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lunedì 30 giugno 2014

Il Presidente di tutto il mondo ...


Orecchiabile melodia, verosimile scenario politico attuale ...









"Per cominciare voglio un cervello un cervello a livello Steve Jobs
non è importante essere brutto o bello
col fascino nerd tutti conquisterò
e col carisma del visionario
convincerli che hanno bisogno di me
perchè anche se ancora non lo sanno
davanti ai loro ochci c'è
Il Presidente di Tutto il Mondo
ogni problema risolverò
così noi non toccheremo il fondo
vi farò ballare
vi farò sognare
nuova luce porterò
Voglio essere duro come
Clint Eastwood
parlare alle sedie con solennità
ma internerirmi al momento giusto
davanti alle tragiche fatalità
voglio la calma del Dalai Lama
e i buoni propositi di Bono Vox
in Africa con Brad e Angelina
umano che più non si può
Il Presidente di Tutto il Mondo
ogni risposta io troverò
risolverò tutto giusto in tempo
per farvi cantareper farvi volare
il futuro inventerò
Presidente però non dimenticarti mai
che sei Presidente perchè ti abbiam
scelto noi
e che noi non siamo sudditi
tu non sei il re
rapidi come si sale si può scendere
anche se a volte possiam
sembrarti inutili
numeri per i sondaggi
e per il marketing
siamo i soli e gli unici
a cui devi rendere
conto finchè vorrai continare
ad essere
Il Presidente il Presidente
il Presidente di Tutto il Mondo
Sorprenderò come Schwarzenegger
sembrava un cretino poi hai visto però
farà un grandissimo social network
più forte di Zuckerberg Zookerberg
quello di Facebook sarò
duecento miliardi di mi piace
i followers neanche li conterò più
di tutti quanti sarò la voce
e vi guarderò da lassù
Il Presidente di Tutto il Mondo
ogni problema risolverò
così noi non toccheremo il fondo
vi farò ballarevi farò sognare
Il Presidente di Tutto il Mondo
ogni risposta io troverò
risolverò tutto giusto in tempo
per farvi cantare
per farvi volare
il futuro inventerò
Il Presidente di Tutto il Mondo"

domenica 29 giugno 2014

Paperino, filosofo ... due!

Che sventura per il nostro povero Paolino Paperino!

Filosofo, nonostante tutto!

Filosofo, suo malgrado!

Filosofo, nella sventura!



(da Topolino n. 3054, pp. 20 - 21)

La sua stessa incompetenza diventa "verbo" per una platea che lo crede un altro, un "mostro" della filosofia ...

Povero Paperino!

E quando finalmente ci prende gusto, ecco che, immancabile ed inesorabile, giunge la sonora bocciatura!

Tu filosofo? Ma a chi vuoi darla a bere?

Alcune questioni conclusive: ma Paperino sarebbe stato promosso all'ultima procedura per l'ASN? E in quale SSD sarebbe stato dichiarato idoneo? E, infine, in che mediana si colloca la presente storia, peraltro ideata anche da Giulio Giorello?

sabato 28 giugno 2014

Alle fronde dei salici ...




E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento


(Quasimodo, 1947)




venerdì 27 giugno 2014

Precarietà ...

Siamo tutti precari, nella vita, nel lavoro, nella salute ... Venditti ha dedicato questa canzone al tema ... da ascoltare e meditare ...


"Mi chiamo Antonio e faccio il cantautore, e mio padre e mia madre mi volevano dottore,
ho sfidato il destino per la prima canzone,
ho lasciato gli amici, ho perduto l'amore.
E quando penso che sia finita,
è proprio allora che comincia la salita.

Che fantastica storia è la vita.

Mi chiamo Laura e sono laureata,
dopo mille concorsi faccio l'impiegata,
e mio padre e mia madre, una sola pensione,
fanno crescere Luca, il mio unico amore.
A volte penso che sia finita,
ma è proprio allora che comincia la salita.

Che fantastica storia è la vita.
Che fantastica storia è la vita.
E quando pensi che sia finita,
è proprio allora che comincia la salita.
Che fantastica storia è la vita.

