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mercoledì 28 settembre 2016

Buonissima scuola ...

Pensieri eretici ...


I miei colleghi in questi giorni si sono affannati, e con gran lena, a postare il seguente video. 


No, non posto direttamente il video, ma solo una preview (chi fosse interessato, può andare a cercarselo, penso anche senza troppe difficoltà) perché di marciume sul web ce n'è già abbastanza!


Da parte mia, comunque, mi permetto di avanzare alcuni pensieri eretici e scandalosi ...

Infatti, è da notare le risate di sottofondo, indice di una dinamica classica, ovvero la recitazione a soggetto ("io faccio il bullo, voi mi riprendete ...").

Inoltre, è rilevante la regia, la quale esprime una scuola classica: la classe è luogo di consumo collettivo di svariati beni non formali ("abbiamo un cellulare e una classe, usiamoli!"). 

Interessante pure la modalità di ripresa, pronto indice di consumo abituale: uso il cellulare di papone con la scheda di mammina per socializzare come Tizio prenda per il c..o la babbiona della prof ("così ci divertiamo con amici e parenti!").

 Da sottolineare la triste e solitaria impotenza della prof, segno di una situazione ricorrente: il docente vale meno dell'alunno protagonista e di sicuro meno del cellulare che riprende l'amena scenetta ("che c...o vuole questa? Ma stai zitta! Che il mio cane vale più di te!").

Parimenti significativo come i miei colleghi condividano in modo compulsivo detto video, indice di fattivo rituale collettivo: alleviare le proprie sofferenze e frustrazioni tramite pratiche mimetiche ("Vedete? Vedete come siamo ridotti? Cosa ci fanno? Vergogna! ..."). 

Va comunque rilevata la sostanziale artificiosità della situazione generale. In altri termini, avanzo una prospettiva inattuale: personalmente ho visto di peggio, a cosa volete che valga il video presente? ("Davvero dovrei credere che la scenetta sia stata così "pacifica"? In altri contesti succede ben altro ...")


In conclusione, voglio spezzare amaramente e con disincanto una lancia in favore del reprobo alunno. Egli fa ad alta voce quel che la società fa con la scuola ogni giorno, ovvero sfancularla (mi si passi il francesismo, grillamente sdoganato)! Come possiamo dargli torto? Questa è l'aria che respira, questo l'ambiente ove vive, questa l'educazione ricevuta. Possiamo rimproverarlo? A mio sommesso parere, no. Anzi. Dobbiamo doverosamente riconoscere che perlomeno ha imparato "come si fa", ovvero qualcosa! E la scuola non serve proprio a questo? Non serve a gratificante gli apprendimenti informali? Non si chiamano questi ultimi, con fare reboante, 'competenze'? Orsù, dunque, perché scandalizzarsi?



Detto questo, a ciascuno i suoi alunni e le sue pene ...

lunedì 24 agosto 2015

La Buona Scuola ... pillola 4

Genere … generalità …

Passiamo ora all’esame del comma 16 della L. n. 107 del 2015.


Su internet tale comma è stato inteso come introduzione dell’indottrinamento gender in tutte le scuole del Regno.



Vediamo cosa dice.

“Il piano triennale dell'offerta formativa assicura l'attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”

Come si vede, nulla di sinistro e/o di pericoloso. Ma lo stesso comma aggiunge:


“al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall'articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, nel rispetto dei limiti di spesa di cui all'articolo 5-bis, comma 1, primo periodo, del predetto decreto-legge n. 93 del 2013”


Quindi, in sintesi, il legislatore “invita” le istituzioni scolastiche a formulare piani triennali dell’offerta formativa che diano attuazione ai principi delle pari opportunità. E fin qui, a mio avviso, proprio nulla di male. 

E promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi. E sin qui, di nuovo, nulla di male. 

E promuovendo la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni. Ed ancora, nulla di male, anche se qualche perplessità la prosa normografica la genera. Infatti, l’invito è di impartire agli alunni, in funzione della loro età, insegnamenti - barriera nei confronti della violenza inerente al genere delle persone e a tutte le varie forme possibili di discriminazioni derivanti. 

Ciò significa che si insegnerà ai bimbi che ancora non possono sapere cosa sono o cosa decideranno di essere in futuro? Che sono entità sessualmente amorfe? Che si possono amare anche gli animali o gli alberi? Che, prima di decidere come essere, si debbano provare tutte le alternative e scegliere la più confacente al proprio desiderio erotico? Che si erotizzeranno gli alunni sin dalla più tenera età? E che tali pretesi indottrinamenti saranno imposti dall’alto senza che i genitori possano opporsi? No, il testo di legge mi pare chiaro, pur nelle sue incertezze. Esso, infatti, intende prevenire atteggiamenti di violenza e di discriminazioni nei confronti della diversità di genere.

