Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post

martedì 16 giugno 2020

A scuola con Raffaello


Viviamo in Italia e ci gloriamo, almeno a parole, delle immense ricchezze e bellezze di un tempo felice che fu. 

Tuttavia, cosa ne sappiamo davvero?

La playlist che segue raccoglie tutti i materiali video messi a disposizione per il MOOC "A scuola con Raffello", un corso a distanza, libero e gratuito, che mi sento di caldeggiare perché unisce chiarezza contenutistica ad una innata natura interdisciplinare riguardo alla vita e all'arte di un importante esponente del Rinascimento italiano. Inoltre, cosa non trascurabile, è del tutto gratuito!

Sperando di avervi fatto cosa gradita, buona formazione pro patria!


mercoledì 14 febbraio 2018

Noi divisi #2

"Gli esempi negativi che l'8 di settembre giungono dalle più alte autorità fanno apparire a ognuno più che legittima la salvaguardia della propria vita e dei propri interessi, ma spingono alcuni alla ricerca di un nuovo ordine che ponga fine allo ststo di natura provvisoriamente insediatosi tra le macerie dello stato civile"

(R. Bodei, Il noi diviso. Ethos e idee dell'Italia repubblicana, Einaudi, Torino, 1998, p. 4)


(url: http://static.lafeltrinelli.it/static/images-1/xl/66/670066.jpg)

mercoledì 7 febbraio 2018

Noi divisi #1


"Ciò che muore non è tanto la patria, quanto un modello ideale e pratico di stato, di cui l'ultima opera di Giovanni Gentile, Genesi e struttura della società, costituisce solenne testimonianza"

(R. Bodei, Il noi diviso. Ethos e idee dell'Italia repubblicana, Einaudi, Torino, 1998, p. 7)







(url: https://i.vimeocdn.com/video/637265136_1280x720.jpg)

venerdì 13 giugno 2014

Nostalgia ...



Scorrono i Mondiali di calcio 2014 e scorrono paralleli i ricordi ...

Italia '90 ... i Mondiali casalinghi quasi vinti ...

Guardando le immagini e ascoltando i vocaboli così come i nomi, è possibile (ri-)scoprire un mondo passato, quasi perduto ...


L'estate del 1990 ...

Che impressione ...

La Cecoslovacchia, che si dissolse l'anno seguente ...

La Germania ... appena riunita ...

Ed esisteva ancora, sia pure per poco, la misteriosa, tanto esotica quanto pericolosa, quasi aliena, URSS ...

E poi ... Totò Schillaci ....

Perchè sì, abbiamo seriamente rischiato di vincere il torneo giocando con (e tifando per) Schillaci!

Ricordi ...


giovedì 29 maggio 2014

Scoppola per scoppole ...




Ultima pagina a: Pagine iniziale a: Il tramonto della repubblica. Pietro Scoppola e la politica "dei partiti". In: (a cura di): POZZONI I, Schegge di filosofia moderna VII, Gaeta (LT):Decomporre Edizioni, ISBN: 9788898671243, pp. p. 253-277




giovedì 22 maggio 2014

Scoppola e scoppole ...

Pagine iniziale a: Il tramonto della repubblica. Pietro Scoppola e la politica "dei partiti". In: (a cura di): POZZONI I, Schegge di filosofia moderna VII, Gaeta (LT):Decomporre Edizioni, ISBN: 9788898671243, pp. p. 253-277




domenica 11 agosto 2013

Via italiana alla modernità ...

"la secolarizzazione della società consumistica, quella appunto in cui l’Italia si è tuffata negli anni Sessanta e Settanta, è fuori di quel mondo di valori; non è una fase ulteriore di quella evoluzione, ma una rottura; essa può apparire perfino estranea, in certe sue espressioni, ad ogni mondo di valori, quasi un salto in un vuoto etico che non ha riscontro in altri momenti o aree geografiche della storia europea"

(P. Scoppola, La «nuova cristianità» perduta, Edizioni Studium, Roma, 19862, p. 142)

Si tratta della più lucida denuncia nei confronti degli esiti deplorevoli della "modernizzazione" in Italia la quale, beninteso, non è stata affatto adeguamento ai livelli di socializzazione dei paesi occidentali, ma l'assimilazione superficiale, ossia agli aspetti più deteriori ed esteriori, a questi ultimi.

