idee per una fenomenologia pura, dei lunghi Prolegomeni a queste ultime. Anche perché mettono in scena una logica che è pura solo a parole, e che, al contrario, fa impudica mostra di una sua vergognosa impurità. La ragione di ciò, a mio avviso, va ricercata nella concezione logica di Husserl secondo la quale è compito della logica accertare e chiarire “i concetti e le leggi che conferiscono ad ogni conoscenza significato obiettivo ed unità teoretica”[2]


Di conseguenza, dice ancora Husserl, nella parte conclusiva dei Prolegomeni, ai logici puri non interessa affatto il “fenomeno psichico concreto”[3] ma piuttosto “il giudizio logico”[4], vale a dire l'“enunciato significativo identico”[5] che resta “unico in rapporto ai molteplici vissuti di giudizio”[6].


In altri termini, nelle Ricerche logiche Husserl cerca di mettere a fuoco quel soggetto logico che altri non è se non il cogito[7] che successivamente verrà ridotto alle strutture fondamentali e “catturato” in quello spazio di coscienza al cui interno hanno luogo i fenomeni, ove è cioè possibile cogliere le pure essenze delle cose, la dimensione eidetica delle stesse, anche del pensiero in quanto tale. 


Prima, però, è necessario “congelare” l'atteggiamento con il quale naturalmente le cose vengono percepite, al fine, cioè, di far emergere la loro natura essenziale o formale[8]. Prima di pervenire alla logica vera e propria, una sorta di logica più vicina alla logica moderna della variante pura sinora descritta, Husserl ritiene che sia necessaria una preliminare analisi fenomenologica “dei vissuti logici”[9] al fine di “dare significati determinati”[10] ai concetti logici fondamentali. 


La logica per Husserl è, dunque, una teoria della conoscenza che metta in chiaro gli elementi intrinseci ed eterogenei presenti tanto nelle rappresentazioni quanto nei concetti puri[11]. Detto altrimenti, la logica cui guarda il filosofo austriaco, naturalizzato tedesco, è una “logica filosofica, chiarificata a partire dalle fonti originarie della fenomenologia”[12].


L'intuizione alla base del metodo fenomenologico consiste nella riduzione che elimina quanto v'è di superfluo nei pensieri e li riduce, nel contempo, a quanto v'è di necessario, di essenziale[13]. Si tratta, infatti, e sotto ogni punto di vista, di un'intuizione eidetica[14] dal momento che conduce all'eidos delle cose[15], ossia ai fenomeni nella loro manifestazione all'interno della coscienza di chi pensa[16]. Questo, a detta di Ricouer, il più grande merito della fenomenologia, ovvero aver elevato al rango di scienza, via la riduzione per epochè, l'investigazione dell'apparire[17], ossia della manifestazione dei fenomeni, in quanto plesso a partire dal quale, e solo successivamente, si definiscono i ruoli complementari del soggetto, che conosce, e dell'oggetto, che viene conosciuto. Ed una volta fatto questo, si può preparare il terreno alla logica, vale a dire ad una determinata “teoria della conoscenza”[18].


Nelle Ricerche logiche, allora, e in conclusione, Husserl ha di mira non la logica, ma il meccanismo coscienziale che rende possibili i pensieri delle cose, ovvero la scienza dei fenomeni rispetto alla quale, infatti, il metodo della fenomenologia è unicamente un metodo di fenomeni[19] e a partire dai quali diviene chiaro come si costruisca il significato dei contenuti dei vissuti logici.



