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domenica 29 dicembre 2019

sabato 28 dicembre 2019

Leggendo ... Anselmo!

Stavolta è il turno di Anselmo d'Aosta!

Buona fruizione!



Ovviamente, se il video vi è piaciuto, non  esitate a diffonderlo e/o iscrivervi al mio canale. Ambedue le cose sono parimenti ben accette!

lunedì 23 dicembre 2019

Il mito della caverna

Narra Platone ...

Ma cosa significa il mito della caverna?

Alcuni spunti interpretativi (utili per il lavoro didattico a scuola)!




Se trovate utile la videolezione, non esitate a divulgarla ed, ovviamente, non tralasciate di iscrivervi al mio canale!

Buono studio!

sabato 21 dicembre 2019

Raffaello ... il MOOC!


Interessantissima esperienza su Raffaello Sanzio, a cura dell'infaticabile Alessandro Bogliolo!

Didattica universitaria libera e aperta!

Assolutamente consigliata!


giovedì 19 dicembre 2019

Leggendo ... Leibniz!

Stavolta è il turno del caro Gottfried ...




Messo mi piace al video? No? E cosa aspetti?

Mi stai facendo (buona) pubblicità? No? Eppure io me l'aspetto ...

Ti sei iscritto/a al mio canale? No? E cosa vorresti di più? Un #ciovaneprof è gratuito!

martedì 17 dicembre 2019

David Hume. O della critica radicale all'esperienza ...

Nuova videolezione del #ciovaneprof!

Stavolta si tratta di una brevissima ed essenziale introduzione alla filosofia di Hume (in materia di conoscenza umana).

Buona visione!



post scriptum

Se trovate utile il video, non esitate a divulgarmi: ve ne sarò grato!

Ovviamente, non dimenticate di iscrivervi al mio canale!

giovedì 12 dicembre 2019

Leggendo ... Platone!

Altra breve video lettura.

Stavolta tocca a Platone!




Se il video vi è piaciuto o lo avete trovato comunque utile, per svariati motivi, non esitate a farmi pubblicità.

Ovviamente, mi attendo che vi iscriviate anche al mio canale!

domenica 8 dicembre 2019

Dopo l'estate, il lungo inverno ...


Riprendo oggi le pubblicazioni sul blog.

Purtroppo, sempre meno frequenti ...




Se il video vi è piaciuto, non esitate a farmi pubblicità.

Ovviamente, non dimenticate di iscrivervi al mio canale!

martedì 30 luglio 2019

Quark Europa #5

 Fine serie.

Spero vi sia piaciuta.

L'ho trovata interessante, arguta, preveggente, asciutta, rigorosa e seria.

E voi?


sabato 27 luglio 2019

giovedì 25 luglio 2019

mercoledì 3 luglio 2019

Quark Europa #1

Comincia con il presente post una nuova serie.

Riguarda alcune delle puntate prodotte dalla RAI durante gli anni '80 per introdurre il grande pubblico al tema dell'Europa.

Tralasciando le dubbie finalità politiche e sovraniste del canale youtube che le ha caricate, il rigore adoperato dal conduttore, Piero Angela, ne fa un utile e spendibile prodotto da utilizzare nei vari segmenti di Cittadinanza e Costituzione.

Buona visione!


mercoledì 26 giugno 2019

Materiali da un PON

Quella che segue è la presentazione di supporto creata per lo svolgimento delle lezioni dei moduli del PON di Cittadinanza Europea.




Qui lo sfogliabile completo

giovedì 30 maggio 2019

Studentessa universitaria

Ma Cristicchi è anche questo: improbabile racconto della giovinezza precaria!

E canto alla vita che sconvolge e rovescia ogni aspettativa ...


sabato 25 maggio 2019

... ed ora su quel banco ci sei tu!


Il tempo passa senza che ci si possa fare nulla. E, in men che non si dica, i rapporti si ribaltano, ed ora che son in cattedra ripenso sempre a quando sono stato uno studente.

A tal proposito, con le sue tonalità, il timbro della sua voce, i suoi testi, Venditti cade a fagiuolo per cantare il passaggio di consegna tra generazioni diverse.

Avete presente l'età del Liceo? Bene, ora noi non lo occupiamo più ed altri ne hanno preso il posto, mentre immutata resta la vita con l'esuberanza giovanile.

La maturità è vicina, nulla resta eguale dopo.


giovedì 23 maggio 2019

Genova, brucia!


