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giovedì 28 aprile 2016

Dissertazione impossibile sulla bellezza

Se mi avessero invitato a tenere un intervento sul tema della bellezza, questo avrei detto.

Siccome, però, nessuno mi ha mai invitato, il presente è un discorso impossibile sulla bellezza.

Bellezza, sì la bellezza: quell'etereo e vago nome che diamo a quel che ci piace. La bellezza! Soave etichetta che adoperiamo per esprimere una sensazione gradevole che qualcosa suscita in noi. Se mi chiedete cosa sia la bellezza, non so rispondervi, pur sapendo benissimo cosa sia. Ed allora, non lo dirò né tantomeno cercherò di violentarne il segreto, limitandomi solamente a goffe e vaghe allusioni attorno al tema in questione.

Chi mi conosce, sa che sono piuttosto sbrigativo e che non amo gli eccessi verbali o verbosi, tanto magnificenti per chi li compie ma assai sgradevoli per chi ascolta.

E così, non dirò cosa penso sia la bellezza, ma solamente quali siano alcuni possibili esempi di bellezza.

Bellezza ... il volto di una donna! Soave! Piacevole! Gradevole! Bello! Cosa suscita in noi la bellezza femminile? Lasciando Freud ai suoi tormenti analitici, consonanza, profonda consonanza, desiderio di unione, ardore di fusione completa.



(url immagine: http://www.bassairpinia.it/wp-content/uploads/2015/01/bellezza-naturale.png)

La bellezza ci interpella, ci suscita, ci interessa, ci prende e ci sospinge oltre limiti fisici, oggettivi, discreti, singoli ...

Quel che si cela dietro la bellezza è l'ardore di un desiderio, un anelito ad una mai verificatasi unità ma sentita come tragicamente perduta e con veemenza desiderata.

Un bel volto, simbolo della bellezza in sé, un piacere visivo, espressione oggettiva di un godimento, geometrie che si smaterializzano pur restando meramente materiali, e, di conseguenza, effimere, fragili, eppure degnissime! Ma per cosa? O, per meglio dire, per chi?

La bellezza è negli occhi di chi guarda, si dirà. Ma è vero? La bellezza non spinge anche chi, baciato dalla fortuna, ne è espressione? Ed allora perché anche chi ne è portatore sente l'impellente bisogno di mostrarsi? Di avvincere? Di essere lì nel mezzo del guado della vita?

Essere belli significa voler tornare all'unità perduta, a quella sintesi tanto primigenia quanto impossibile! La bellezza scavalca i limiti e conduce i soggetti ad un'unione che rende armoniche le disimmetrie, le ineguaglianze, le miserie umane ...


(url immagine:http://cateringveg.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/05/bellezzaenatura.jpg)

Guardate la natura: così colorata e vivace quanto estremamente delicata! Eppure è bella! Come mai? Un battito d'ali, petali colorati, profumi inebrianti ... uno spettacolo per gli occhi! Ma uno spettacolo pure per il cuore. Cosa cerchi, oh cuore? Cosa vuoi, oh cuore? Come mai palpiti davanti allo spettacolo della natura? Cosa brami? A cosa tendi? Al bello ...

Sì, lo sappiamo, ma la domanda giusta è un'altra: come mai?

Di fragilità in fragilità, prendiamo in considerazione il sorriso spontaneo, gratuito e genuino dei bambini.


(url immagine: http://areacomunicazione.policlinico.unina.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/P_Bimbo.jpg)

Ed ora ditemi: cosa c'è di più bello? Sì è bello, ma non esaurisce il ventaglio delle possibilità, non esaurisce l'universo della bellezza. Vero. Ma delle molteplici forme dell'oscena bellezza è quello più puro, quello meno sensuale, quello più gratuito.

Perché la bellezza è gratuità. Nessuno è bello a pagamento, e nonostante le innegabili e varie forme di prostituzione delle persone, ma la bellezza no, non si vende.

Guardiamo il volto dei bambini e scopriamo altri aspetti della bellezza ... io li conosco ma se mi chiedete quali non saprò soddisfare la vostra domanda.

Bella è la terra che dimoriamo e distruggiamo, bello è il cielo che coloriamo ed inquiniamo, bello è il mare che sfruttiamo e devastiamo, bella è la natura che ci sforziamo di imprigionare in riserve poco indiane e molto ossessive, come esemplari sotto vetro di realtà perdute. Eppure, la bellezza è anche questo: nostalgia di tempi andati! Nostalgia di luoghi scomparsi! Desiderio di quello che fu e che non è più ...

