Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta Repubblica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Repubblica. Mostra tutti i post

sabato 25 gennaio 2020

Gionata della memoria 2020


Accaduto.

E perché accaduto, può ripetersi.

Ieri.


Oggi.


Domani.

Capire è impossibile.


Conoscere, essenziale!

Ascoltiamo il monito di Primo Levi.


lunedì 23 dicembre 2019

Il mito della caverna

Narra Platone ...

Ma cosa significa il mito della caverna?

Alcuni spunti interpretativi (utili per il lavoro didattico a scuola)!




Se trovate utile la videolezione, non esitate a divulgarla ed, ovviamente, non tralasciate di iscrivervi al mio canale!

Buono studio!

lunedì 4 giugno 2018

mercoledì 30 maggio 2018

Competenze di cittadinanza #1


Visto che c'è un po' di confusione, per non dire proprio ignoranza in merito, inauguro questa nuova serie, ovvero lezioni e materiali utili in materia di cittadinanza attiva.

Buono studio!


giovedì 16 maggio 2013

Kaputt!



"Tutti fuggivano la guerra, la fame, le pestilenze, le rovine, il terrore, la morte, tutti correvano verso la guerra, la fame, le pestilenze, le rovine, il terrore, la morte. Tutti fuggivano la guerra, i tedeschi, i bombardamenti, la miseria, la paura, tutti correvano verso Napoli, verso la guerra, i tedeschi, i bombardamenti, la miseria, la paura, verso ricoveri pieni d’immondizie, di escrementi, di gente affamata, sfinita, istupidita. Tutti fuggivano la disperazione, la miserabile e meravigliosa disperazione della guerra perduta, tutti correvano incontro alla speranza della fame finita, della paura finita della guerra finita, incontro alla miserabile e meravigliosa speranza della guerra perduta. Tutti fuggivano l’Italia, andavano incontro all’Italia"


(C. Malaparte, Kaputt, Adelphi, Milano, 2009, pp. 425 – 6)




Nel furor iconoclasta che storicamente ha messo in questione il topos del nesso tra Resistenza e Repubblica, via lo stretto adito costituito dalla Costituzione, s'insiste sulla condizione universale dell'italiano all'indomani dell'armistizio, lasciato a sè stesso e tutto preso da una sostanziale frenesia per la propria sopravvivenza.



Questo avvenne di certo, ma non fu l'unico fenomeno storicamente apprezzabile.



Tutti agirono. Alcuni per sé. Altri per tutti. Non tutti se ne fregarono dello Stato o della Patria.




Solo che il venir meno del velo di Maya dell'organicismo fascista acuisce la percezione del pluralismo che di certo presisteva all'8 settembre del '43 ma era rimosso, occultato, nascosto sotto le liturgie pubbliche del regime, e che, una volta venuto meno quest'ultimo, sembra esplodere improvvisamente, trascinando con sé anche l'amor patrio.



Questo, ovviamente, non significa che quegli anni furono una passeggiata. Anzi, furono durissimi.



Ma non tutti li vissero per il proprio personale tornaconto, sopravvivenza o meno che fosse.



(immagine tratta da: http://www.artapartofculture.net/new/wp-content/uploads/2011/03/IlGioiellino.jpg)

martedì 15 gennaio 2013

Riguardo a "Roma ladrona" ...

"confluiscono in quel voto la congiunta crisi dell’identità nazionale e della subcultura cattolica e al tempo stesso il risentimento di strati sociali che si erano affermati negli anni ottanta e che sono costretti ora a ridimensionamenti e freni: «figli di un benessere minore», che nello Stato centrale («Roma ladrona») e nei suoi sprechi rovesciano la colpa prima di difficoltà e ingiustizie. E all’appartenenza territoriale si aggrappano, cercandovi radici smarrite e antidoti rassicuranti al disagio e allo spaesamento"


(G. Crainz, Autobiografia di una Repubblica. Le radici dell’Italia attuale, Donzelli, Roma, 2009, p. 177)




Se questo era vero per la crisi degli anni '80, dopo il '92, e ancor più oggi, dato che tutti ripetono il mantra della crisi, cosa dovremmo dire? O, meglio, cosa possiamo legittimamente aspettarci dalla crisi della (post-)politica? 


Questo è, a tutti gli effetti, un interrogativo che brancola nell'oscurità, una domanda inquietante costitutivamente aperta per i nostri (poveri) figli!