Grazie Cristicchi per questa difficile prova e per rinnovare il doveroso e doloroso ricordo di quei infuocati giorni di diciotto anni fa ...


mercoledì 22 maggio 2019

Altro capitolo del corso DigiMOOC

Di seguito la nuova lezione del professor Bogliolo nel MOOC "Umano digitale".

Non lasciatevi ingannare!

Molto più interessante e trasversale di quanto, erroneamente, possiate immaginare!


domenica 19 maggio 2019

Belle vibrazioni!

Che brividi a risentire questa canzone! Son passati già 22 anni? Oh mamma!

Eppure, è così attuale ...


sabato 18 maggio 2019

Carpe Diem

Ascoltiamo, ancora una volta, e sempre, l'incrollabile saggezza degli antichi!

Orazio, parlaci, dunque!


"Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi

finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios

temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati!

Seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,

quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare

Tyrrhenum, sapias: vina liques et spatio brevi

spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida

aetas: carpe diem, quam minimum credula postero"


(url: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/0/01/Augustus_Prima_Porta_Louvre_Ma1247_n2.jpg/800px-Augustus_Prima_Porta_Louvre_Ma1247_n2.jpg)

giovedì 16 maggio 2019

venerdì 10 maggio 2019

Severino e la filosofia moderna #3





(E. Severino, La filosofia modernaRizzoli, Milano, 1987, p. 203)

A volte, i grandi autori riescono ad essere didattici.

giovedì 2 maggio 2019

Severino e la filosofia moderna #2



(E. Severino, La filosofia modernaRizzoli, Milano, 1987, p. 156)

A volte, i grandi autori riescono ad essere didattici.

martedì 30 aprile 2019

Umano e digitale #6

Bogliolo ci parla dell'informazione, del suo trattamento e della diminuzione dell'incertezza!

Cosa poter chiedere di più?

E, chicca finale, chiusa su infinito ed entropia, aprendo dialoghi e contaminazioni!


lunedì 29 aprile 2019

Severino e la filosofia moderna #1


(E. Severino, La filosofia moderna, Rizzoli, Milano, 1987, p. 56)

A volte, i grandi autori riescono ad essere didattici.

mercoledì 24 aprile 2019

Digital Story Telling

Insegnamento vecchio e demotivante?

Insegnanti vecchi e demotivati?

Alunni giovani e demotivati?

Ecco una proposta di soluzione: un fumetto in stile medievale!

Basterà? No di certo, ma è un buon viatico lungo l'erta strada che si apre davanti alla vituperata e povera scuola pubblica italiana!

Certo, vi sono dei difetti ma chi non comincia non erra mai!


lunedì 15 aprile 2019

Umano e digitale #3

Terza lezione del MOOC Umano digitale (ancora non lo frequenti? Che attendi?)

Come sempre, pregno di suggerimenti ed idee!


martedì 9 aprile 2019

Umano e digitale #2

Seconda lezione del MOOC Umano e digitale (non vi siete ancora iscritti? Cosa attendete? Guardate che è gratis!)

Interessante ed intrigante come sempre!


domenica 7 aprile 2019

Lo scettico dimostra il principio di non contraddizione ...

Amena modesta videolezione (breve) dello scrivente.

Stavolta sulla dimostrazione elenctica del principio di non contraddizione.

Spero possiate, in qualche modo, trovarne giovamento nello studio e, più in generale, nella cura delle vostre persone.


venerdì 22 marzo 2019

Umano e digitale

Cosa c'è in comune tra le macchine e l'uomo? Tra la tecnica e la poesia?

Il digitale! Sì, anche in Leopardi!

Ce lo spiega il professor Bogliolo!


lunedì 18 marzo 2019

lunedì 11 marzo 2019

Come scrivere un giallo in costume ...

Perché scrivere un romanzo ambientato nel passato? La ragione è piuttosto semplice, basta saperla intendere nel modo adeguato. Ma lasciamo la parola a Comastri Montanari che ne sa sicuramente parecchio e dalla quale certamente c'è da imparare ...

"La pluralità delle culture è finalmente arrivata, con buona pace di chi la temeva e soddisfazione di chi, come la sottoscritta, la aspettava a braccia aperte. Di conseguenza nulla è rimasto ormai di abbastanza lontano, sconosciuto e misterioso, salvo il passato. Ed è appunto nel passato che troveremo rifugio, per goderci appieno i nostri gialli"

(D. Comastri Montanari, Giallo antico. Come si scrive un poliziesco storico, Hobby & Work, 2007, p. 14)


(url: https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/318-eNleMkL._BO1,204,203,200_.jpg)

sabato 9 marzo 2019

Index

Questo è l'indice degli articoli relativi alla cosiddetta autonomia differenziata, tema attualmente nell'agenda dei decisori politici.