Ma andiamo a vedere cosa prevede l'articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93. Esso recita che “Art. 5 (( Piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere


1. Il Ministro delegato per le pari opportunità, anche avvalendosi del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, di cui all'articolo 19, comma 3, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, elabora, con il contributo delle amministrazioni interessate, delle associazioni di donne impegnate nella lotta contro la violenza e dei centri antiviolenza, e adotta, previa intesa in sede di Conferenza unificata ai sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, un «Piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere», di seguito denominato «Piano», che deve essere predisposto in sinergia con la nuova programmazione dell'Unione europea per il periodo 2014-2020.


2. Il Piano, con l'obiettivo di garantire azioni omogenee nel territorio nazionale, persegue le seguenti finalità:


a) prevenire il fenomeno della violenza contro le donne attraverso l'informazione e la sensibilizzazione della collettività, rafforzando la consapevolezza degli uomini e dei ragazzi nel processo di eliminazione della violenza contro le donne e nella soluzione dei conflitti nei rapporti interpersonali;


b) sensibilizzare gli operatori dei settori dei media per la realizzazione di una comunicazione e informazione, anche commerciale, rispettosa della rappresentazione di genere e, in particolare, della figura femminile anche attraverso l'adozione di codici di autoregolamentazione da parte degli operatori medesimi;


c) promuovere un'adeguata formazione del personale della scuola alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere e promuovere, nell'ambito delle indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione, delle indicazioni nazionali per i licei e delle linee guida per gli istituti tecnici e professionali, nella programmazione didattica curricolare ed extra-curricolare delle scuole di ogni ordine e grado, la sensibilizzazione, l'informazione e la formazione degli studenti al fine di prevenire la violenza nei confronti delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso un'adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo;


d) potenziare le forme di assistenza e di sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli attraverso modalità omogenee di rafforzamento della rete dei servizi territoriali, dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza;


e) garantire la formazione di tutte le professionalità che entrano in contatto con fatti di violenza di genere o di stalking;


f) accrescere la protezione delle vittime attraverso il rafforzamento della collaborazione tra tutte le istituzioni coinvolte;


g) promuovere lo sviluppo e l'attivazione, in tutto il territorio nazionale, di azioni, basate su metodologie consolidate e coerenti con linee guida appositamente predisposte, di recupero e di accompagnamento dei soggetti responsabili di atti di violenza nelle relazioni affettive, al fine di favorirne il recupero e di limitare i casi di recidiva;


h) prevedere una raccolta strutturata e periodicamente aggiornata, con cadenza almeno annuale, dei dati del fenomeno, ivi compreso il censimento dei centri antiviolenza, anche attraverso il coordinamento delle banche di dati già esistenti;


i) prevedere specifiche azioni positive che tengano anche conto delle competenze delle amministrazioni impegnate nella prevenzione, nel contrasto e nel sostegno delle vittime di violenza di genere e di stalking e delle esperienze delle associazioni che svolgono assistenza nel settore;


l) definire un sistema strutturato di governance tra tutti i livelli di governo, che si basi anche sulle diverse esperienze e sulle buone pratiche già realizzate nelle reti locali e sul territorio.


3. Il Ministro delegato per le pari opportunità trasmette annualmente alle Camere una relazione sull'attuazione del Piano.


4. Per il finanziamento del Piano, il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità è incrementato di 10 milioni di euro per l'anno 2013. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 61, comma 22, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni.


5. All'attuazione delle disposizioni contenute nel presente articolo, fatto salvo quanto previsto dal comma 4 del medesimo articolo e dall'articolo 5-bis, si provvede mediante l'utilizzo delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. ))


Violenza di genere. Prevenzione della violenza nei confronti delle donne. Sensibilizzazione degli studenti e dei docenti nei confronti di tale tematica.


Ma allora come mai in rete circolano leggende, costruite più o meno ad arte, contro questo comma che dà soltanto applicazione ad una legge precedente la quale, tra le altre cose, è finalizzate alla lotta alla violenza contro le donne e all’odioso fenomeno dello stalking? Quale pericoloso, e incontrollato, meccanismo ha indotto i più a credere che tale “prevenzione della violenza di genere” fosse la trasposizione, più o meno incontrollata, dei gender studies in argomento di studio e di formazione delle persone?



