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mercoledì 21 marzo 2018

Il senso e la scuola



"Il sensemaking viene messo alla prova in modo estremo quando le persone si trovano a vivere un evento talmente poco plausibile nel suo accadere che esitano a raccontarlo per paura di non essere credute"

(Karl E. Weick, Senso e significato nell'organizzazione. Alla ricerca delle ambiguità e delle contraddizioni nei processi organizzativi, Raffaello Cortina, Milano, 1997, p. 1)


(url: https://www.solutionsiq.com/wp-content/uploads/2016/09/WeickKarl-e1473286217684.jpg)


Trovo questo incipit davvero illuminante dal momento che sintetizza in maniera efficace, oltre che del tutto convincente, il paradosso che i docenti vivono nella scuola di oggi.

Infatti, al di fuori delle mura degli edifici scolastici poco o nulla si sa della vita organizzativa delle scuole. E la ragione di ciò è semplice, per quanto non sia anche paradossale: i docenti non raccontano i propri vissuti perché renderebbero conto di eventi talmente implausibili nel loro avere luogo da risultare non credibili. Ragion per cui, i docenti preferiscono tacere onde evitare di non essere creduti.

Eppure, a mio sommesso avviso, dovremmo uscire da questo equivoco e da queste paure, e render conto della vita scolastica per quella che è effettivamente, ovvero un contenitore impossibile di eventi tanto implausibili quanto reali! Solo così facendo, forse, o almeno mi auguro, renderemo un buon servizio alla collettività, rendendole nota l'effettiva condizione in cui versa la vita scolastica in quanto struttura organizzativa che eroga il servizio pubblico di educazione e formazione ...

Ne tengo conto in vista di un progetto editoriale futuribile!

giovedì 1 dicembre 2016

martedì 1 novembre 2016

Autocitazione #4

Una pubblicazione ...




Url completo: https://www.academia.edu/25745117/Lo_strano_caso_del_Buon_Samaritano

mercoledì 5 ottobre 2016

Zenone #2

Soluzione!

Dopo alcuni secoli, alla fine la rivincita di Achille!


(Fonte: D. Cryan - S. Shatil - B. Mayblin, La logica a fumetti, Raffello Cortina, Milano, 2010, pp. 82 - 3)

sabato 1 ottobre 2016

venerdì 30 settembre 2016

Zenone ... #1

Tormento degli studenti ...

Zenone, ovvero dell'impossibilità, logica, ontica, gnoseologica, metafisica, fisica, del movimento!



(Fonte: D. Cryan - S. Shatil - B. Mayblin, La logica a fumetti, Raffello Cortina, Milano, 2010, pp. 80 - 1)

martedì 19 luglio 2016

Alcune pubblicazioni

A mero esercizio di narcisismo, listo di seguito dei link ad alcune mie ultime pubblicazioni!

Non so se possano interessare, ma intanto ne documento e pubblicizzo l'esistenza ...


Rendicontazione scolastica (http://www.academia.edu/14078996/La_rendicontazione_scolastica._Dalla_valutazione_degli_apprendimenti_alla_valutazione_di_sistema) 

Note sulla contraddizione (http://www.academia.edu/17567772/Note_sulla_contraddizione)

Lo strano caso del Buon Samaritano (http://www.academia.edu/25745117/Lo_strano_caso_del_Buon_Samaritano)

In cerca della libertà (http://www.academia.edu/26508323/In_cerca_della_libert%C3%A0.pdf)

Riflessioni sul paradosso (https://www.academia.edu/26927265/Riflessioni_sul_paradosso)

La "colpa" nella discussione post Shoah (https://www.academia.edu/26927200/La_colpa_nella_discussione_post_Shoah)

Buona lettura!

domenica 15 giugno 2014

Paradosso di Pinocchio


Stavolta niente di difficile o di "pesante", ma una semplice facezia.

Se i paradossi sono enunciaizoni linguistiche che mettono in campo un (pericoloso) autoriferimento semantico, in forza del quale la stessa enunciazione viene ad assumere entrambi i valori aletici, di vero e di falso, generando una contraddizione apparentemente irresistibile, allo stesso modo cosa possiamo dire del povero Pinocchio?




(url immagine: http://maverickphilosopher.typepad.com/.a/6a010535ce1cf6970c01347fb6153c970c-pi)


Bene, Pinocchio mente o dice la verità? 