E no, non è affatto saggio ciondolare sulle spalle dei nani!



(url: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/ac/Honor%C3%A9_Daumier_017_%28Don_Quixote%29.jpg)

venerdì 8 marzo 2019

Sulle spalle dei nani #3




Sulle spalle dei nani #3


Una lettura della cosiddetta autonomia differenziata

Cosa significa, allora, una maggiore autonomia? Siccome quest’ultima è richiesta da alcune regioni, si configurerebbe una situazione ove alcune regioni trattengono sul proprio territorio funzioni rilevanti, oltre che qualificanti, dell’azione propria di uno Stato, mentre tutte le altre, almeno allo stato attuale o in un primo periodo, manterrebbero l’attuale separazione di ruoli, competenze e funzioni tra Stato centrale e Regioni. 


Questo, in assenza di una cornice unica nazionale in merito ai livelli standard di prestazioni al cittadino da erogare sull’intero territorio nazionale, suscita già alcune perplessità e certo non pochi timori in merito all’eccessiva frammentazione locale dell’azione propria di uno Stato. Non per nulla si fa notare infatti come, nella retorica pubblica, si contrapponga uno Stato centrale, inefficiente ed iniquo, a Regioni, efficienti ed eque. In realtà, quel che si rimprovera allo Stato, segnatamente la sua centralità burocratica, può benissimo venir rimproverato alle regioni, ree di volere costituire, a livello locale, la medesima centralità che desiderano sottrarre allo Stato.

Comunque, a nulla valgono premesse come “nell’ambito unitario del sistema nazionale”, ed affini. Ma entriamo nello specifico. Le regioni in questione non si accontentano di nuovi poteri, chiedono anche nuovi finanziamenti. E qui i timori diventano ampi. Infatti, pur nei complessi meccanismi di calcolo, a processo approvato dal Parlamento, nei termini di legge dello Stato che ratifica l’intesa tra le regioni interessate e il Governo, emerge che lo Stato dovrebbe trasferire alle regioni la correlativa spesa, calcolata sul fabbisogno storico di queste ultime. Con l’aggiunta, certo non trascurabile, di ogni qualsiasi nuova entrata tributaria che in futuro potrebbe verificarsi. In altri termini, l’eventuale posteriore extragettito resterebbe sul territorio e verrebbe gestito direttamente dalle regioni medesime. 



E qui cominciano i problemi. Infatti, ciò equivarrebbe a consentire a queste regioni, le più ricche del Paese, di trattenere approssimativamente qualcosa come il 90% delle entrate fiscali attuali, pur in regime di compartecipazione tra Stato e regioni, nonché ogni futuro incremento nella misura del 100% del totale. Ma dette regioni contribuiscono alle entrate fiscali di tutto lo Stato. Ne consegue, pertanto, che, a regime, la quota complessiva dei finanziamenti centrali ai territori più depressi dovrebbe giocoforza diminuire. Non a caso, in molti hanno visto nella richiesta di maggiore autonomia una sorta di “secessione dei ricchi”, e sotto un certo aspetto, non può dirsi che abbiano torto. 


Altri ancora hanno ravvisato il concreto rischio di una “morte dello Stato”. Quest’ultima ipotesi, pur nebulosa dato che discutiamo di possibilità e di scenari inediti, però, non tiene conto della possibilità prevista dal decisore politico, ovvero quanto previsto dal terzo comma dell’art. 116 Cost. Vale a dire, perché prevedere questa possibilità se spostare funzioni, competenze e risorse dal centro alla periferia appare pericoloso? Soprattutto per la tenuta stessa della coesione nazionale? 

Il problema, a dire il vero, non è la forma della previsione, ma la sostanza dell’intesa tra Regioni e Governo. Detto altrimenti, una regione potrebbe pure chiedere il 100% delle possibilità previste dal comma terzo dell’art. 116 Cost., ma nessun Governo sarebbe obbligato ad accettarle tutte. Ed ancora, una regione potrebbe pure chiedere il 100% delle risorse attualmente erogate per svolgere queste funzioni a livello centrale o concorrente, ma in alcun caso il Governo è automaticamente costretto a cedere. 

Il problema, come si vede, è più di levatura morale degli attuali decisori politici che di tenuta democratica del sistema nel suo complesso, e rimanda, pur con una pluralità di livelli diversi, alla dicotomia tra forte e debole, tra attori istituzionali e decisori politici, dai territori economici alla redistribuzione della ricchezza, etc.


