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venerdì 23 agosto 2013

Singoli senza comunità?

"La morte della patria è certamente l’avvenimento più grandioso che possa occorrere nella vita dell’individuo. Come naufrago che la tempesta ha gettato in un’isola deserta, nella notte profonda che cala lentamente sulla sua solitudine egli sente infrangersi ad uno ad uno i legami che lo avvincono alla vita, e un problema pauroso, che la presenza viva e operante (anche se male operante) della patria gli impediva di sentire, sorge e giganteggia tra le rovine: il problema dell’esistenza"

(S. Satta, De profundis,Milano, Adelphi, 1980, pp. 16 – 7)


Buon viatico al completamento del lavoro in progress al quale mi sto dedicando in questi ultimi giorni di un'estate tanto calda quanto interlocutoria ...

... al di là del lirismo della prosa di Satta, comunque, a mio modesto modo di vedere, va colta la consonanza tra il problema del dissolvimento dello Stato con il problema dell'esistenza del singolo ...

... forse che sia possibile un singolo senza comunità?

... forse che sia possibile una comunità senza singoli?

... o forse che la prospettiva reale è equidistante dai due punti della (presunta) polarità singolarità - comunità?



(immagine tratta da: http://ecx.images-amazon.com/images/I/41DZysX7qBL._.jpg)

venerdì 16 agosto 2013

Nichilismo morale ...

Molto spesso la L. n. 194/1978, che, per intenderci, consente l'interruzione volontaria di gravidanza, sia pure a determinate condizioni, viene considerata, e difesa, per non dire anche "propagandata" come un successo civile, come il successo della cultura liberale, come l'esito ultimo e progressivo del cammino italiano verso il "meglio".

Commentando, però, l'esito del referendum del 1981, vertente appunto sull'abrogazione di suddetta legge, ma anche sull'abrogazione dell'ergastolo, scrive Scoppola:

"in realtà, la possibilità di abortire in strutture sanitarie statali e la funzione deterrente dell'ergastolo […] si legano non già nella logica di un'affermazione di diritti civili ma in quella molto meno ideale di una domanda di sicurezza, nella maggioranza degli italiani, di non essere inquietati da problemi morali e di principio, di non rinunciare a nessuna possibilità offerta dalla legge a tutela della propria sicurezza anche se questa sicurezza viene pagata con la vita dei nascituri o con la esclusione […] di ogni possibilità di riscatto per gli ergastolani. L'esito congiunto dei due referendum del 1981 molto più di quello del '74 è rivelatore di quel «vuoto etico» verso il quale i processi di secolarizzazione hanno spinto il paese" (P. Scoppola, La repubblica dei partiti, p. 420).


La novità dell'interpretazione offerta dallo storico romano è rilevante: da un lato, consente di comprendere meglio come mai l'istanza civile avrebbe trionfato in un'occasione e non nell'altra, anche se si trattava della medesima tornata referendaria; e, dall'altro lato, invita a scrutare nelle vere ragioni di una determinata volontà popolare.

Certo, l'interpretazione che possiamo offrire deve legare tra loro i risultati delle due consultazioni e far emergere quel che, sovente, si preferisce tacere: in nessun caso, si trattò di cammino verso i diritti civili.

Per dirla altrimenti, l'una e l'altra occasione appaiono piuttosto come l'esito del sostanziale disinteresse degli italiani nei confronti del "pubblico", del bene comune, del sociale, e contestuale strenua difesa dei confini del proprio orizzonte personalistico e meschino.

Non a caso, infatti, Scoppola li interpreta come mancanza di valori morali e come materiale difesa del proprio tenore di vita, ossia come la difesa estrema da qualsiasi pericolo di venir turbati nel proprio (apparente) benessere: nessuna questione morale che implichi una messa in discussione della tranquillità del singolo!

Il lato negativo di questa scelta, più o meno conscia, è presto detto: non importa che si debbano sacrificare altri valori o altri soggetti!

Resta il problema di fondo: constato il danno, cosa fare per ripararvi?


(immagine tratta da: http://www.welded-steelpipes.com/photo/pl1212568-rectangular_hollow_section_structure_pipe_square_hollow_sections_black_square_welded_tubes.jpg)

mercoledì 14 agosto 2013

Indice FAQ logica deontica



Ultimamente mi sono divertito ad immaginare un insieme di domande frequenti che è possibile porre quando si parla di logica deontica. 


Siccome altrove non sono riuscito a trovare delle risposte a tali domande, ho pensato bene di costruire io delle FAQ. 


Hanno così preso il via le tre serie di domande frequenti e relative risposte, beninteso sulla base della mia personale conoscenza della materia, forse non eccelsa, forse manco aggiornata, ma sulla cui bontà proprio non riesco a dubitare.

Per quanti si siano perse le tre puntate, fornisco di seguito un indice con relativi link.


FAQ1: definizione della logica deontica e suoi rapporti con il dilemma di Jørgensen;
FAQ2: definizione di 'paradosso deontico' ed esame delle principali contraddizioni in logica deontica;
FAQ3: prosecuzione disamina dei paradossi deontici e messa a fuoco delle debolezze della logica deontica.

Spero solo di aver aiutato quanti, come me tanti anni fa, si sono trovati in difficoltà nel reperire e collegare tra loro le molteplici informazioni sulla materia presente. 

Certo il presente lavoro si potrebbe migliorare e magari anche trovare una diversa forma editoriale ma lo si farà con calma.


(immagine tratta da: http://www.helsinki.fi/kaytannollinenfilosofia/henkilosto/hilpinen.jpg)