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domenica 8 gennaio 2017

Un'altra leadership?

Cosa fa il dirigente scolastico?

Cosa dovrebbe fare?

Come funziona la scuola italiana?

Nel mio ultimo volume alcuni spunti e riflessioni, non conclusivi, per conoscere la realtà scolastica italiana.



Ma da "infiltrato". Ossia, non nella testa di qualche dirigente o accademico, ma dall'esperienza di prima mano del sottoscritto, di qualcuno che la vive ogni giorno e che si sporca le mani in prima persona, senza deleghe ...

Al lettore, potenziale o reale, l'onere di valutarne la bontà o di criticare la prospettiva, così come di colmare una sua inaccettabile ignoranza, vale a dire non conoscere la realtà effettuale della scuola italiana ...




Qui l'opera (anteprima limitata).

Qui la possibilità d'acquisto su Ibs mentre qui su Amazon.

So che è squallido di chiedervi di acquistarlo, ma l'auto-pubblicazione impone sempre un onere economico a carico dell'autore, in assenza, peraltro, di un effettivo guadagno futuro. Lo stesso prezzo ne è indice: mi è stato imposto ed è troppo alto. Io avrei voluto una cifra compresa tra i 5 e i 7 euro ... In ogni caso, però, se siete docenti che aspirano a cambiare funzione svolta o semplicemente migliorare la vostra conoscenza del servizio pubblico di istruzione, potete usufruire della Card del docente per l'autoaggiornamento (su Amazon e prossimamente anche su IBS). Allora, aggiungo solamente quanto segue: buona lettura!

sabato 7 gennaio 2017

Di chi la colpa?

"Le colpe attribuite di solito alla scuola andrebbero dovuto essere, in realtà, equamente ripartite, perché una parte consistente di esse andava caricata sulle famiglie e sugli individui, cioè su responsabilità che riguardavano non a società in astratto, ma le singole persone"

(A. Lepre, Storia della Prima Repubblica. L'Italia dal 1943 al 2003, Il Mulino, Bologna, 2004, p. 316)

Prepariamoci alla ripresa delle attività didattiche e riflettiamo su una prospettiva scarsamente presa in considerazione dai più, volutamente o meno rimossa dall'agone pubblico, in genere irriflessa quando si assumono atteggiamenti di riprovazione o biasimo, sovente di natura marcatamente paternalistica, e, dunque, meramente retorica, nei confronti della scuola in generale, e dei suoi operatori in modo particolare.

Di chi è la colpa se la materia prima, ovvero la qualità degli studenti, è bassa in partenza (ossia, prima ancora che varchino i cancelli scolastici)? 

Di chi è la colpa se gli studenti sono maleducati (chi avrebbe dovuto educarli prima che entrassero nel circuito dell'istruzione)?

Di chi è la colpa se gli studenti non sanno stare al "loro" posto? (vedi sopra)

Di chi è la colpa se gli studenti non attribuiscono alcuna importanza alla scuola in quanto tale? Un bassa considerazione è frutto di un apprendimento familiare e sociale antecedente al loro ingresso a scuola ...

Dire che la colpa è della scuola è come dire che la scuola sbagli prima ancora di prendere in carico i futuri educandi non educati ...

Sarebbe bello, invece, che anche altri attori ed altre agenzie formative si assumessero, e finalmente, le loro colpe e che la smettessero di sparare sempre ed acriticamente sulla scuola.

Il problema, purtroppo, è che la scuola è indifesa da tutti, e, quindi, è più conveniente scaricare i colpi su quest'ultima che fare i conti con sé stessi. Un capro espiatorio che paghi per tutti è più facile, comodo ed utile che ripartire le responsabilità a ciascuno secondo il proprio differente ruolo ...

Ma da questo circolo vizioso perseverando in questo errore non è punto possibile uscire.