Note
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1 Cfr. E. Husserl, Ricerche Logiche. Volume I, Net, Milano, 2005, p. 259. 
2 Ivi, p. 269. 
3 Ivi, p. 270. 
4 Ibidem
5 Supra
6 Ibidem
7 Cfr. P. Ricouer, Studi di fenomenologia. Verso il formalismo giuridico?, Giappichelli, Torino, 2009, p. 112: «Di diritto il Cogito è il soggetto trascendentale». 
8 Cfr. N. Ghigi, Dalla Vorhandenheit all'eidetico: una riflessione sul superamento fenomenologico dell'atteggiamento naturale, Dialegesthai. Rivista telematica di filosofia [in linea], anno 5 (2003) [inserito il 31 gennaio 2003], disponibile su World Wide Web: <http://mondodomani.org/dialegesthai/>, [89 KB], ISSN 1128-5478, contenuto on – line: http://mondodomani.org/dialegesthai/ng02.htm
9 Cfr. E. Husserl, Ricerche … op. cit., p. 272. 
10 Ibidem
11 Ivi, p. 280. 
12 Ivi, p. 281. 
13 Cfr. P. Ricouer, op. cit., p. 121: «La grande scoperta della fenomenologia è che l'Io Penso, non è solo il riferimento delle 'altre' scienze, ma è da se stessa una “sfera d'essere” (ein Seinsphäre) che si presta una esperienza articolata e strutturata». 
14 Cfr. A. A. Bello, Husserl interprete di Kant, Dialegesthai. Rivista telematica di filosofia [in linea], anno 7 (2005) [inserito il 7 luglio 2005], disponibile su World Wide Web: <http://mondodomani.org/dialegesthai/>, [91 KB], ISSN1128-5478, contenuto on – line: http://mondodomani.org/dialegesthai/aab02.htm
15 Cfr. E. Husserl, Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica. Volume I, Einaudi, Torino, 2002, p. 15. 
16 Cfr. P. Ricouer, op. cit., p. 157: «L'atto di riduzione scopre la relatività di ciò che appare alla coscienza operante; questa relatività definisce esattamente il fenomeno». 
17 Ivi, p. 191: «La gloria della fenomenologia consiste nell'aver elevato a dignità di scienza, mediante la “riduzione”, l'investigazione dell'apparire». Cfr. R. Bodei, La filosofia del Novecento, Donzelli, Roma, 20062, p. 109: «la coscienza è «intenzionalità», è sempre coscienza di qualcosa, dimodoché non esiste da un lato la coscienza e dall'altro la cosa, da una parte il soggetto e dall'altra l'oggetto, ma sempre un legame bipolare inscindibile e costitutivo». 
18 Cfr. E. Husserl, Ricerche … op. cit., p. 284. 
19 Cfr. R. M. Lupo, Questioni di metodo. Sullo statuto fenomenologico della metafisica, Dialegesthai. Rivista telematica di filosofia [in linea], anno 15 (2013) [inserito il 10 luglio 2013], disponibile su World Wide Web: <http://mondodomani.org/dialegesthai/>, [65 KB], ISSN 1128-5478, contenuto on – line: http://mondodomani.org/dialegesthai/rml01.htm.

venerdì 13 dicembre 2013

Quell'incredibile terno al lotto!



Risultato: No.

Questa la monotona litania dello scorrimento dei risultati di tutte le sezioni concorsuali alle quali ho partecipato per l'ASN.

Peggio del previsto?

A questo non saprei come rispondere.

E forse nemmeno può importarmi.

Ma non appena scorgi il nominativo di gente più blasonata di te e giudicata non idonea, anche con le motivazioni più incoerenti possibili, ti senti meno fiacco.

Però, sono due le amare considerazioni che mi sento di fare.

La prima: se questa nuova procedura per soli titoli e a livello nazionale doveva aprire le procedure selettive alla trasparenza, credo che tale obiettivo sia stato largamente mancato.

La seconda: come mai dei "chiarissimi" professori cadono ancora nel vecchio pregiudizio secondo il quale una rivista telematica vale meno di una rivista cartacea ove solo pochi possono pubblicare?

Così trascorre la gloria di questo mondo ...

Come potrei concludere, a questo punto, davanti a questi esiti? Semplice, dicendo che in fin dei conti il mio futuro non dipende da un'abilitazione che per vari motivi è fuori della mia portata.

E questo dice tutto. No?

mercoledì 11 dicembre 2013

Scene da un pronto (?) soccorso ... II




E finalmente dopo una preliminare, e davvero essenziale, visita da parte del medico di turno, mi inviano al reparto di radiologia per gli accertamenti del caso ...



Vale a dire che mi abbandonano per un'oretta in un angusto corridoio orribilmente colorato di un azzurro pastello e senza anima viva che, come me, percorra, anche solo per sbaglio, lo stesso.