Apriamo, infine, una piccola parentesi sulla cornice di equità di un simile progetto.


Non si tratta, a ben vedere, di astratte ed altissime questioni morali, anche se in realtà la maggiore o minore prossimità di queste ultime alle situazioni reali dipende dall’ingegno che le declina in concreto e non da loro stesse. Si tratta, invece, di vere e proprie questioni di giustizia materiale, o, se si preferisce, sostanziale. Come asserisce Martha Nussbaum, ad esempio, «i doveri di giustizia sono molto rigidi e richiedono alti standard morali di tutti gli attori nel loro agire» (Nussbaum, Giustizia e aiuto materiale, p. 11). Per poter declinare in concreto cornici teoriche di riferimento ci vorrebbero decisori politici di grande statura, e questi, purtroppo, al momento mancano. Ma se a prendere le decisioni sono piccoli personaggi politici, ecco che le questioni di giustizia potrebbero venir eluse, con grave danno per l’intera collettività.


Da ultimo, certe realizzazioni concrete dell’ideale di giustizia vengono giustificate in nome di un tecnicismo politico avalutativo, vale a dire neutro rispetto alle medesime finalità cui mette capo. Questa sorta di avalutatività ruota intorno al frainteso concetto di diritto: non il diritto dei soggetti, ma l’oggettività materiale di leggi, codici, norme … Questo modo di procedere, oltre che ideologico, e per preciso calcolo politico, sul quale non entriamo, un po’ per pudore e un po’ per non fare il loro gioco, manca di considerare o di dichiarare che la legge «è un districarsi difficile e impegnativo nel ragionevole compito di trovare le strade per smussare i contrasti, promuovere la convivenza, impedire le prevaricazioni, assicurare a ciascuno, nella vita comune, una parte non mortificata» (Zagrebelsky, La virtù del dubbio, p. 51). Non una legge assoluta, e, per ciò stesso, vera, oltre che giusta, ma un diritto mite, «strumento di convivenza delle diversità» (Ivi, p. 50). Ma in questa presunta neutralità materiale del diritto, i suoi sostenitori innalzano un Moloch unico al cui altare sacrificare ogni differenza, ogni diversità, costituendo un unico diritto per tutti e per nessuno.

E la giustizia? Già, dov’è finita? Far parti eguali tra diseguali non è equo. Se il diritto ad una dimensione considera tutti su un piano di eguaglianza, sia pure solamente formale, non tiene conto, per come dovrebbe invece, di tutta una serie di «diseguaglianze che sorgono dalle abilità produttive, dai bisogni e altre variabili personali» (Sen, La diseguaglianza, p. 169). Detto altrimenti, nessuno nasce in parità con gli altri. Ognuno nasce all’interno di una rete di diversità, economica, culturale, sociale. Questa diversità influenza pesantemente la posteriore esistenza del soggetto, in positivo ma anche in negativo, con tutte le ricadute del caso riguardo a libertà personale, capacità lavorativa e benessere esistenziale complessivo. Dire che siamo liberi non ci rende affatto liberi se poi vi sono difficoltà materiali all’esercizio effettivo di detta libertà.

Inoltre, istituzioni che si limitano a declamare avalutativamente l’eguaglianza formale o la libertà teorica delle persone, rendono un buon servizio alla giustizia? Ovviamente, no. E questo la dice lunga sulla vocazione progressista o umana di coloro che esaltano la natura tecnica del diritto e delle legge. 


Al contrario, così come la libertà umana non esiste nella sola concezione astratta, ma, al contrario, ha bisogno di condizioni materiali di effettivo esercizio, per poter esistere non di per sé, ma al servizio di attori sociali umani concreti, le istituzioni come intendono promuovere la giustizia? Rammentiamo che il costituzionalista ha ben inteso questo compito nei due paragrafi dell’art. 3 Cost., un illustre sconosciuto ai novelli costituzionalisti degli ultimi decenni. Ci dice ancora una volta Sen, non a caso ideatore di un approccio alle capacità come declinazione concreta delle esigenze di giustizia, «dobbiamo anche riflettere su come le istituzioni dovrebbero essere regolate qui e ora, in modo da promuovere la giustizia favorendo la libertà e il benessere di coloro che vivono oggi, e che domani non ci saranno più» (Sen, L’idea di giustizia, p. 92). Come potrebbe conciliarsi un’autonomia differenziata con il compito costituzionale della rimozione delle cause materiali dell’ingiustizia? Oppure, peggio, come potrebbe accettarsi una ripartizione delle risorse economiche che rendesse impossibile la rimozione di dette cause in alcuni territori? O, ancora, come sarebbe possibile garantire standard anche minimi di servizi alla collettività con una dotazione finanziaria anche inferiore a quella attuale? Ma, e allargando ulteriormente il focus, come si potrebbe ancora parlare di redistribuzione della ricchezza se questa rimane su alcuni territori?