La via italiana alla modernità, dunque, è stato il consumismo.

Una spasmodica maniera di costruzione della propria identità individuale consumando quanto più possibile, e non solo fuori di sé.

Il consumismo ha cioè consumato dal di dentro gli italiani, svuotandoli progressivamente di valori e procedendo in fretta a spostare la lancetta dei rapporti tra pubblico e privato in direzione di quest'ultimo, espropriando di conseguenza la dimensione comune, del collettivo, sempre più di ambito, di ruoli, di pertinenze.

Ma vediamo solo oggi quel che siamo diventati a seguito del vuoto etico prodotto dal consumismo. Resta da vedere, invece, se esistano via di fuga o possibili strategie di correzione, sia pure parziale, degli immani errori prodotti.


(immagine tratta da: http://books.google.com/books?id=3T0vAAAAYAAJ&printsec=frontcover&img=1&zoom=1&imgtk=AFLRE72JTKIXAxAgJSFgCRVHLX89fiLsmcCMKgHalaXWpbbbWi5-TjY5rgFcw5Hum1Ka32g4CwlcZxRRBV57m_TEbFAif2K8mpCKyxoJalKvXfhs4rhOSuE)

giovedì 27 giugno 2013

Stato senza relativa società?




Raramente ci s'imbatte in tomi di questo genere: sapere unire sapientemente conoscenza giuridica a conoscenza storica. Cassese ci riesce efficacemente, seguendo una provocazione precisa e che ha segnato, nel bene come nel male, più nella seconda che nella prima delle due alternative, la storia recente del Nostro Paese, attraversato, com'è noto, da opposte mitologie divisive le quali hanno spinto a considerato il 150esimo dell'Unità una sciagura di carattere generale più che un'opportunità per tanti.



Ad ogni modo, l'unica indicazione che qui voglio registrare è un rimosso della coscienza storica nazionale, ossia la messa in evidenza del carattere "continuista" nella storia del Paese. Detto altrimenti, fatta l'Unità nessun Governo si è posto il problema di come adeguare gli istituti e i regolamenti del Regno di Sardegna, ovvero di un piccolo Stato, alla nuova, ed inedita, cornice statuale unificata. D'altra parte, la questione venne in qualche modo messa tra parentesi mentre ci si concentrò piuttosto sul garantire un minimo di ordine sociale, agendo sugli apparati centrali ma ignorando tutti i passaggi intermedi dal "centro" alla "periferia". E d'altra parte, le élites piemontesi nulla o molto poco sapevano del resto del Paese, Cavour non si recò mai al di sotto di Firenze ... come avrebbero potuto concepire il loro Regno come qualcosa di inedito? Di nuovo? Di diverso dalla familiare e rassicurante simbologia regia?


Ragion per cui, lo Stato italiano appare più la normale continuazione del Regno di Sardegna senza però operare in alcun caso i necessari aggiustamenti di percorso. 


Scrive Cassese come "la costruzione di un nuovo Stato avrebbe richiesto interventi sulla sua costituzione, sull'amministrazione, sull'apparato giudiziario, sui rapporti tra poteri pubblici e cittadini. Invece, al centro dell'attenzione legislativa vi fu l'economia" (p. 46).



Non aver investito energie così come acume, nella costruzione istituzionale all'interno della nuova cornice nazionale, ed unitaria, fu un grave errore che, seppur giustificato se rapportato alle esigenze del contesto storico, non manca di esercitare duraturi quanto deleteri effetti ancora oggi.



Allora, raccogliendo la provocazione recante il titolo, l'Italia può correttamente, entro certi limiti temporali e concettuali, venir considerata una società priva di un adeguato Stato, ove, ovviamente, per 'Stato' devono intendersi tutti quegli apparati, intermedi e finali, di una cornice istituzionale unitaria.


Ma se ciò è sicuramente vero per gli anni immediatamente successivi all'unificazione, vale ancora oggi? Personalmente, sono propenso a rispondere negativamente a questa ulteriore sollecitazione.



(immagine tratta da: http://ecx.images-amazon.com/images/I/51lfNqYRZ9L._AA258_PIkin4,BottomRight,-47,22_AA280_SH20_OU29_.jpg)