Mio malgrado, e con il collo bloccato, mi adagio su una di quelle orride e squallide sedie delle sale d'aspetto di medicina ed attendo che qualcuno mi chiami.



Il tempo trascorre così grigio ed uguale, senza né chiamata né l'interessamento di qualcuno alle mie condizioni. Solo una volta, l'infermiere che mi ha accompagnato in reparto, lì di passaggio obbligato dal pronto soccorso a tutti gli altri reparti, vedendomi da lontano commenta ad alta voce "Ancora là è quello lì?", generandomi moti di soddisfazione e di narcisismo ...



Ad un certo punto si materializzano, come penso facciano i fantasmi, se mai esistono, o perlomeno come narrano in genere i romanzieri, due robuste, e perfetti simboli del femminino, barellieri le quali, con grazia ed eleganza, parcheggiano un poveretto adagiato sul suo lettino di fronte a me, in un'ansa che prolunga l'arco di squallide seggiole sulle quali accasciarsi in attesa di tempi nuovi.


E si resta ancora lì in attesa ... di Godot, probabilmente.


Mi viene voglia di alzarmi e di andare in cerca d'aiuto, almeno di conforto, ma un po' per il dolore e un po' per il timore di venir scavalcato nell'ordine di attesa, resisto al mio posto e faccio scivolare i miei occhi, non so se dolcemente, su tutti gli schizzi di quel sublime pittore che ha colorato la parete che ho di fronte ...



Nel silenzio rarefatto di quel seminterrato privo di luce solare ed illuminato dal pallore diafano del neon, improvvisamente, e capita un paio di volte, si scorgono figure furtive e rapide di uomini e donne che, in camice bianco, dunque, con tutta probabilità medici, si affacciano da una porticina nascosta, percorrono di corsa l'area del corridoio e s'infilano alla velocità della luce in un'altra porticina, altrettanto occulta, nella parete opposta ... e ti chiedi  a quel punto in cosa consista il loro lavoro ...


Ma rimani seduto al tuo posto, tra le chiacchiere femminili delle due barellieri e i lamenti dell'infermo là ...


Seduto e lasso ...


Improvvisamente la quiete surreale di quell'altrove dove sei relegato viene rotta dall'apparizione di una donna la quale urlando "Radiologia! Radiologia!" abbatte tutte le porte socchiuse e dormienti del reparto con la sua stampella ...


"In qual luogo di oscura follia sono finito?", comincio a pensare mentre trattengo a stento una risata isterica, oltre che amara, ma dal reparto di radiologia nessuna fa capolino mentre quella dolce signora mette a soqquadro strutture e stipiti ...



Dopo alcuni minuti di ordinaria follia, una delle due barellieri, la più "carina" si alza e va incontro alla signora. Al che assisto al curioso e bizzarro dialogo (tradotto in italiano dallo slang siculo) tra le due:



Barelliera: signora, cosa fa? Chi cerca?
Signora: ah, allora qualcuno c'è!
B: sì, signora, ci siamo noi, desidera?
S: sì, cercavo il personale di radiologia ...
B: ma cosa deve fare?
S: io nulla
B: e allora cosa ci fa qui?
S: no, è per mio marito
B: suo marito?
S: sì, l'avete prelevato prima dalla stanza ...
B: e dov'è ora?
S: l'avete riportato in stanza ...
B: ma non doveva fare un esame?
S: sì, la risonanza
B: allora appena siamo pronti lo preleviamo nuovamente
S: no, è che è privo di sensi ...
B: e lei scende a radiologia per chiedere aiuto?
S: il fatto è che ho pensato che l'avete sedato ma siccome avete perso troppo tempo non vorrei che si svegliasse e che girasse la testa proprio mentre effettua la TAC ...
B: signora, guardi che noi non sediamo proprio nessuno! Ma cosa dice?
S: ah ... non l'avete sedato?
B: ma si figuri! Si sarà addormentato di suo!
S: ah ... può darsi ... ma pensavo che l'aveste sedato ...
B: e pensava male!
S: e ho sentito dire che alle 17.30  chiude il reparto, riuscite a visitarlo prima?
B: ma chi le ha detto che chiudiamo? Agli esterni forse, ma per i ricoverati resta aperto ...
S: ah ... bene ... allora che faccio?
B: vada da suo marito, magari ha bisogno di aiuto e non appena possiamo veniamo a prenderlo ...
S: sì, d'accordo, arrivederci allora!