Mi chiamano Gesù e faccio il pescatore,
e del mare e del pesce sento ancora l'odore,
di mio Padre e mia Madre, su questa Croce,
nelle notti d'estate, sento ancora la voce.
E quando penso che sia finita,
è proprio allora che comincia la salita.

Che fantastica storia è la vita.
Che fantastica storia è la vita.

Mi chiamo Aicha, come una canzone,
sono la quarta di tremila persone,
su questo scoglio di buona speranza,
scelgo la vita, l'unica salva.
E quando penso che sia finita,
è proprio adesso che comincia la salita.

Che fantastica storia è la vita.
Che fantastica storia è la vita"




mercoledì 25 giugno 2014

domenica 22 giugno 2014

Fushigi no umi no Nadia



"Sei uno spirito avventuroso? Nelle leggende cerchi forse la verità che dimora, remota e nascosta, oltre le terribili cascate del pericolo? Allora è me che cercherai"


(Fushigi no umi no Nadia, introduzione al primo episodio)



Nostalgia canaglia!



Qui la sigla originale







sabato 21 giugno 2014

Impairment e relazione di cura

Ultimo articolo scritto, stavolta sulla libertà personale in soggetti sottoposti in qualche modo ad ostacoli, naturali e sociali. Spero possa piacere. Di seguito la preview e subito dopo il link all'articolo.



Qui l'articolo completo.



venerdì 20 giugno 2014

Fragilità ....



"In linea di principio, gli esseri umani sono tutti disabili sotto un certo aspetto: sono mortali, hanno la vista debole, debolezza di carattere, soffrono terribili mal di schiena e dolori cervicali, hanno la memoria corta e via dicendo"


(M. C. Nussbaum, Nascondere l’umanità. Il disgusto, la vergogna, la legge, Carocci, Roma, 20132, p. 355)



Non basta forse questo a comprendere che la disabilità non è il frutto amaro capitato in sorte a qualcuno, in genere "gli altri", ma la cifra stessa della nostra umana vulnerabilità? La somma da pagare per la nostra fragilità? Un modo, magari estremo, ma certo radicale ed integrale, per esprimere la nostra finitezza?



Siamo polvere e sangue ...



Siamo fragilità su debolezze ...



E riconoscere la stessa vulnerabilità negli altri dovrebbe indurci ad essere più umani, non negatori della stessa umanità che, volenti o nolenti, condividiamo anche con chi porta sulle proprie spalle il peso di ulteriori limitazioni naturali.



(url immagine: http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/293q05a1.jpg)






mercoledì 18 giugno 2014

Notte prima degli esami ...


Oh ... se mi ricordo la mia notte prima dell'esame di Maturità ... correva l'anno 1998 ... l'ultima maturità in sessantesimi ... il caldo ... l'ansia ... la trepidazione ... il bilancio di un quinquennio ... la porta sulla vita adulta che si schiudeva ... le scelte future ... il passato certo e protetto alle spalle ... la speranza ... la delusione finale ... inchiodato alla soglia della mediocrità, non dell'eccellenza ... fortuna che è tutto passato ... tutto è storia ... tutto è vita ... gli esami sono importanti, specie quelli di maturità. E allora, in bocca al lupo agli studenti di oggi, e di domani!