Sembra quasi, che noi si viaggi sulle spalle di nani, i quali soffrono di un particolare disturbo visivo in forza del quale il molto piccolo, e particolare, ha sostituito tutto il resto. Una caratteristica inversione del rapporto hegeliano tra le parti e il Tutto, indicativa della loro levatura politica.



(url: http://www.affaritaliani.it/static/upl2018_restyle/vies/viesti-secessione10.jpg)

Indice degli articoli relativi all'autonomia differenziata e ai suoi problemi (qui)

lunedì 4 marzo 2019

Equità


«dobbiamo anche riflettere su come le istituzioni dovrebbero essere regolate qui e ora, in modo da promuovere la giustizia favorendo la libertà e il benessere di coloro che vivono oggi, e che domani non ci saranno più»





(A. Sen, L’idea di giustizia, p. 92)








(url: https://sites.google.com/site/whoamibyshivanipatel/_/rsrc/1482240987126/catalysts/amartya-sen/amartya%20sen.jpg?height=320&width=231)

venerdì 1 marzo 2019

Sulle spalle dei nani #2

Sulle spalle dei nani #2
Una lettura della cosiddetta autonomia differenziata

Ha sicuramente ragione Gianni Ferrara quando scrive che ogni Costituzione ha una sua storia, e, quindi, una precisa origine storica dei suoi principi (Ferrara, La Costituzione. Dal pensiero politico alla norma giuridica, p. 12). E, nel nostro caso, il background dei costituenti è sicuramente l’esperienza fascista. Tuttavia, non è affatto detto che una tendenza generale debba per forza valere come evoluzione necessaria. Infatti, la stessa L. Cost. n. 3 del 2001 è debitrice nei confronti delle varie bozze e proposte di revisione costituzionale discusse dalla Commissione bicamerale D’Alema nel 1997, ovvero in una temperie culturale ben precisa. La riforma, pertanto, appare oggi “vecchia” dal momento che i bisogni avvertiti e le condizioni di loro effettiva realizzazione sono profondamente diversi. Ne consegue che lo stesso impegno a garantire condizioni eque di realizzazione personale assume un profilo decisamente eterogeneo.
Inoltre sembra che abbia ragione De Monticelli quando scrive che «il sentimento fondamentale è un disprezzo per il proprio prossimo che oscilla fra gli estremi dell’indulgenza e del rancore, propendendo decisamente per quest’ultimo, con un’ossessiva insistenza sul sospetto, la paura e la vendetta, apparentemente gli unici motori della storia» (De Monticelli, La questione morale, p. 34).
L’atavico vizio italico alle mancate virtù civiche presenta adesso la sua evoluzione, ovvero una strutturale incapacità a coagulare interessi privati al fine di produrre valore comune. Se Lanaro, nella sua monumentale storia dell’Italia repubblica, lamenta questa scissione tra pubblico e privato, tra Paese legale e Paese reale S. Lanaro, Storia dell’Italia repubblicana, p. 477 e sg.), è sicuramente la De Monticelli ad offrirci la diagnosi più evoluta e prossima al fenomeno osservato: «siamo un paese con troppi individui non formati […] una parte troppo grande delle persone, in questo Paese, non è mai uscita veramente dalla sua famiglia, ristretta o allargata. La nostra società civile è fatta di personalità fragilissime dal punto di vista dell’assunzione di responsabilità individuali […] Quando i partiti di massa novecenteschi sono finiti, questa immaturità è venuta alla luce» (De Monticelli, op. cit., p. 57).