Non appena viene posta la questione, cominciano i guai. 


E che guai!

giovedì 5 giugno 2014

Alcune considerazioni in merito al paradosso del mentitore ....



(url immagine: https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEhvzYhJrQvmLo39vQazmhlwJecck0aUTcFUupHa6akG2srtXoOP0-sZADxNWttBRSlxDJWKnFQnaeLXa7fTU37-dxU-iLsyssEPCj_siHeG5MvkHWa9AoEC0wum98AAWTHxwvt9lt7wEz8/s1600/Logic2.png)



Sainsbury sostiene che la formulazione fondamentale del paradosso sia la seguente:

(L1) L1 is false[1]

Ora, la paradossalità di (L1) deriva dalla correlazione tra due condizionali implicati proprio da (L1):

(a)  Se (L1) è vera, allora (L1) è falsa;
(b) Se (L1) è falsa, allora (L1) è vera[2].

L’applicazione di uno dei due valori di verità comporta la sua immediata inversione con il valore opposto: se diciamo che (L1) è vera, scopriamo che è vero che è falsa, e che, dunque, è falsa. Al contrario, se diciamo che (L1) è falsa, scopriamo, nostro malgrado, che è falsa che sia falsa, e che, dunque, è vera. In entrambi i casi, scontiamo una pesante contraddizione aletica: qualcosa di vero è invece falso, e qualcosa di falso è invece vero. Il che non è possibile. 
Sainsbury, però, suggerisce di vagliare più in profondità questa contraddizione e propone di sostituire in (a) e (b) al predicato ‘falso’ il predicato ‘non vero’ e al predicato ‘vero’ il predicato 'non falso’. Così, al precedente condizionale, otteniamo il seguente nuovo condizionale:

(a1) Se (L1) è vera, allora (L1) è non vera;
(b1) Se (L1) è falsa, allora (L1) è non falsa.

In questo modo, l’intrinseca contraddizione di (L1) viene portata all’interno della singola enunciazione. Una stessa proposizione, infatti, appare, rispettivamente, e nel contempo, tanto vera quanto non vera; oppure, tanto falsa quanto non falsa.



L’inversione aletica qui operante non consente più di distinguere adeguatamente tra la proposizione oggetto e la proposizione che opera un investimento semantico su quest’ultima. Non può, pertanto, sorprendere che la sua soluzione consista nel valutarlo da una prospettiva superiore la quale consenta la valutazione del linguaggio oggetto e, quindi, del riferimento di verità dello stesso. Come dice Sainbury:

la risposta di Tarski era che una spiegazione precisa della verità può essere fornita solo per linguaggi formalizzati (dotati di una grammatica specificata in modo esatto), e che i paradossi come quello del mentitore impongono che il metalinguaggio (quello in cui è definito «vero») sia intrinsecamente più ricco del linguaggio oggetto (quello che contiene gli enunciati a cui il predicato «vero» deve essere applicato)[3]

La formulazione canonica del paradosso in oggetto è la seguente:

[σ] ‘io sto mentendo’[4]


Tuttavia non appare possibile sfuggire alle maglie della formulazione paradossale non appena ci si chieda se la proposizione in questione sia vera o falsa, non appena cioè si ponga la questione semantica relativa. Non appena si concede ciò, diventa impossibile sfuggire al perverso meccanismo dell'inversione aletica e del connesso regresso all'infinito. Come sostiene infatti Usberti, un paradosso è un'espressione linguistica che 



È vera se falsa e falsa se vera[5]



Bene, a questo punto la questione diviene la seguente: possiamo così evitare i paradossi, vere e proprie sfide formidabili per la nostra comune intelligenza?

Note




[1] Cfr. R. M. Sainsbury, Paradoxes, Cambridge University Press, Cambridge, 20114, p. 127.
[2] Ibidem.
[3] Cfr. M. Sainbury, Logica filosofica, in F. D’Agostini – N. Vassallo (ed.), Storia della filosofia analitica, Einaudi, Torino, 2002, p. 142.
[4] Cfr. F. D’Agostini, Disavventure della verità, Einaudi, Torino, 2002, p. 87: «Una versione del paradosso del mentitore è la seguente: (S) S è falso».
[5] Cfr. G. UsbertiLogica, verità e paradosso, Feltrinelli, Milano, 1980, p. 27.

venerdì 13 settembre 2013

Asino d'un Buridano!