Gli uomini hanno sempre cercato di catturare la bellezza sotto forme più o meno artistiche. Come non pensare agli artisti? Tra i tanti, la mia mente corre a Botticelli ... non so perché, ma se devo alludere alla bellezza, volo tosto all'autore della Nascita di Venere ...


(url immagine: http://www.ancupm.it/public/news/img_7_5620.jpg)

Colori, linee, geometrie, spazi ... tutto dice bellezza! E come mai? Non so, e, francamente, nemmeno m'importa! Guardo al dipinto e colmo il mio desiderio di bello. Non solamente di belle forme, ma quel moto interiore più profondo che mi sospinge a qualcosa che vorrei e che non è più ... come l'ho chiamata? Ah sì, nostalgia di un'unità impossibile! Io e il Tutto ...

La bellezza azzera volumi, spazi, distanze, getta ponti, interrela gli uni con gli altri, più cuori e più soggetti entro il medesimo piano trascendente di armonia ...

Sì, l'armonia è la segreta legge della bellezza, quel che desideriamo, quel che vorremmo, quel che ci agita dal di dentro ...

E di armonia ci parlano i volti dolci delle donne, i sorrisi spontanei dei bambini, gli spettacoli gratuiti della natura ...

Pertanto, la bellezza corrisponde ad un'armonia? Così parrebbe, così sembrerebbe, così potrebbe essere ... ma non m'importa dissipare il momento con una conoscenza razionale o concettuale, potrebbe essere, e godiamo della possibilità, quella stessa idealità che la bellezza esprime!

E qui corriamo ora veloci verso la misconosciuta ed inflazionata sequenza di Fibonacci.


(url immagine: http://www.inspirationgreen.com/assets/images/Art/Fibronacci/nautilus%20shell.jpg)

Quella geometria che reduplica all'infinito la stessa armonia di partenza, e che vediamo nelle forme regolari e inconsuete della natura. Non appena ingrandiamo il focus visivo, gli oggetti quotidiani e gli esseri che corrono via sotto i nostri piedi ci gettano su visioni aliene!

Il guscio delle lumache, gli spazi frattali dei fiori, gli occhi delle mosche, le nervature delle ali degli insetti ... esempi miseri, ma bellissimi, della geometria naturale: tanto armonica quanto inattuale!

Ma la bellezza non è democratica, al contrario è quanto di più inattuale vi sia al mondo. Essa è a portata di tutti, ma non è di tutti, la si può ammirare, contemplare al massimo, ma mai possedere! Essa è là, è qua, era ieri, sarà domani, c'è ...


(url immagine: http://www.inspirationgreen.com/assets/images/Art/Fibronacci/Fibonacci%20sequence%20in%20nature.jpg)


Che c'entra Fibonacci? C'entra perché traduce matematicamente l'equazione che rende conto dell'armonia cui allude ciò che è bello. 'Phi', sezione aurea, armonia ... quanti nomi ha la bellezza! Eppure nessuno di essi contiene del tutto quel cui si allude, tutti la bellezza eccede e sovrabbonda ...

Come un fenomeno trascendente, la bellezza non è di questo mondo pur depositando ovunque suoi segni, suoi simboli, sue metafore ...

Tutto ci parla del bello, tutto di dice cos'è bello, tutto vince la bellezza!

Tutto fonda l'armonia.


(url immagine: http://www.grafigata.com/wp-content/uploads/2015/01/golden-ratio-2.png)

E sul fascino discreto delle mie parole poetiche, mi fermo, a non voler guastare la magia attivata, il gioco messo in scena, la bellezza allusa ...

E questa mia dissertazione sulla bellezza com'è? Bella? O brutta?

Come che sia, poco importa, servi miseri come siamo al cospetto della bellezza!







martedì 3 dicembre 2013

Un trascendentalista poco kantiano oppure un kantiano privo di trascendentalismo ... III

(prosegue da: http://alessandropizzo.blogspot.it/2013/11/un-trascendentalista-poco-kantiano.html)

I prolegomeni alla logica pura, almeno per come li intende e li scrive Husserl, costituiscono un'introduzione doverosa non alla logica, ma a quella riduzione fenomenologica che prenderà consistenza solo alcuni anni dopo. 