Questo è puntualmente il caso della cosiddetta autonomia differenziata, ovvero la possibilità, contemplata dall’art. 116 Cost., di poter attribuire maggiori competenze e poteri alle regioni, tramite legge dello Stato, nelle materie “di cui al terzo comma dell'articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all'organizzazione della giustizia di pace, n) e s)”, nel rispetto dei principi stabiliti dall’art. 119 Cost. Questi ultimi stabiliscono l’autonomia finanziaria degli enti locali.
In questo modo, i precedenti principi del decentramento e dell’autonomia hanno istituito un preciso regime che prevede sia entrate dirette delle regioni sia compartecipazioni alle entrate statali per la parte che riguarda un preciso territorio. In altri termini, l’art. 119 amplia le possibilità finanziarie degli enti locali, ma ne perimetra i confini. Secondo la dottrina costituzionale questi integrano i limiti statuiti dagli artt. 23 e 53 Cost. Il primo stabilisce una riserva di legge riguardo all’imposizione di prestazioni personali e patrimoniali nei confronti del cittadino. Il secondo invece stabilisce che tutti i cittadini e gli stranieri con interessi economici in Italia hanno il dovere di contribuire alle spese dello Stato mediante prelievi fiscali, in ragione della capacità contributiva di ciascuno e secondo criteri di progressività.


Alla luce di questa cornice generale, decliniamo in concreto la questione recentissima delle proposte di autonomia differenziata avanzate da alcune regioni. Queste ultime, forti di una precedente consultazione referendaria locale, hanno richiesto allo Stato un aumento di poteri e competenze a livello locale, segnatamente quelli relativi al terzo comma dell’art. 117 Cost. e quelli relativi alle lettere l), n) ed s).

Tralasciamo il fatto che il Governo non abbia recepito tutte le richieste motivate da parte delle regioni ed analizziamo, senza pregiudizi la questione, pur non potendo entrare nel dettaglio.
L’art. 117 Cost. elenca le materie relativa alla competenza legislativa nazionale, alla competenza legislativa regionale, alla competenza legislativa concorrente, nonché la riserva di legge di sola pertinenza regionale, quest’ultima formulata in termini residuali rispetto a quanto espressamente previsto dalla legge. Le materie di cui alle lettere l), n) ed s) sono le seguenti: giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa; norme generali sull'istruzione; tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali. Invece, le competenze di cui al terzo comma del medesimo articolo sono le seguenti:

rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni; commercio con l'estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. 


Come si vede si tratta di parti importanti dell’azione di uno Stato.



(continua)


(url: http://maurobiani.it/wp-content/uploads/2019/02/autonomia-ricca.png)

lunedì 25 febbraio 2019

Sulle spalle dei nani #1




Sulle spalle dei nani #1

Una lettura della cosiddetta autonomia differenziata


V’è un trattato fondamentale che istituisce lo Stato italiano, e lo fa combinando due principi, distinti ma relati: 

1) l’unità del Paese, territoriale, istituzionale e burocratica; e, 


2) la sussidiarietà. 

In modo particolare, appaiono rilevanti gli articoli 3 e 5 della Costituzione. Mentre il primo coniuga l’ideale della giustizia nei due sensi, formale e sostanziale, impegnando attivamente lo Stato nella rimozione degli ostacoli materiali al pieno sviluppo personale degli abitanti del territorio nazionale, il secondo recita “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento”. 


Ne consegue, pertanto, che gli impegni assunti dalla Repubblica nella rimozione delle cause della povertà personale dovrebbero passare per un servizio da attuarsi nelle esigenze dell’autonomia e del decentramento. In altri termini, il costituente, già nel 1948, concepiva lo Stato repubblicano nella forma di un attore politico capace di garantire l’uguaglianza sostanziale attraverso la partecipazione, solidale e responsabile, dei territori costituenti la stessa Nazione. D’altro canto, unità e indivisibilità appaiono come concetti distinti, ma non separati, nel qualificare lo Stato. 

Peraltro, nel progetto costituzionale questi due principi in opposizione al precedente regime fascista, ovvero l’idea secondo la quale uno Stato democratico riconosce la pluralità degli enti statuali e la dignità dei territori. 

Ebbene, l’art. 5 Cost. coniuga da un lato il decentramento, dal momento che le autonomie locali espletano un decentramento delle funzioni, e dall’altro l’autonomia dei servizi, dal momento che proprio perché le autonomie locali espletano funzioni il servizio è prossimale ai loro fruitori finali. Ma, come sappiamo, il testo originale è stato revisionato varie volte, pur integrando al proprio interno due clausole che ne rendono difficoltoso, ma certo non impossibile, una sua successiva modifica. La più importante è sicuramente quella avvenuta ad inizio secolo quando, con la L. cost. n. 3 del 2001, il decisore politico ha sostituito il precedente principio del parallelismo, secondo il quale Stato centrale ed autonomie locali esercitavano una loro potestà legislativa, con il seguente, ed attuale, principio della sussidiarietà. L’art. 118 Cost., infatti, come modificato, recita “Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza. Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze. La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell'articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali. Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. 