"Un asino affamato ed assetato è accovacciato esattamente tra due mucchi di fieno con, vicino a ognuno, un secchio d'acqua, ma non c'è niente che lo determini ad andare da una parte piuttosto che dall'altra. Perciò, resta fermo, e muore!"



(M. Clark, I paradossi dalla A alla Z, Cortina, Milano, 2004, p. 10)



Altro noto paradosso, ma, ci permetta l'antica fonte di poter giocare con la sua denominazione per così commentare: Asino d'un Buridano! Possibile che tu ti sia dimenticato del libero arbitrio? Possibile che preferisca giocare così con il determinismo fisico o biologico?



Francamente, il racconto è di per sé delizioso, ma poco credibile ad una considerazione razionale.



Allora, permettici, oh nobile Buridano, di dissentire dalla tua storiella. Un asino è sempre più intelligente di un paradosso e nessuno può determinarci a credere che possa morire di inedia perché incapace, a parità di condizione, di optare per l'una o per l'altra possibilità.



(immagine tratta da: http://i292.photobucket.com/albums/mm32/alessandro1944/asinoBuridano.png)





martedì 10 settembre 2013

Il Buon Samaritano

Si abbiano le seguenti due premesse:

  1. se il Buon Samaritano aiuta Giorgio che è stato derubato, allora Giorgio è stato derubato;
  2. è vietato che Giorgio venga derubato.

Stiano A per “il Buon Samaritano aiuta Giorgio” e B per “Giorgio è stato derubato”. Pertanto, si avrà:

(11) (AB) → B
(21) FB [leggi: vietato: B]
(31) F (AB) (da (1) – (2) e FR) [leggi: vietato che: il Buon Samaritano aiuti Giorgio che è stato derubato].

Ovviamente, l’enunciato (31) è assurdo. Infatti, la formulazione [PBS] mette in difficoltà


"il Buon Samaritano dal momento che se è vietato aggredire e derubare i viandanti, allora è vietato aggredirli e derubarli e anche soccorrerli quando vengano aggrediti e derubati. Così, andando in soccorso della vitima di una aggressione, il Buon Samaritano compie paradossalmente un’azione proibita. Di qui il nome di Paradosso del Buon Samaritano"[1]

Il presente è il noto, e problematico, paradosso (deontico) del Buon Samaritano: una derivazione apparentemente inattaccabile la quale, però, contraddice apertamente una delle premesse.

Note
[1] Cfr. A. ArtosiIl paradosso di Chisholm. Un’indagine sulla logica del pensiero normativo, Clueb, Bologna, 2000, p. 72.


(immagine tratta da: http://www.artcurel.it/ARTCUREL/RELIGIONE/TEOLOGIA%20SIMBOLICA/buonsamaritanoiconachiesasEgidioRoma.jpg)

sabato 7 settembre 2013

Esame inaspettato



"Un insegnante attendibile annuncia agli studenti che la settimana successiva si svolgerà un esame, in un giorno della settimana a sorpresa. Gli alunni deducono che non potrà essere di venerdì, poiché se non ci fosse stato fino a giovedì sera si aspetterebbero l'esame il giorno seguente, e perciò non sarebbe inaspettato. Se non ci fosse stato fino a mercoledì sera, eliminerebbero venerdì per il motivo che abbiamo detto: ma allora non sarebbe una sorpresa neanche di giovedì, e anche questo giorno verrebbe escluso. E così via, a ritroso per tutti i giorni della settimana. Quindi, l'annuncio dell'insegnante non può essere soddisfatto. Ma sicuramente ci può essere un esame a sorpresa"



(M. Clark, I paradossi dalla A alla Z, Cortina, Milano, 2004, p. 93)



Ancora una volta sorprende la capacità (auto-)ingannatoria del linguaggio umano: ingabbiati nelle maglie della previsione - probabilità, il procedere a ritroso impedisce di poter riconoscere un giorno come non previsto pur rimanendo valide tutte le probabilità che spingono a riconoscere come possibile un esame a sorpresa ...


(immagine presa da: http://blog.stefanotesi.it/wp-content/uploads/2012/01/esame.jpg)

venerdì 6 settembre 2013

Analogo deontico del mentitore ...