"Io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla, 
come i pini di Roma la vita non li spezza, questa notte è ancora nostra, 
come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati. 
Le bombe delle sei non fanno male, è solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore. 
Gli esami sono vicini e tu sei troppo lontana dalla mia stanza, tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto, stasera al solito posto, la luna sembra strana sarà che non ti vedo da una settimana. 
Maturità t'avessi preso prima, le mie mani sul tuo seno è fitto il tuo mistero, 
e il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani, non fermare ti prego le mie mani 
sulle tue cosce tese, chiuse come le chiese quando ti vuoi confessare. 
Notte prima degli esami, notte di polizia, certo qualcuno te lo sei portato via, 
notte di mamme e di papà col biberon in mano, notte di nonne alla finestra, ma questa notte è ancora nostra, 
notte di giovani attori di pizze fredde e di calzoni, 
notte di sogni di coppe e di campioni, 
notte di lacrime e preghiere, 
la matematica non sarà mai il mio mestiere, 
e gli aerei volano alto tra N.York e Mosca, 
ma questa notte è ancora nostra, 
Claudia non tremare, non ti posso far male, se l'amore è amore. 
Si accendono le luci qui sul palco ma quanti amici intorno che mi viene voglia di cantare, 
forse cambiarti, certo un po' diversi ma con la voglia ancora di cambiare, 
se l'amore è amore - se l'amore è amore - se l'amore è amore - 
se l'amore è amore - se l'amore è amore ..."

(Venditti)





martedì 17 giugno 2014

Umanità ...



Giunge la solita triste storia di "nera", bella pronta per il consumo estivo ...


Stavolta si tratta di un triplice omicidio da parte di un uomo che, a quanto pare, improvvisamente decide di sterminare la propria famiglia ...


Ovviamente, com'è costume della comunicazione massmediatica, si comincia ad indugiare sui dettagli, sui particolari, con uno scavo quasi compulsivo nelle minuzie, con immagini e sequenze spinte fuori dallo schermo, e più sono insignificanti nell'economia generale del fatto tanto meglio ...


Ecco, vorrei svolgere alcune brevissime considerazioni, spero non scontate, senza, però, indugiare nel pettegolezzo o nella banalità liquida della comunicazione mediatica.


I mass - media ci hanno confezionato l'ennesimo boccone avvelenato: non si capisce più dove sia il fatto, che viene narrato, peraltro in modo molto incidentale, e dove l'interpretazione dello stesso, che il giornalista, o chi per lui, ci narra, con la conseguenza che siamo bombardati da dati e informazioni generanti sazietà cognitiva ma non conoscenza. Insomma, dopo ore e ore di esposizione mediatica, non ne sappiamo poi molto ...


Su questa mancata conoscenza, però, su questa oscena versione estesa del pettegolezzo da ombrellone sotto il solleone, ci viene imposta anche la valutazione etica: questo criminale ha ucciso, con scienza e coscienza, la moglie, la figlia di cinque anni e perfino il figlio di venti mesi ...


Senza poter conoscere adeguatamente i fatti, la coscienza morale comune, o, per meglio dire, la conformazione etica collettiva, ci obbliga a prendere posizione, a deciderci, cioè, per l'unica valutazione morale possibile: la condanna!


Già, ma la condanna di cosa? O, per meglio dire, la condanna per che cosa?



E mentre su internet, e sui social, abbondano i post di sdegno e di invettiva di tanti giustizieri da tastiera, o, per meglio dire, e come mi piace sottolineare, dell'anonimo giustizialista che si cela dietro lo sguardo assente di un monitor e che come tutti coloro che vivono di assoluti, e di dommi, non ammette né eccezioni né obiezioni alla propria "legge", di veri e propri ignoranti della cultura giuridica, peraltro a norma di legge, i quai urlano di dargli la pena di morte o la tortura, e tanto già basterebbe a darci riprova del livello infimo di civiltà che dimoriamo, mi chiedo umilmente, e fuori dal coro: lui pagherà, questo è certo, ma fargliela pagare compensa forse il nostro bisogno di protezione sociale? Appaga, forse, il nostro smodato desiderio di viscere? Consola, forse, la nostra insicurezza? E, soprattutto, ripaga in toto la nostra sete di giustizia morale?


Temo di no. Ed è normale che sia così, sta nell'economia della cose. Tuttavia, mi incuriosisce questo atteggiamento di purificazione pubblica, di espiazione tramite retorica pubblica di colpe, probabilmente inconsce o non ancora giunte alla soglia di coscienza, e che forse non diverranno mai consapevoli.