Per dirla in breve, l’ordinamento italiano configura in termini sussidiari l’azione dei pubblici poteri i quali possono intervenire nel contesto sociale solo se questo intervento comporti maggiore efficienza, nella dissipazione delle necessarie risorse, e maggior efficacia, in riferimento ai risultati dell’azione intrapresa. 

Secondo la dottrina, peraltro, il principio di sussidiarietà è duplice: 

1) verticale: la ripartizione gerarchica dei poteri deve essere spostata verso gli enti più vicini al cittadino; e, 


2) orizzontale: il cittadino, per il tramite dei cosiddetti corpi intermedi, deve poter collaborare con le istituzioni al fine di definire le strategie d’azione che possano incidere sulla realtà sociale a lui prossima. 

La disciplina costituzionale, pertanto, presenta due nuove fattispecie, rilevanti ai presenti fini, vale a dire:

a) la prossimità territoriale, come centro di aggregazione delle forze politiche e burocratiche; e, 

b) la privatizzazione dello spazio pubblico. 

La prima impegna gli sforzi pubblici nel considerare il fruitore finale sul territorio fine e protagonista dell’azione politica o amministrativa. 


Invece, la seconda frammenta lo spazio di elaborazione e decisione delle scelte politiche, ovvero pubbliche, in funzione di privati, più o meno grandi.


(continua)


(url: https://rome.carpe-diem.events/data/afisha/o/3f/73/3f73ed65d4.jpg?1551010064)


venerdì 22 febbraio 2019

CittadinanzaCost#1



Nuova pillola di Cittadinanza e Costituzione!

Se la qualità non sarà eccelsa e se saranno presenti innumerevoli errori, portate pazienza! Nonostante ch'io mi impegni forte forte forte, non posso mica eccellere o confezionare dei prodotti professionali. No? Ma non ditelo al ministro …


mercoledì 13 febbraio 2019

CittadinanzaCost#0

Inauguriamo una nuova serie: pillole di Cittadinanza & Costituzione!

Caro ministro, come vede, non è che non ci impegniamo. Ma bastasse il solo impegno …


lunedì 11 febbraio 2019

Autismo


Immobilità
Incomunicabilità.
Socialità.
Canzone delicata ..




"Ho sedici anni
Ma è già da più di dieci
Che vivo in un carcere
Nessun reato commesso là
Fuori
Fui condannato ben prima di nascere
Costretto a rimanere seduto per ore
Immobile e muto per ore
Io, che ero argento vivo
Signore
Che ero argento vivo
E qui dentro si muore.
Questa prigione corregge e
Prepara una vita
Che non esiste più da
Almeno vent’anni
A volte penso di farla finita
E a volte penso che dovrei vendicarmi
Però la sera mi rimandano a casa
Lo sai
Perché io possa ricongiungermi a tutti i miei cari
Come se casa non fosse una gabbia anche lei
E la famiglia non fossero i domiciliari
Ho sedici anni ma è già da più di dieci
Che vivo in un carcere
Nessun reato commesso là
Fuori
Fui condannato ben prima di nascere
E il tempo scorre di lato ma
Non lo guardo nemmeno
E mi mantengo sedato per
Non sentire nessuno
Tengo la musica al massimo
E volo
Che con la musica al massimo
Rimango solo
E mi ripetono sempre che devo darmi da fare
Perché alla fine si esce e non saprei dove andare
Ma non capiscono un cazzo, no
Io non mi ci riconosco
E non li voglio imitare
Avete preso un bambino che
Non stava mai fermo
L’avete messo da solo
Davanti a uno schermo
E adesso vi domandate se sia normale
Se il solo mondo che apprezzo
È un mondo
Virtuale
Io che ero argento vivo
Dottore
Io così agitato, così sbagliato
Con così poca attenzione
Ma mi avete curato
E adesso
Mi resta solo il rancore
Ho sedici anni
Ma è già più di dieci
Che ho smesso di credere
Che ci sia ancora qualcosa là
Fuori
E voi lasciatemi perdere
Così facile da spiegare
Come si nuota in mare
Ma è una bugia, non si può imparare
A attraversare
Quel che sarò
Nella testa girano pensieri
Che io non spengo
Non è uno schermo
Non interagiscono se li tocchi
Nella tasca un apparecchio
Specchio di quest’inferno
Dove viaggio, dove vivo, dove mangio
Con gli occhi
Sono fiori e scarabocchi in un quaderno
Uno zaino come palla al piede
Un’aula come cella
Suonerà come un richiamo
Paterno il mio nome dentro l’appello
E come una voce materna la
Campanella suonerà
È un mondo nato dall’arte
Per questo artificiale
In fondo è un mondo
Virtuoso
Forse per questo virtuale
Non è una specie a renderlo
Speciale
E dicono
Che tanto è un movimento
Chimico
Un fatto mentale
Io che non mentivo
Che ringraziavo ad ogni mio
Respiro
Ad ogni bivio, ad ogni brivido
Della natura
Io che ero argento vivo in
Questo mondo vampiro
Mercurio liquido se leggi la
Nomenclatura.
Ho, sedici anni ma già da
Più di dieci vivo in un
Carcere
E c’è un equivoco nella
Struttura
E fingono ci sia una cura
Un farmaco ma su misura
E parlano parlano parlano
Parlano
Mentre mio padre mi spiega
Perché è importante studiare
Mentre mia madre annega
Nelle sue stesse parole
Tengo la musica al massimo
Ancora
Ma non capiscono un cazzo, no
E allora
Ti dico un trucco per
Comunicare
Trattare il mondo intero
Come un bambino distratto
Con un bambino distratto
Davvero
È normale
Che sia più facile spegnere
Che cercare un contatto
Io che ero argento vivo
Signore
Io così agitato
Così sbagliato
Da continuare a pagare in
Un modo esemplare
Qualcosa che non ricordo di
Avere mai fatto
Ho sedici anni
Ho sedici anni e vivo in un carcere
Se c’è un reato commesso là
Fuori
È stato quello di nascere"