Nelle Ricerche logiche Husserl cerca di mettere a fuoco quel soggetto logico che altri non è se non il cogito[1] che successivamente verrà ridotto alle strutture fondamentali e “catturato” in quello spazio di coscienza al cui interno hanno luogo i fenomeni, ove è cioè possibile cogliere le pure essenze delle cose, la dimensione eidetica delle cose, anche del pensiero stesso. 


Prima, però, è necessario “congelare” l'atteggiamento con il quale naturaliter le cose vengono percepite e pensate, al fine, cioè, di far emergere la loro natura essenziale o formale[2]. L'intuizione al base del metodo fenomenologico consiste appunto in questa riduzione che elimina quanto v'è di superfluo nei pensieri e li riduce, nel contempo, a quanto v'è di necessario, di essenziale[3]. Si tratta, infatti, e sotto ogni punto di vista, di un'intuizione eidetica[4] dal momento che conduce all'eidos delle cose, ossia ai fenomeni nella loro manifestazione all'interno della coscienza di chi pensa[5]. 


Questo, a detta di Ricouer, il più grande merito della fenomenologia, ovvero aver elevato al rango di scienza, via la riduzione per epochè, l'investigazione dell'apparire[6], ossia della manifestazione dei fenomeni, in quanto plesso a partire dal quale, e solo successivamente, si definiscono i ruoli complementari del soggetto, che conosce, e dell'oggetto, che viene conosciuto.



Nelle Ricerche logiche, per dirla altrimenti, Husserl ha di mira non la logica, ma il meccanismo coscienziale che rende possibile i pensieri delle cose, ovvero la scienza dei fenomeni rispetto alla quale, infatti, il metodo della fenomenologia è unicamente un metodo di fenomeni[7].


Note
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[1] Cfr. P. Ricouer, Studi di fenomenologia. Verso il formalismo giuridico?, Giappichelli, Torino, 2009, p. 112: «Di diritto il Cogito è il soggetto trascendentale».
[2] Cfr. N. Ghigi, Dalla Vorhandenheit all'eidetico: una riflessione sul superamento fenomenologico dell'atteggiamento naturale, Dialegesthai. Rivista telematica di filosofia [in linea], anno 5 (2003) [inserito il 31 gennaio 2003], disponibile su World Wide Web: <http://mondodomani.org/dialegesthai/>, [89 KB], ISSN 1128-5478, contenuto on – line: http://mondodomani.org/dialegesthai/ng02.htm
[3] Cfr. P. Ricouer, op. cit., p. 121: «La grande scoperta della fenomenologia è che l'Io Penso, non è solo il riferimento delle 'altre' scienze, ma è da se stessa una “sfera d'essere” (ein Seinsphäre) che si presta una esperienza articolata e strutturata».
[4] Cfr. A. A. Bello, Husserl interprete di KantDialegesthai. Rivista telematica di filosofia [in linea], anno 7 (2005) [inserito il 7 luglio 2005], disponibile su World Wide Web: <http://mondodomani.org/dialegesthai/>, [91 KB], ISSN1128-5478, contenuto on – line: http://mondodomani.org/dialegesthai/aab02.htm.
[5] Cfr. P. Ricouer, op. cit., p. 157: «L'atto di riduzione scopre la relatività di ciò che appare alla coscienza operante; questa relatività definisce esattamente il fenomeno».
[6] Ivi, p. 191: «La gloria della fenomenologia consiste nell'aver elevato a dignità di scienza, mediante la “riduzione”, l'investigazione dell'apparire». Cfr. R. Bodei, La filosofia del Novecento, Donzelli, Roma, 20062, p. 109: «la coscienza è «intenzionalità», è sempre coscienza di qualcosa, dimodoché non esiste da un lato la coscienza e dall'altro la cosa, da una parte il soggetto e dall'altra l'oggetto, ma sempre un legame bipolare inscindibile e costitutivo».

[7] Cfr. R. M. Lupo, Questioni di metodo. Sullo statuto fenomenologico della metafisica, Dialegesthai. Rivista telematica di filosofia [in linea], anno 15 (2013) [inserito il 10 luglio 2013], disponibile su World Wide Web: <http://mondodomani.org/dialegesthai/>, [65 KB], ISSN 1128-5478, contenuto on – line: http://mondodomani.org/dialegesthai/rml01.htm.