  

Conte enuncia la seguente proposizione:


D3] ‘il presente enunciato prescrittivo deve essere inefficace’

Ebbene, a suo dire, la proposizione in questione è un analogo deontico del paradosso del mentitore.

Infatti,

"delta prescrive la propria inefficacia. Ma, nel caso di delta, efficacia e inefficacia coincidono: delta è efficace se, e solo se, delta è inefficace. Poiché l’efficacia di delta consiste nella sua inefficacia, allora delta, prescrivendo la propria inefficacia, prescrive anche la propria efficacia. Per la coincidenza di efficacia ed inefficacia, il dovere di essere inefficace e il dover di essere efficace sono, nel caso di delta, tutt’uno"[1]

Delta è un analogo deontico del paradosso del mentitore in quanto mette in campo il medesimo meccanismo autoreferenziale.

L'unica differenza è che qui l'autoreferenzialità è deontica, là è semantica.

Aggiunge, ancora Conte, come la paradossalità di Delta sia:

"autonoma, autoctona, specificamente legata alla sua prescrittività, al suo operatore deontico"[2]

Ora, senza entrare direttamente nella questione, la possibilità di analoghi non aletici dei comuni paradossi semantici mi dà da pensare: quante possono essere le patologie del nostro linguaggio?

Note
[1] Cfr. A. G. Conte, Ricerca d’un paradosso deontico. Materiali per una semantica del linguaggio normativo, “Rivista internazionale di Filosofia del diritto”, 51, 1974, p. 493.
[2] ivi, p. 497.


(immagine tratta da: http://0.academia-photos.com/866755/311218/368508/s200_amedeo_giovanni.conte.jpg)

domenica 1 settembre 2013

Liar ...


"Se affermo di mentire, sto dicendo la verità? Se sì, sto mentendo e quindi l'affermazione è falsa; ma se non sto dicendo la verità, sto mentendo, e quindi sto dicendo la verità. Perciò, la mia affermazione è sia vera sia falsa"


(M. Clark, I paradossi dalla A alla Z, Raffaello Cortina, Milano, 2004, p. 131)


In un post recente, esaminavo brevemente la natura dei paradossi. Nel presente, invece, desidero spendere solo alcune parole di commento su uno dei paradossi più celebri, il mentitore.


Suvvia, chi di noi può dire di non aver mentito almeno una volta nella vita? Pierino per aver mentito, non viene più creduto. E questa sembra essere la giusta conseguenza per i bugiardi: la mancata attendibilità.



Ma questo solo se possiamo sapere subito se una persona è adusa o meno alla menzogna. In assenza di tale informazione, quanto sostiene è vero e falso al 50%.



Come possiamo comportarci allora?




Clark formula la dinamica che segue all'asserzione autoreferenziale "Io sto mentendo", variazione della proposizione (P) che ho discusso altrove.




Se abbiamo l'enunciazione presente e ci chiediamo se sia vera o meno, ecco che scatta il perverso quanto bizzarro meccanismo del paradosso: se è vera, allora l'enunciazione è falsa; parimenti, se è falsa, allora è vera. Dunque, e paradossalmente, nel senso di andare contro ogni nostro più intimo e rafforzato convincimento interiore, abbiamo innanzi un'enunciazione che possiamo senza timore tacciare di contraddizione. In che senso? Semplice, è un'affermazione tanto vera quanto falsa!



E qual è la causa di tutto ciò? Altrettanto semplice: la struttura autoreferenziale. Infatti, la proposizione in questione dice di sé stessa di essere falsa (qualcosa di simile, anche se non posso dirmi sicuro che sia la stessa cosa, accade se la stessa predicasse di sé la verità).




Ora, immaginiamo di formulare proposizioni che sulla falsa riga di quella presente, mettino in scena il meccanismo perverso e sorprendente dell'autoriferimento ...


Avremmo in tal caso, altrettanti casi di paradossi?



(immagine tratta da: http://www.davidealgeri.com/images/stories/parco-di-pinocchio.jpg)

mercoledì 28 agosto 2013

Paradox!