Sprofondo nei miei pensieri, un indistinto e vago languore a metà strada tra l'antropologia e la metafisica ...


Dove sono finito?


Improvvisamente, uno di quei camici bianchi di cui sopra fa capolino alla mia destra e, senza guardami mai in faccia, ma sempre con lo sguardo ben ficcato dentro al palmare, ci chiede "Cosa dovete fare?" ... al che penso di rispondere "Una piroetta, le va bene?'", ma non lo faccio e rispondo come mi viene, dato che nemmeno mi hanno detto che esame dovrei fare, e dico "Un esame radio, credo ..." ... quello resta un po' interdetto ma poi con sufficienza aggiunge "ah .. sì, sì", ma senza dirmi altro scappa letteralmente dov'è il locale della TAC.



Non so che pensare. Ora le barelliere sono diventate tre, si è aggiunta una terza in borghese ma molto in confidenza la quale fa mostra alle "amiche" di una lastra suo orgoglio perché prova di non so quale infortunio a causa del quale, suo malgrado, la poveretta è costretta a passare le giornate sul divano ... "Interessante!", mi dico, ma mi duole troppo il collo per mandarle a quel paese ... le tre così continuano nel modo (tradotto in italiano dallo slang dialettale) che segue:

BarelliereBorghese: ragazze, sapete come passo i pomeriggi?
Barelliere1: no, come?
Barelliere2: potessimo anche noi!
BB: sul divano! e come posso passarmi il tempo?
B2: guardi la tele?
BB: sì, ma non basta per far passare il tempo
B1: e quindi cosa fai?
BB: mi faccio una bella tazza di tè caldo!
B2: e fai bene!
B1: eppure ci vorrebbe qui in reparto
B2: e come potremmo?
BB: sapete, ho un bollitore che scalda l'acqua in pochissimo tempo, appena due minuti e l'acqua è calda!
B2: a quel punto basta aggiungere un filtro, dello zucchero e il tè caldo è pronto!
B1: altro che macchinetta!
BB: questo bollitore non lo uso ... e se lo portassi in reparto, per tutte noi?
B1: buona idea!
B2: sì, ma dove lo mettiamo?
BB: ci sono degli armadietti vuoti?
B1: non saprei
B2: non credo
BB: ho trovato!
B1: cosa?
B2: come?
BB: lo teniamo qui in reparto in una scatola di scarpe. Così lo prendiamo solo quando serve, poi lo mettiamo via e nessuno può dirci nulla!
B2: ottimo!
B1: buona idea! Mi sei piaciuta!
BB: allora un'altra volta lo porto


Il tè all'aroma di scarpe ... una nuova delizia!

Aiuto!


Finalmente, un'altro camice bianco compare ex machina ed avvia la sequela di esami. Prima l'infermo sul lettino, poi la signora in carrozzina in precedenza esposta all'abluzione solare come una pianta e che nel frattempo s'è aggiunta alla nostra "allegra" combriccola,  ed infine il sottoscritto ...


Ma delle modalità diagnostiche avrò modo di parlare in seguito ...



(immagine tratta da: http://www.argoit.com/images/faqsez/it/divisione-ambiente/1348132247-esistono-dei-criteri-precisi-per-stabilire-quanti-addetti-al-servizio-pronto-soccorso-devono-essere-presenti-in-un-azienda.jpg)


(continua)

domenica 8 dicembre 2013

Scene da un pronto (?) soccorso ... I




Qualche giorno fa, al culmine di una disavventura personale, sorta in ambito lavorativo e che non sto qui a pubblicizzare, sono finito al Pronto Soccorso di un certo Ospedale delle mie parti ...


Come un qualunque altro porto di mare, in genere d'infima qualità, ho vissuto esperienze al limite del surreale e che descrivo in questa sede almeno per distanziarmene un po', ridendoci sopra con gusto ironico ...