Come il capro espiatorio, come la vittima sacrificale, che si faceva carico delle colpe di tutta la comunità, stiamo forse cercando di caricare sopra le spalle del reo anche le nostre colpe? Anche le nostre frustrazioni? Anche le nostre umane debolezze? Anche, e soprattutto, le nostre insicurezze?


Perché ha fatto quel che ha fatto? Nessuno lo sa, e nessuno può saperlo. Probabilmente, nemmeno il diretto responsabile. Ma non è questa la domanda che dovremmo porci, anche perché è la più lontana dall'indicazione di un nostro limite, quanto piuttosto la seguente: ma cosa abbiamo fatto, in termini di società, di cultura umana, e di pubblica sicurezza, per prevenire tale crimine?


Ecco il punto saliente, e dolente, della vicenda: non è per il tramite della punizione del singolo reo che possiamo smacchiare la comune coscienza morale malata ...



Non è sacrificando un singolo che possiamo esorcizzare, e definitivamente, da noi il rischio di tramutarci a nostra volta nelle sembianze del medesimo mostro ...



La storia è copiosa di esempi di persone apparentemente normali, del tutto ordinarie, banali nelle loro esistenze umane, che, improvvisamente, assumono la maschera del mostro ...



Questo significa, a mio modesto avviso, una sola cosa: nella difficoltà di comprendere ed accettare quel che è successo, diveniamo consapevoli della fragilità che, in quanto esseri umani, ci caratterizza ...

... e, di conseguenza, dovremmo spingerci non al giudizio facile, ma alla considerazione meditata dei limiti della nostra condizione umana.





(url immagine: http://thumbs.dreamstime.com/z/bussola-morale-20858522.jpg)




domenica 15 giugno 2014

Aeroplano



Aeroplano




"Aeroplano che te ne vai lontano da qui chissà cosa vedrai le luci immense di quelle città quanto grandi non si sa 
Aeroplano raccontano che ci sono delle macchine più grandi di te 
e delle strade che se sveglio non sei mai più le attraverserai 

Ma non so se crederci o no 
non ci sono stata mai 
tante cose io non vedrò 
ma tu me le racconterai 

Se capirà che passerai per questo grigio cielo 
tu lasciami un po' di tutta quell'imensità 
Se capiterà che passerai ancora in questo cielo 
regalerai almeno un po' di libertà 

Aeroplano dimmi un po' se ci sono dei laghi tanto grandi che 
se da una riva io guarderò l'altra sponda non vedrò 
E dei boschi che chiunque ci va deve stare attento perchè incontrerà 
un orso che come per magia in un attimo lo porta via 

Ma non so se crederci o no 
non ci sono stata mai 
tante cose io non vedrò 
ma tu me le racconterai 

Se capirà che passerai per questo grigio cielo 
tu lasciami un po' di tutta quell'imensità 
Se capiterà che passerai ancora in questo cielo 
regalerai almeno un po' di libertà 

Aeroplano che te ne vai lontano da qui chissà cosa vedrai 
le luci della sua città 
forse lui mi penserà 
ma non so se crederci o no 
forse non l'ho avuto mai e chissà se lo rivedrò ma tu me lo racconterai 
Se capiterà che passerai per questo grigio cielo tu 
riportami lui se non vorrà gli parlerai 
Se capiterà tu gli dirai 
lo rivvorei accanto 
seduti qui sognando di volare via 
volare via 
volare via 
via via via via 
volare via"




Paradosso di Pinocchio


Stavolta niente di difficile o di "pesante", ma una semplice facezia.

Se i paradossi sono enunciaizoni linguistiche che mettono in campo un (pericoloso) autoriferimento semantico, in forza del quale la stessa enunciazione viene ad assumere entrambi i valori aletici, di vero e di falso, generando una contraddizione apparentemente irresistibile, allo stesso modo cosa possiamo dire del povero Pinocchio?




(url immagine: http://maverickphilosopher.typepad.com/.a/6a010535ce1cf6970c01347fb6153c970c-pi)


Bene, Pinocchio mente o dice la verità? 


Non appena viene posta la questione, cominciano i guai. 


E che guai!

venerdì 13 giugno 2014

Nostalgia ...