Cos'è un paradosso? In soldoni, tanto perché il tempo è denaro, possiamo considerarlo un'enunciazione oppure il risultato di un ragionamento che, per vari motivi, appare contraddittorio, e, dunque, falso, pur essendo, inopinatamente, vero, ossia razionalmente oltre che ragionevolmente derivato in maniera corretta.

L'etimologia del termine non inganna: para - doxon, ossia qualcosa che cozza contro l'opinione comune, con il (buon) senso comune, così alieno a simili bizzarrie.

Il problema, però, dei paradossi è che, pur essendo delle falsità, vanno trattati come se fossero veri, vale a dire che forzano i soggetti ad accettarli come sensati nel proprio reticolo epistemico.

Ora, tanto per mettere al bando per un po' le astrattezze filosofiche, facciamo un esempio. Si prenda in considerazione la seguente enunciazione:

(P) (P) è falsa

Così su due piedi, appare un'affermazione a dir poco bislacca, ma fondamentalmente innocua: l'enunciazione (P) dice di sé stessa che è falsa. E dov'è il problema? Contenta lei (e chi la enuncia)! In effetti, finché ci limitiamo a questo genere di considerazione, non sorge alcuna difficoltà né tantomeno siamo abilitati a denunciare la presenza di un paradosso.

Il problema, piuttosto, sorge non appena passiamo ad un'altra considerazione, e ci chiediamo, di conseguenza, se l'enunciazione (P) sia vera o falsa ...

Ora incomincian le dolenti note a farsi sentire!

Infatti, proviamo ad applicare all'enunciazione (P) il valore di verità 'vero'. Che accade? Proviamo: è vero che (P) è falsa ... allora, (P) è falsa! Questo è problematico: com'è possibile che dal valore 'vero' derivi il valore di verità opposto, ossia 'falso'? Tutto sta nell'auto-predicazione iniziale, direte voi, ma questo non risolve il problema, ne individua semmai l'origine, ma ci lascia con la patata bollente.


Proviamo, adesso, ad applicare all'enunciazione (P) il valore di verità 'falso'. Cosa accade? Proviamo: è falso che (P) è falsa ... allora, (P) è vera! Questo è a dir poco problematico: com'è possibile che dal valore 'falso' derivi il valore di verità opposto, ossia 'vero'? Ancora, la causa di ciò è nell'auto-riferimento dell'enunciazione (P) la quale, come abbiamo visto poco fa, dice di sé stessa di essere falsa. Ma questo non risolve la faccenda: ci troviamo di fronte ad una contraddizione: da falso deriva vero; esattamente come da vero deriva falso. O, se preferite, abbiamo che l'enunciazione (P) è, nello stesso tempo, e sotto il medesimo rispetto, e falsa e vera ... Eppure, il buon Aristotele ci aveva messo in guardia: mai mischiare tra loro i valori di vero e di falso. Ma l'enunciazione (P) fa esattamente questo: eleva a sistema la contraddizione, ossia la confusione aletica. Infatti, l'enunciazione (P) è falsa se vera, e vera se falsa ... 


Ora, noi arrestiamo a questo stadio quel regresso all'infinito che pure sarebbe possibile ( ... e se vera è falsa, ma essendo falsa, è vera; ma se è vera ...), e analizziamo un altro aspetto della questione: possiamo uscire dal loop aletico?

Certamente, basta non lasciarsi ingannare dall'aspetto esteriore della proposizione in questione: (P) è strana, ma devo distinguere tra valore di verità dell'enunciazione e significato della stessa. Detto altrimenti, se anche (P) dice X, il valore di verità di (P) non muta il significato X, che resta quello iniziale, ossia che (P) è falsa.

Solo che, risolta in questa maniera la difficile situazione, resta l'impressione di aver solamente evitato la faccenda, e non di aver trovato soluzione al paradosso. 


Ma, in genere, sono due, grosso modo, le differenti scuole di pensiero al riguardo: 1) la scuola scettica che opera un mancato riconoscimento al meccanismo di "cattura" operato dai paradossi ("(P) sarebbe falsa ... ma qual è tale proposizione falsa?"); e, (2) la scuola credente che s'immerge testa e piedi dentro il meccanismo di "cattura" operato dai paradossi ("(P) è falsa, per cui è vera! Ma se è vera, è anche falsa! Ora, essendo falsa, risulta alla fine vera ... ma se è vera, ancora, è falsa! ... come ne veniamo fuori, possibilmente ancora integri?"). In genere, aderisco alla seconda scuola, ma in questa sede preferisco evitare lungaggini formali e tecniche a chi legge! Come post di un blog, tanto, e lo dico sinceramente, mi basta.