Prima raffigurazione: dopo l'avvenuta registrazione del sottoscritto, con semaforo verde, mi fanno accomodare in una saletta d'attesa attigua all'ingresso nel pronto soccorso in questione. 

Dopo alcuni minuti, giunge una vecchietta accompagnata da figlia (ma lo scoprirò solo in seguito, in reparto) e da un signore (rimasto ignoto nella parentela della degente). 


Uno degli accompagnatori chiede all'infermiera, in camice rosso, che registra gli interventi richiesti e che li smista in base ad un codice pittorico, una coperta per coprire la signora sulla carrozzina con la motivazione "sente freddo". 


Prima risposta dell'infermiera: "no, signora, coperte non ne abbiamo, forse dei lenzuoli ..." e si avvia dentro il reparto dal quale fuoriesce alcuni istanti più tardi, a mani vuote. 


Seconda risposta, più surreale della precedente: "signora, guardi, in sala d'aspetto entra un sole forte, a quest'ora poi! - sono le due e mezza del pomeriggio di una giornata assolata - La faccia mettere al sole e le faccio vedere che in breve si riscalderà!" ... 


Gli accompagnatori si guardano attoniti e perplessi negli occhi ma, un po' intimiditi un po' presi alla sprovvista, accontentano l'infermiera la quale, al termine delle procedure di esposizione solare, si gode beata l'immagine finale ... 


Io, un po' per via del collo bloccato un po' perchè non vedo l'ora di andarmene da quell'orrido luogo, non so se ridere o piangere ...


(immagine tratta da: http://www.iduepunti.it/sites/default/files/prontowqqsoccorso(1).jpg)


martedì 3 dicembre 2013

Un trascendentalista poco kantiano oppure un kantiano privo di trascendentalismo ... III

(prosegue da: http://alessandropizzo.blogspot.it/2013/11/un-trascendentalista-poco-kantiano.html)

I prolegomeni alla logica pura, almeno per come li intende e li scrive Husserl, costituiscono un'introduzione doverosa non alla logica, ma a quella riduzione fenomenologica che prenderà consistenza solo alcuni anni dopo. 


Nelle Ricerche logiche Husserl cerca di mettere a fuoco quel soggetto logico che altri non è se non il cogito[1] che successivamente verrà ridotto alle strutture fondamentali e “catturato” in quello spazio di coscienza al cui interno hanno luogo i fenomeni, ove è cioè possibile cogliere le pure essenze delle cose, la dimensione eidetica delle cose, anche del pensiero stesso. 


Prima, però, è necessario “congelare” l'atteggiamento con il quale naturaliter le cose vengono percepite e pensate, al fine, cioè, di far emergere la loro natura essenziale o formale[2]. L'intuizione al base del metodo fenomenologico consiste appunto in questa riduzione che elimina quanto v'è di superfluo nei pensieri e li riduce, nel contempo, a quanto v'è di necessario, di essenziale[3]. Si tratta, infatti, e sotto ogni punto di vista, di un'intuizione eidetica[4] dal momento che conduce all'eidos delle cose, ossia ai fenomeni nella loro manifestazione all'interno della coscienza di chi pensa[5]. 


Questo, a detta di Ricouer, il più grande merito della fenomenologia, ovvero aver elevato al rango di scienza, via la riduzione per epochè, l'investigazione dell'apparire[6], ossia della manifestazione dei fenomeni, in quanto plesso a partire dal quale, e solo successivamente, si definiscono i ruoli complementari del soggetto, che conosce, e dell'oggetto, che viene conosciuto.



Nelle Ricerche logiche, per dirla altrimenti, Husserl ha di mira non la logica, ma il meccanismo coscienziale che rende possibile i pensieri delle cose, ovvero la scienza dei fenomeni rispetto alla quale, infatti, il metodo della fenomenologia è unicamente un metodo di fenomeni[7].