Scorrono i Mondiali di calcio 2014 e scorrono paralleli i ricordi ...

Italia '90 ... i Mondiali casalinghi quasi vinti ...

Guardando le immagini e ascoltando i vocaboli così come i nomi, è possibile (ri-)scoprire un mondo passato, quasi perduto ...


L'estate del 1990 ...

Che impressione ...

La Cecoslovacchia, che si dissolse l'anno seguente ...

La Germania ... appena riunita ...

Ed esisteva ancora, sia pure per poco, la misteriosa, tanto esotica quanto pericolosa, quasi aliena, URSS ...

E poi ... Totò Schillaci ....

Perchè sì, abbiamo seriamente rischiato di vincere il torneo giocando con (e tifando per) Schillaci!

Ricordi ...


giovedì 12 giugno 2014

Vita inclusiva

"noi tutti soffriamo di menomazioni [...] la vita umana non comprende soltanto i bisogni “normali”, ma anche periodi di dipendenza, più o meno prolungati, dal carattere inconsueto e fortemente squilibrato, durante i quali la situazione dei soggetti “normali” si avvicina, per uno o più aspetti, a quella di una persona affetta da una disabilità. Questo significa che se noi vogliamo garantire le condizioni sociali della dignità anche ai cittadini”normali”, dobbiamo al tempo stesso pensare alla dignità dei disabili che portano un handicap per tutta la vita e cercare di trovare vie per riconoscere e sostenere la loro piena umanità e individualità di persone. Riflettere su di loro è riflettere su di noi"

(M. C. Nussbaum, Nascondere l’umanità. Il disgusto, la vergogna, la legge, Carocci, Roma, 2013, p. 362)

Vero: la disabilità dimora da sempre nella condizione umana.


(url immagine: http://health.nt.gov.au/library/scripts/objectifyMedia.aspx?file=images/76/73.jpg&siteID=1&str_title=Disability_Services_Awards_banner.jpg)




mercoledì 11 giugno 2014

Come si dice vulnerabilità?

"La vulnerabilità è l’esperienza di tutti, a partire dal nostro venire al mondo. Tutti siamo figli: abbiamo consapevolezza di essere nati da altri. L’alterità è strutturale: nessuno si autocrea, ma ha bisogno di altri per nascere e per esistere. Ha bisogno degli altri nella malattia, nella marginalità, nella debolezza, nell’avvicinarsi alla morte. L’esperienza del limite è esperienza di non autosufficienza dell’io, di bisogno dell’altro e della cura dell’altro. L’io ha bisogno dell’altro per essere pienamente se stesso, per acquisire la sua identità; ha bisogno della relazione, quale condizione e manifestazione dell’identità umana"


(L. Palazzani, Una introduzione filosofica al diritto, Aracne, Roma, 2011, p. 101)



(url immagine: http://www.progettodogma.it/blog/wp-content/uploads/2013/10/SJ_mother-and-child-detail_email-crop.jpg)

martedì 10 giugno 2014

Mysterium iniquitatis



"La ragione è un attributo permanente e universale degli esseri umani, ma ciò che essa può, o non può, comprendere dipende dalla cassetta degli attrezzi di cui dispone e dalle procedure che impiega; e sia l'una che le altre tendono a modificarsi nel tempo. Essi, infatti, acquistano sempre maggior dimensione ed efficacia; eppure, è sconcertante ed esasperante che quanto più potenti appaiono gli strumenti a disposizione della ragione, tanto più impotenti essi risultano quando si tratta di costringere il male nell'ordine dell'intelligibile; e quanto più efficienti diventano le procedure, tanto meno esse sono adatte ad affrontare il compito"

(Z. Bauman, Paura liquida, Laterza, Roma - Bari, 2008, p. 70)


(url immagine: http://alvarezteran.com.ar/wp-content/uploads/2014/03/bauman.jpg)

sabato 7 giugno 2014

Paperino, filosofo ...