venerdì 8 febbraio 2019

Umanità

Abbi cura di me ...
Poetico.Umano. Coraggioso.






"Adesso chiudi dolcemente gli occhi e stammi ad ascoltare 
Sono solo quattro accordi ed un pugno di parole 
Più che perle di saggezza sono sassi di miniera 
Che ho scavato a fondo a mani nude in una vita intera 
Non cercare un senso a tutto perché tutto ha senso 
Anche in un chicco di grano si nasconde l’universo 
Perché la natura è un libro di parole misteriose
Dove niente è più grande delle piccole cose 
È il fiore tra l’asfalto lo spettacolo del firmamento 
È l’orchestra delle foglie che vibrano al vento.
È la legna che brucia che scalda e torna cenere 
La vita è l’unico miracolo a cui non puoi non credere 
Perché tutto è un miracolo tutto quello che vedi 
E non esiste un altro giorno che sia uguale a ieri 
Tu allora vivilo adesso come se fosse l’ultimo 
E dai valore ad ogni singolo attimo 
Ti immagini se cominciassimo a volare 
Tra le montagne e il mare 
Dimmi dove vorresti andare 
Abbracciami se avrò paura di cadere 
Che siamo in equilibrio 
Sulla parola insieme 
Abbi cura di me 
Abbi cura di me 
Il tempo ti cambia fuori, l’amore ti cambia dentro 
Basta mettersi al fianco invece di stare al centro 
L’amore è l’unica strada, è l’unico motore 
È la scintilla divina che custodisci nel cuore 
Tu non cercare la felicità semmai proteggila 
È solo luce che brilla sull’altra faccia di una lacrima.
È una manciata di semi che lasci alle spalle 
Come crisalidi che diventeranno farfalle 
Ognuno combatte la propria battaglia 
Tu arrenditi a tutto, non giudicare chi sbaglia 
Perdona chi ti ha ferito, abbraccialo adesso 
Perché l’impresa più grande è perdonare se stesso 
Attraversa il tuo dolore arrivaci fino in fondo 
Anche se sarà pesante come sollevare il mondo 
E ti accorgerai che il tunnel è soltanto un ponte 
E ti basta solo un passo per andare oltre 
Ti immagini se cominciassimo a volare 
Tra le montagne e il mare 
Dimmi dove vorresti andare 
Abbracciami se avrai paura di cadere 
Che nonostante tutto 
Noi siamo ancora insieme 
Abbi cura di me qualunque strada sceglierai, amore 
Abbi cura di me 
Abbi cura di me 
Che tutto è così fragile 
Adesso apri lentamente gli occhi e stammi vicino 
Perché mi trema la voce come se fossi un bambino 
Ma fino all’ultimo giorno in cui potrò respirare 
Tu stringimi forte e non lasciarmi andare. 
Abbi cura di me"