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giovedì 11 luglio 2013

(Neo)realismo ...

"addio alla verità è non solo un dono senza controdono che si fa al «Potere», ma soprattutto la revoca della sola chance di emancipazione che sia data all'umanità, il realismo, contro l'illusione e il sortilegio"


(Maurizio Ferraris, Manifesto del nuovo realismo, Laterza, Roma-Bari, 2012, p. 112)



Quanti cianciano pro o contra il cd. Nuovo realismo per quale oscuro motivo non riescono a riconoscere nell'appello alla non emendabilità del reale la ragione più forte contro il dispotismo del Potere?


Ergo, se solo il reale può fare da contraltare alle liturgie del Potere, come mai i contrari al realismo non condividono la medesima aspirazione alla libertà?


Oscuri sono i moventi che ispirano gli uni e gli altri, tutti eccetto forse uno: per la necessità di collocarsi in una parte, in uno spazio, sentirsi parte di una fazione, per seguire una moda, con o contro, per restare così a galla nell'oceano dell'anonimato, che non per spirito di critica e/o di problematizzazione.


Abbiam davvero preso congedo da Kant, ma non si capisce bene per andare verso dove ...

mercoledì 10 luglio 2013

Se, e ma ...



"Se un legislatore proibisce qualcosa o lo rende obbligatorio, dovrà fare i conti con la possibilità che la norma non sia sempre osservata. Ma si può dire che egli normalmente voglia o desideri che ciò che egli ha ordinato deve senza eccezione essere. Egli vuole che le norme siano soddisfatte. Se, per una ragione o per l’altra, fosse impossibile che gli stati obbligatori sussistessero sempre (nella storia della norma), potremmo dire che il suo desiderio (volontà) non è razionale dal momento che non può essere adempiuto. L’irrazionalità sarebbe particolarmente manifesta, se uno stato obbligatorio non potesse mai sussistere e di conseguenza uno stato proibito dovesse sempre sussistere. Questo sarebbe il caso, per esempio, se il legislatore avesse ordinato una contraddizione: che sia p&~p"


(g. h. von Wright, Norme, verità e logica, “Informatica e diritto”, 3, 1983, p. 16)


Riflessioni di ritorno come utile viatico alla demolizione della vulgata intorno al Dilemma di Joergensen: chi ha bisogno di inferenze normative?

martedì 9 luglio 2013

Equivoci ...

"Filosofi morali e giuristi sembrano essere i clienti naturali del logico deontico. E, tuttavia, non sembra che si siano stabiliti buoni rapporti né con gli uni, né con gli altri. Colpa del venditore, probabilmente, che non sa presentare bene la merce. In realtà, molte cose possono aver contribuito a creare e a diffondere l’impressione che la logica deontica è irrilevante per l’etica e per il diritto. Se è così, si tratta di un’impressione sfortunata, perché ci sono parecchie questioni in logica deontica che riguardano, direttamente o indirettamente, la filosofia morale e la filosofia del diritto"


(A. Artosi, Il paradosso di Chisholm. Un’indagine sulla logica del pensiero normativo, Clueb, Bologna, 2000, p. 7)


Buone intenzioni non equivalgono automaticamente a buoni risultati.


Questo il caso, davvero emblematico, della logica deontica, il luogo terzo onde poter avvicinare i reami distinti della logica, da un lato, e del diritto, dall'altro lato.


Ma l'incontro desiderato non è mai avvenuto.


O, se si preferisce, può dirsi piuttosto che di incontri ne sono avvenuti parecchi lungo il XX secolo, ma l'unione non s'è mai consumata.


Per problemi di compatibilità, si vocifera ...


Per errati presupposti reciproci, a parer mio.


In ogni caso, per il pregiudizio complessivo secondo il quale la logica deontica potesse davvero formalizzare gli specifici contenuti morali degli enunciati normativi.


La logica può render conto, entro limiti strettissimi, della consequenzialità dei ragionamenti normativi, ma mai dire qualcosa intorno agli specifici contenuti valutativi degli enunciati delle norme.


Perdere di vista il limite semiotico della logica deontica, ha condotto a siffatti equivoci, dimenticando come la logica possa solamente rendere giustificabile le nostre intuizioni morali, mai dimostrarle more geometico!


La logica deontica riguarda davvero la morale o il diritto, ma non nella maniera sin qui erroneamente desiderata e/o creduta ...