Sul numero 3054 di Topolino viene pubblicata una gustosa storia, magistralmente disegnata da Silvia Ziche, sul povero Paolino Paperino che, suo malgrado, equivoco tra gli equivoci, viene inviato ad un congresso sulla ferramenta e capita per caso, o per sfortuna, ad un convegno sulla filosofia ... apriti cielo!

La vaghezza delle risposte di Paperino può anche andare bene per una platea di philosophes di professione, ma sino ad un certo punto.

Intanto, però, sin dagli inizi si coglie la differenza di atteggiamento, e di visione del mondo, tra i filosofi e gli idraulici ...


(Topolino n. 3054, p. 16)



Differenze, ma anche somiglianze!

Caro figliolo, mi sa tanto che anche idraulica andrà bene!

giovedì 5 giugno 2014

Alcune considerazioni in merito al paradosso del mentitore ....



(url immagine: http://4.bp.blogspot.com/-lo2HT5my_1I/Th7roUFyXRI/AAAAAAAAAus/JB82cQJCwZs/s1600/Logic2.png)



Sainsbury sostiene che la formulazione fondamentale del paradosso sia la seguente:

(L1) L1 is false[1]

Ora, la paradossalità di (L1) deriva dalla correlazione tra due condizionali implicati proprio da (L1):

(a)  Se (L1) è vera, allora (L1) è falsa;
(b) Se (L1) è falsa, allora (L1) è vera[2].

L’applicazione di uno dei due valori di verità comporta la sua immediata inversione con il valore opposto: se diciamo che (L1) è vera, scopriamo che è vero che è falsa, e che, dunque, è falsa. Al contrario, se diciamo che (L1) è falsa, scopriamo, nostro malgrado, che è falsa che sia falsa, e che, dunque, è vera. In entrambi i casi, scontiamo una pesante contraddizione aletica: qualcosa di vero è invece falso, e qualcosa di falso è invece vero. Il che non è possibile. 
Sainsbury, però, suggerisce di vagliare più in profondità questa contraddizione e propone di sostituire in (a) e (b) al predicato ‘falso’ il predicato ‘non vero’ e al predicato ‘vero’ il predicato 'non falso’. Così, al precedente condizionale, otteniamo il seguente nuovo condizionale:

(a1) Se (L1) è vera, allora (L1) è non vera;
(b1) Se (L1) è falsa, allora (L1) è non falsa.

In questo modo, l’intrinseca contraddizione di (L1) viene portata all’interno della singola enunciazione. Una stessa proposizione, infatti, appare, rispettivamente, e nel contempo, tanto vera quanto non vera; oppure, tanto falsa quanto non falsa.



L’inversione aletica qui operante non consente più di distinguere adeguatamente tra la proposizione oggetto e la proposizione che opera un investimento semantico su quest’ultima. Non può, pertanto, sorprendere che la sua soluzione consista nel valutarlo da una prospettiva superiore la quale consenta la valutazione del linguaggio oggetto e, quindi, del riferimento di verità dello stesso. Come dice Sainbury:

la risposta di Tarski era che una spiegazione precisa della verità può essere fornita solo per linguaggi formalizzati (dotati di una grammatica specificata in modo esatto), e che i paradossi come quello del mentitore impongono che il metalinguaggio (quello in cui è definito «vero») sia intrinsecamente più ricco del linguaggio oggetto (quello che contiene gli enunciati a cui il predicato «vero» deve essere applicato)[3]

La formulazione canonica del paradosso in oggetto è la seguente:

[σ] ‘io sto mentendo’[4]


Tuttavia non appare possibile sfuggire alle maglie della formulazione paradossale non appena ci si chieda se la proposizione in questione sia vera o falsa, non appena cioè si ponga la questione semantica relativa. Non appena si concede ciò, diventa impossibile sfuggire al perverso meccanismo dell'inversione aletica e del connesso regresso all'infinito. Come sostiene infatti Usberti, un paradosso è un'espressione linguistica che 



È vera se falsa e falsa se vera[5]



Bene, a questo punto la questione diviene la seguente: possiamo così evitare i paradossi, vere e proprie sfide formidabili per la nostra comune intelligenza?