Note
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[1] Cfr. P. Ricouer, Studi di fenomenologia. Verso il formalismo giuridico?, Giappichelli, Torino, 2009, p. 112: «Di diritto il Cogito è il soggetto trascendentale».
[2] Cfr. N. Ghigi, Dalla Vorhandenheit all'eidetico: una riflessione sul superamento fenomenologico dell'atteggiamento naturale, Dialegesthai. Rivista telematica di filosofia [in linea], anno 5 (2003) [inserito il 31 gennaio 2003], disponibile su World Wide Web: <http://mondodomani.org/dialegesthai/>, [89 KB], ISSN 1128-5478, contenuto on – line: http://mondodomani.org/dialegesthai/ng02.htm
[3] Cfr. P. Ricouer, op. cit., p. 121: «La grande scoperta della fenomenologia è che l'Io Penso, non è solo il riferimento delle 'altre' scienze, ma è da se stessa una “sfera d'essere” (ein Seinsphäre) che si presta una esperienza articolata e strutturata».
[4] Cfr. A. A. Bello, Husserl interprete di KantDialegesthai. Rivista telematica di filosofia [in linea], anno 7 (2005) [inserito il 7 luglio 2005], disponibile su World Wide Web: <http://mondodomani.org/dialegesthai/>, [91 KB], ISSN1128-5478, contenuto on – line: http://mondodomani.org/dialegesthai/aab02.htm.
[5] Cfr. P. Ricouer, op. cit., p. 157: «L'atto di riduzione scopre la relatività di ciò che appare alla coscienza operante; questa relatività definisce esattamente il fenomeno».
[6] Ivi, p. 191: «La gloria della fenomenologia consiste nell'aver elevato a dignità di scienza, mediante la “riduzione”, l'investigazione dell'apparire». Cfr. R. Bodei, La filosofia del Novecento, Donzelli, Roma, 20062, p. 109: «la coscienza è «intenzionalità», è sempre coscienza di qualcosa, dimodoché non esiste da un lato la coscienza e dall'altro la cosa, da una parte il soggetto e dall'altra l'oggetto, ma sempre un legame bipolare inscindibile e costitutivo».

[7] Cfr. R. M. Lupo, Questioni di metodo. Sullo statuto fenomenologico della metafisica, Dialegesthai. Rivista telematica di filosofia [in linea], anno 15 (2013) [inserito il 10 luglio 2013], disponibile su World Wide Web: <http://mondodomani.org/dialegesthai/>, [65 KB], ISSN 1128-5478, contenuto on – line: http://mondodomani.org/dialegesthai/rml01.htm.

lunedì 2 dicembre 2013

L'oggetto di fede



"Il Dio della fede non è l'oggetto di una dimostrazione matematica o di una prova scientifica legata a ciò che si vede"


(B. Forte, Introduzione, a: Papa Francesco, Lumen Fidei, La Scuola, Brescia, 2013, p. 5)


Due spunti soltanto.


Il primo: la fede non è oggetto di dimostrazione in positivo, vale a dire che il suo oggetto teista è indisponibile a lasciarsi catturare entro le strette maglie di un'argomentazione matematica o scientifica. Ergo, chi avrebbe bisogno di una tale dimostrazione? Solo chi non possiede una fede sicura e vorrebbe delegare a terzi la sicurezza del proprio credo.



Il secondo: come la fede non è oggetto di dimostrazione in positivo, vale pure la conversa, ossia la dimostrazione in negativo (dimostrare che Dio non è) né in maniera matematica né in maniera (pseudo-)scientifica. Detto altrimenti, chi avrebbe bisogno di una dimostrazione ateistica? Specularmente, quanti non riescono a reggere il giogo, o il rischio, della propria non - fede (in Dio) al punto da necessitare di sostegni in questo atteggiamento di fede, di spalle altrui sulle quali scaricare il peso della propria incredulità.



Forse ha ragione Plantinga quando sostiene che tanto la posizione teista quanto quella ateista giocano al ribasso ciascuna per parte propria, negando sufficiente evidenza alla tesi avversaria, e tralasciando il carattere forte dell'atteggiamento di fede, vale a dire la scelta per l'una o per l'altra tesi.