(immagine tratta da: http://omiocapitano.altervista.org/wp-content/uploads/tumblr_ku5pxbBRSO1qzhxpqo1_500.jpg)

mercoledì 8 maggio 2013

Qual è il tuo nome, tolleranza?



"Lo stato rivendica diritti giurisdizionali esclusivi, considerando tutti i propri cittadini come individui e non come membri di gruppo. In senso stretto, quindi, oggetto di tolleranza sono le scelte e i comportamenti degli individui, ovvero gli atti di adesione e di partecipazione ai riti di appartenenza e di culto, le espressioni della propria differenza culturale e così via. I singoli, uomini e donne, sono incoraggiati a tollerarsi a vicenda come individui e a vedere sempre nelle differenze che li separano una versione personalizzata […] della cultura di gruppo"

(M. Walzer, Sulla tolleranza, Laterza, Roma – Bari, 2000, p. 44)


La tolleranza non ammette distinzioni pregiudiziali in merito alle scelte e/o preferenze dei singoli.


La differenza è, così, tollerata?

O è, al contrario, incentivata?

E, last, but not least, la tolleranza è a sua volta tollerante?

Mentre le prime due domande restano tali, senza cioè delle possibili risposte, che possano considerarsi autorevoli, l'ultima ha la sua risposta, e per giunta paradossale: la tolleranza non è tollerante.

Nel senso che implica un massimale escludente un'alternativa di segno opposto: io, tolleranza, tollero tutto (o quasi) eccetto la mia sorellastra, intolleranza.

Ci troviamo, pertanto, di fronte al caso limite della teoria morale moderna che sostanzia l'ethos degli stati occidentali, tollerare le differenze, meno che l'esclusione di queste ultime.

Se non è un assolutismo, peraltro di marca scopertamente pre - moderna, cos'è?



(immagine tratta da: http://www.babelio.com/users/AVT_Michael-Walzer_2353.jpeg)






Alessandro Pizzo

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giovedì 11 ottobre 2012

Cosa la tartaruga disse ad Achille ...


(ci troviamo in uno stadio, la folla freme per l'inizio della corsa dei quattro metri, Achille, pie' veloce, si sta preparando a bruciare l'unico sfidante che ha avuto il fegato di proporsi come tale, i cronisti sportivi arringano la platea televisiva, la sfida sta per avere inizio)