Note




[1] Cfr. R. M. Sainsbury, Paradoxes, Cambridge University Press, Cambridge, 20114, p. 127.
[2] Ibidem.
[3] Cfr. M. Sainbury, Logica filosofica, in F. D’Agostini – N. Vassallo (ed.), Storia della filosofia analitica, Einaudi, Torino, 2002, p. 142.
[4] Cfr. F. D’Agostini, Disavventure della verità, Einaudi, Torino, 2002, p. 87: «Una versione del paradosso del mentitore è la seguente: (S) S è falso».
[5] Cfr. G. UsbertiLogica, verità e paradosso, Feltrinelli, Milano, 1980, p. 27.

mercoledì 4 giugno 2014

Scuola ...

"Quando immaginiamo la scuola ci piace pensarla così: un giusto equilibrio tra la teoria e la pratica, con il tempo necessario per approfondire, per gustare quanto si sperimenta, si ascolta, si studia. Per consentire che le abilità e le conoscenze si trasformino in competenze, così come richiesto ai nostri alunni"

(G. Onger, Introduzione, a: G. Onger (ed.), Trent'anni di integrazione scolastica. Ieri, oggi, domani, Vannini, Gussago, 2008, p. 11)

Proprio così: voli spensierati della fantasia, non descrizione della realtà com'è.

O forse una variante dell'italica spending review (leggi: tagli lineari indiscriminati)? Chissà!


(url immagine: http://www.blogdem.it/maurizio-martina/files/2011/05/tagli_scuola.jpg)

lunedì 2 giugno 2014

Paradosso di Gulliver



(url immagine: http://www.wuz.it/mm/5511/00371800_b.jpg)



Scrive Di Santo:

"Con l'approccio bio-psico-sociale il ventaglio delle disabilità si è ampliato poiché si sono annoverate tutte le limitazioni nelle attività e nella partecipazione di un individuo [...] In quest'ottica, la disabilità offre come un prisma di rifrazione una miriade di sfumature. In questo spettro, si rischia che vengono inglobati non solo gli individui con accertate compromissioni nelle funzioni ma tutti gli individui, proprio perché il limite è una caratteristica della soggettività umana. Il concetto di disabilità (così come quello di salute) secondo l'approccio bio-psico-sociale vive un vero e proprio paradosso: ognuno può vivere una limitazione delle proprie capacità e nella partecipazione a seconda del contesto in cui vive, dunque del parametro a cui ci si relaziona"[1]


Questo sarebbe, dunque, in sintesi, il paradosso di Gulliver: inquadrare i soggetti umani entro determinati insiemi o categorie in funzione di un parametro (mobile) di classificazione. Come l'omonimo protagonista del romanzo di Swift, "a seconda del parametro di riferimento, la disabilità e/o la salute assumono dimensioni differenti"[2].

Il rischio, allora, sarebbe adoperare un criterio classificatorio capace tanto di annullare il numero stesso di soggetti disabili quanto di dilatarne così tanto il numero sino ad includervi l'intera umanità.

Così considerato, al di là di una mera cautela metodologica, di per sé legittima, inerente alla modalità concreta di "lettura" dei bisogni dei soggetti in quanto tali, la presente lettura sociologica, e segnatamente il medesimo timore di un effetto Gulliver nella stessa lettura dei bisogni, non mi convince.

Certamente, è vero che in funzione del criterio adottato, ed adoperato, un certo numero di persone è disabile, ma così facendo non dimentichiamo, forse, che la disabilità è la condizione comune dell'umanità? Non tralasciamo, forse, la natura sociale della disabilità a fronte di una condizione umana che conosce la progressiva perdita di capacità e/o funzionalità?

Forse, non tutti gli uomini sono disabili, ma la disabilità è il destino comune ad ogni uomo.

Note
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[1] Cfr. R. Di Santo, Sociologia della disabilità. Teorie, modelli, attori e istituzioni, Franco Angeli, Milano, 2013, p. 46.
[2] Ivi, p. 47.