Piuttosto, l'oggetto di fede è indocile alle costruzioni umane, sia che si veda sia che non si veda, sia che si accetti sia che non lo si accetti.

venerdì 29 novembre 2013

Un trascendentalista poco kantiano oppure un kantiano privo di trascendentalismo ... II



(immagine tratta da: http://www.phillwebb.net/History/Twentieth/Continental/Phenomenology/Husserl/Husserl8.jpg)


Stabilito che lo sguardo fenomenologico prescinde dal contenuto della singola cosa, in quanto proprio la cosa - questa - qui, la fenomenologia husserliana si caratterizza in termini trascendentali perché la riduzione fenomenologica dei dati di esperienza costituisce un complesso di saperi rivolti alle essenze delle cose[1].



Certo ci troviamo distanti anni luce dalla filosofia trascendentale di Kant, ma la natura originale di Husserl va colta nella sua interezza. Il vago riferimento trascendentale, ad un Io - penso che conosce oggetti logici, vale a dire oggetti - di - pensiero, che entrano nello spazio attivo della coscienza, e che si strutturano di conseguenza per quel che appaiono, è dovuto al dibattito intenso di Husserl con i neokantiani di inizio XX sec.




Husserl frequenta le "arie" kantiane per loro tramite, anche se la finalità del proprio procedere travalica gli argini stessi del kantismo propriamente detto, per investigare la natura dello sguardo intensionale dell'uomo che prende in considerazione i correlati non empirici delle cose, in forza dei quali il dato di esperienza perde la sua materialità bruta per divenire, di per sè stesso, un oggetto di pensiero, vale a dire un oggetto della costruzione logica del soggetto, ergo un oggetto logico.




Per altri motivi, l'intento di Husserl è, in maniera duplice, oltre che plurale, idealistico e nostalgico: è idealistico perché pretende, in maniera alquanto incoerente, di ricostituire quell'unità pre - moderna, spezzata dal progresso conoscitivo, e dalla posteriore specializzazione disciplinare, tra scienze esatte, o naturali, e scienze umane, o dello spirito; è nostalgica perché, pur essendo ammirevole, non si rende consapevole della definitiva frattura intercorsa tra le due branche della scienza umana, dovuta non a un metodo di ricerca responsabile di una reductio ad unum degli oggetti della scienza, ma ad una finalità della ricerca stessa che diverge profondamente a seconda che gli oggetti di esperienza vengano presi in considerazione, rispettivamente, per spiegare come funzionino le cose stesse oppure per comprendere come la fisiologia naturale influisca sui comportamenti umani.




Husserl segue ancora la linea storica della filosofia come scienza rigorosa, in grado di soddisfare le più alte esigenze teoretiche dell'uomo[2], vale a dire come visione olistica della scienza occidentale, che prescinde dalle singole ontologie regionali e che tutte contiene al proprio interno.



In questo modo, il suo discorso appare originale nel panorama complessivo della storia della filosofia di inzio Novecento ma anche profondamente "solitario" entro i medesimi confini da lui stesso tratteggiati per la riduzione fenomenologica. Infatti, a parte qualche epigono di basso livello e un famoso fraintendimento clamoroso, la fenomenologia non ha lasciato un'influenza davvero irresistibile alle sue spalle, se si eccettua l'attuale revival il quale, però, data la sua enorme distanza temporale dalla sorgente originale non può che tradirne e le finalità e le aspettative. In qualche modo, infatti, esso è dovuto più alla temperie attuale, che non alle ragioni che ispirarono Husserl stesso.


(continua)

Note
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[1] Cfr. E. Husserl, Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica I, Einaudi, Torino, 2012, p. 6.
[2] Cfr. E. Husserl, La filosofia come scienza rigorosa, Laterza, Roma – Bari, 1994, p. 3.

mercoledì 27 novembre 2013

Un trascendentalista poco kantiano oppure un kantiano privo di trascendentalismo ... I

(ci vuol fegato per approcciarsi ad Husserl, ci vuole ingegno sincero per comprenderlo. A partire da questo post, cercherò di avere sia l'uno che l'altro in un processo plurale di progressiva comprensione di questo, per me, illustre sconosciuto)


(immagine tratta da: http://biografieonline.it/img/bio/Edmund_Husserl_1.jpg)



Chi non vuole buttarsi su Heidegger e nel contempo rimanere lontano dal mantra del postmoderno, in genere, assume Husserl come il prototipo dell'ultimo VERO filosofo.