telecronista1: Eccoci, amici telespettatori, in diretta da Olimpia, tempio dello sport, stiamo per assistere ad una fantasmagorica gara tra pie' veloce Achille e un novellino alquanto sprovveduto che ha avuto l'incauto pensiero di sfidare sua maestà l'atride! Non lo pensi anche tu, Troilo?
Telecronista2: Certo Trossilo, davvero incauto! Ma dicono i beneinformati che questo sfidante non brilli certo in velocità, e non parlo solamente della capacità motoria, non so se intendi …
telecronista1: oh certo che intendo, d'altra parte chi potrebbe mai presumere, e a torto, così tanto? Battere sua maestà pie' veloce Achille è cosa impossibile! Al massimo solo Eracle avrebbe potuto tanto, ma, come si sa, non è più qui tra noi, quindi prepariamoci ad una gara già decisa!
Telecronista2: sono pienamente d'accordo! Gli spettatori comunque sembrano gradire questo spettacolo di pura superiorità agonistica, non trovi Trossilo?
telecronista1: eh già! Hai pienamente ragione, Troilo, anche noi non vediamo l'ora che la gara cominci … ecco lo sfidante che fa la sua entrata nello stadio … mi sembra già un poco verde di bile per l'imminente sconfitta, vero?
Telecronista2: certo che una tartaruga ha ben poche possibilità di battere l'ultra campione pie' veloce Achille …
telecronista1: dì pure nessuna!
Telecronista2: ma ognuno può farsi male come meglio crede, no?
Telecronista1: de gustibus … comunque ecco che i due si stringono sportivamente la mano …
Telecronista2: ammesso, e non concesso, che la nostra impavida tartaruga ce l'abbia una mano …
Telecronista1: non sottilizziamo, diciamo che si sono fatti sportivamente i migliori auguri per una competizione che premi il migliore! Non trovi?
Telecronista2: certamente, ma dev'essere l'ansia per la gara, che si preannuncia già effervescente!
Telecronista1: siamo gasati, è vero, cari amici telespettatori, non vediamo l'ora che sua maestà pie' veloce Achille ci delizi con uno dei suoi scatti!
Telecronista2: e che dia il fatto suo a questa tartaruga … ma cosa succede? Vediamo che i giudici di gara hanno preso il metro in mano … e … secondo te, Trossilo, cosa sta succedendo? Francamente, non comprendiamo …
telecronista1: temo che i giudici stiano applicando la delibera n. 10982A98B dell'Agorà …
telecronista2: ossia? Scusa, non sono molto informato in merito …
telecronista1: si tratta della tutela per le fasce deboli della popolazione …
telecronista2: e qui come si applica tale tutela? Pensavo riguardasse solamente gli esseri umani e la vita quotidiana, non pure le competizioni sportive …
telecronista1: questo perché non si tiene conto quasi mai del sillogismo iniziale
telecronista2: perché? Come recita?
Telecronista1: tutti gli esseri mortali sono tutelati nella loro differenza … tutti gli esseri deboli sono esseri viventi … tutti gli esseri deboli sono tutelati nella loro differenza … il che significa, detto in breve, che fatta salva la differenza tra persona e persona, è compito della polis rimuovere le cause materiali che impediscano a ciascuno il completo sviluppo della loro personalità!
Telecronista2: vediamo se ho ben capito. Allora, se una persona presenta una difficoltà, diciamo motoria, come nel caso presente, i giudici faranno in modo che venga ridotto in partenza questo svantaggio?
Telecronista1: hai colto nel segno! É proprio quello che stanno facendo adesso i giudici: siccome Achille è molto più veloce della tartaruga, quest'ultima verrà fatta partire con un margine di vantaggio …
telecronista2: ma questa non mi pare molto giusto …
telecronista1: e lo so, colpa delle corporazioni delle persone deboli, sono molto potenti, sai?
Telecronista2: ma possiamo dire queste cose in televisione?
Telecronista1: la morale è sempre quella …
telecronista2: quale?
Telecronista1: non se si possano dire certe cose e certe altre no, ma chi è che comanda qui … siccome il nostro editore ci dà carta bianca …
telecronista2: eheh … ma vediamo che la gara sta per cominciare …

(la tartaruga, ferma sulla sua posizione prestabilita, in attesa del via libera per l'inizio della gara, si volta indietro verso Achille)

Tartaruga: gran bella giornata, nevvero?
Achille: con te non parlo, raccomandata! Partire prima di me … che ingiustizia!
T: non te la prendere, atride! Avrai modo, se davvero sei più veloce di me, di battermi! Non temere!
A: oh, vedrai se lo farò! Ti straccerò! Ti asfalterò!
T: non siamo mica allo stadio, però, ed anche le cornacchie sui tetti lo gracchiano …
A: cosa?
T: ma il sillogismo fondamentale della gara presente …
A: che sarebbe?
T: il seguente: se Achille è più veloce della tartaruga, allora Achille vincerà la gara. Achille è più veloce della tartaruga,ergo vincerà la gara.
A: e le cornacchie, al posto di beccare il grano, dicono questo? Ed io che pensavo che gli uccelli fossero privi di cervello! Però, ci hanno visto giusto: ti batterò!


(continua qui la lettura)


(immagine tratta da: http://www.google.it/imgres?num=10&hl=it&biw=1366&bih=643&tbm=isch&tbnid=QYsH9Cw6bO8HqM:&imgrefurl=http://www.riflessioni.it/scienze/paradosso-achille-tartaruga.htm&docid=rjqq1xB7XXdI4M&imgurl=http://www.riflessioni.it/scienze/achille-tartaruga.jpg&w=200&h=163&ei=Otp2UKiWNpPU4QSY54GQDQ&zoom=1&iact=hc&vpx=343&vpy=191&dur=6&hovh=130&hovw=160&tx=78&ty=85&sig=101733810618422602128&page=1&tbnh=130&tbnw=160&start=0&ndsp=18&ved=1t:429,r:1,s:0,i:74)