Questo, secondo certi aspetti oppure da un determinato punto di vista, è vero, ma corre il rischio della banalizzazione oppure dell'azione secondo falsa coscienza.



Dobbiamo, piuttosto, sfrondare il linguaggio husserliano, così debitore, a suo modo, alla cultura, anche scientifica, del suo tempo da apparire quanto meno "strano" ad un lettore odierno.


Così, prendiamo in considerazione solamente il suo Manifesto: Idee per una fenomenologia pura[1]. 

Cosa intende Husserl con filosofia? Glossiamo il suo linguaggio e cerchiamo di chiarire un poco le idee.

In primo luogo, egli considera la filosofia una fenomenologia. Ma che vuol dire fenomenologia? E' evidente come il discorso si collochi ben distante dal suo principale termine di paragone, vale a dire il fenomenismo trascendentale di Kant. Husserl si riferisce ad un generico campo di fenomeni per dire solamente che la filosofia consiste in questo sguardo trascendentale sui fenomeni. Al punto da poter essere una "scienza di fenomeni"[2]. 


Ora se per Kant la conoscenza è il frutto della (doppia) sintesi di giudizi a priori e di giudizi empirici, in Husserl questo non importa. Non si tratta infatti di determinare le condizioni a priori di ogni conoscenza futura o possibile, vale a dire esattamente l'orizzonte trascendentale del cogito, o Io penso, ma più dinamicamente la maniera attraverso la quale il fenomeno entra nello spazio della coscienza, diviene cioè oggetto di pensiero[3].

Per dirla altrimenti, se in Kant conta stabilire con quale attendibilità il soggetto pensa quel che pensa, in Husserl conta stabilire come pensa chi pensa.


Per questo motivo, e sin dalle Ricerche logiche, egli prende posizione contro la psicologia empirica[4]: non ha alcuna importanza ancorare la conoscenza dei processi gnostici, vale a dire conoscitivi, in quanto frutto dell'articolazione del cogito umano, alla loro dimensione materiale, vale a dire fisica o cerebrale; importa, piuttosto, descrivere come funziona il pensiero umano nel momento stesso in cui ha luogo.

Ecco come mai Husserl appare così lontano dai nostri orizzonti: egli non si limita a fornire un resoconto ex post, ossia al termine del processo del pensiero, ma ne fornisce una presa diretta, dando luogo a quel caratteristico "rumore di fondo" che è possibile cogliere leggendo le sue pagine ...


A questo punto, però, dovrebbe risultare del tutto chiaramente, come egli stia a Kant come Kant stia a Copernico. Husserl si richiama molto da lontano al fenomenismo trascendentale kantiano ma subito per smarcarsi e gettare le fondamenta di quella che lui stesso considera una "scienza essenzialmente nuova"[5], la fenomenologia, vale a dire la descrizione dinamica, ed interna, della maniera attraverso la quale la coscienza fa esperienza di fenomeni, vale a dire di idee pure, o essenze

In questo modo, quella di Husserl non può venir considerata una filosofia trascendentale, ma una fenomenologia che punta ad essere una scienza delle idee, vale a dire è una scienza eidetica.


E cosa significa scienza eidetica? Anche a costo di apparir superficiale o scolastico, sostengo che è una particolare curvatura del discorso filosofico la quale prende in considerazione le essenze delle cose, ossia la natura loro propria dei ... fenomeni. 


Detto altrimenti, quel che è quanto appare. 


Kant parlava in termini critici di noumeni, vale a dire di sorgenti inconoscibili delle conoscenze, ossia la combinazione mista, a priori ed empirica, dei fenomeni, invece qui Husserl parla di essenze, vale a dire di sorgenti conoscibili delle cause della conoscenza, ossia dei fenomeni una volta che entrino nello spazio della coscienza, gli "elementi strutturali alla nostra esperienza"[6].

(continua)

Note
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[1] Cfr. E. Husserl Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica, Einaudi, Torino, 2012.
[2] Ivi, p. 3.
[3] Ivi, p. 5.
[4] Ivi, p. 3 e sg.
[5] Ivi, p. 3.
[6] Cfr. V. Costa, Husserl, Carocci, Roma, 2009, p. 33.