Certo il timore paventato, probabilmente ad arte dai troll digitali, è sicuramente la demolizione di un caposaldo dell’educazione familiare dei soggetti in formazione, oltre che la sua espropriazione da parte di un’istituzione terza, la scuola, come longa manus dell’educazione di Stato, vale a dire il nesso identità biologica e identità sessuale. Così, il gender è divenuto lo spauracchio degli italiani …


Tuttavia, sarebbe bene tornare alla semplicità delle cose per sgombrare il campo da inutili equivoci e timori. Nella legge non si passa mai il termine ‘gender’, ma sempre, e comunque, quello di ‘genere’. Ora per genere, in lingua italiana, s’intende la differenza di sesso, vale a dire sesso maschile e sesso femminile, o, per dirla altrimenti, il genere maschile e il genere femminile. Bisogna, dunque, prevenire ogni forma di violenza che abbia ad oggetto la differenza di genere e le correlate discriminazioni che ne seguirebbero.


Siamo, cioè, di fronte al classico abbaglio internettiano o al classico colpo di sole estivo!






(url immagine: http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/11/26/RV1036_Articolo.jpg)


mercoledì 5 agosto 2015

La Buona Scuola ... pillola 2

Quello che segue è il comma 2 della L. 107 del 2015:

2. Per i fini di cui al comma 1, le istituzioni scolastiche garantiscono la partecipazione alle decisioni degli organi collegiali e la loro organizzazione e' orientata alla massima flessibilita', diversificazione, efficienza ed efficacia del servizio scolastico, nonche' all'integrazione e al miglior utilizzo delle risorse e delle strutture, all'introduzione di tecnologie innovative e al coordinamento con il contesto territoriale. In tale ambito, l'istituzione scolastica effettua la programmazione triennale dell'offerta formativa per il potenziamento dei saperi e delle competenze delle studentesse e degli studenti e per l'apertura della comunita' scolastica al territorio con il pieno coinvolgimento delle istituzioni e delle realta' locali.

Commento

Il comma 2 declina in termini organizzativi le precedenti finalità del comma 1, e, in modo particolare, “impone” alle istituzioni scolastiche un’apertura sistemica al territorio e un collegamento obbligatorio tra l’efficienza e l’efficacia del servizio reso. 


Detto altrimenti, per dare corso alle finalità (1) – (11), «le istituzioni scolastiche garantiscono la partecipazione alle decisioni degli organi collegiali e la loro organizzazione e' orientata alla massima flessibilità, diversificazione, efficienza ed efficacia del servizio scolastico, nonché all'integrazione e al miglior utilizzo delle risorse e delle strutture, all'introduzione di tecnologie innovative e al coordinamento con il contesto territoriale». Il legislatore sembra dunque suggerire alle scuole le vie da seguire per dare piena attuazione alle finalità prefisse e, nel contempo, impone che ciò abbia luogo in termini di invarianza finanziaria, vale a dire imponendo ex lege “flessibilità, diversificazione, efficienza ed efficacia” al servizio di istruzione, prevedendo anche “integrazione” e “miglior utilizzo delle risorse e delle strutture”, utilizzo di “tecnologie innovative” e “coordinamento con il contesto territoriale”. 


Nel far questo, le istituzioni scolastiche, anche come completo esercizio della propria autonomia, effettuano una «programmazione triennale dell'offerta formativa per il potenziamento dei saperi e delle competenze delle studentesse e degli studenti e per l'apertura della comunità scolastica al territorio con il pieno coinvolgimento delle istituzioni e delle realtà locali». In altri termini, la normale offerta formativa, che in precedenza le istituzioni scolastiche elaboravano e adottavano annualmente, viene qui intesa in termini di progetto di durata triennale con previsione di un “potenziamento” del servizio reso al fine di dare piena soddisfazione ai bisogni formativi “delle studentesse e degli studenti”. 


Anche questa programmazione non è di per sé innovativa, ma viene modificata dal decisore politico nella direzione di un aumento della produttività interna della singola istituzione scolastica, la quale non può più limitarsi alla normale offerta formativa, ma deve anche prevedere forme sistemiche di sua estensione, sempre a parità di bilancio, e di diretto collegamento tra questa e le dotazioni organiche del personale.

 
La lettura sistemica dell'intero dispositivo darà contezza del sinistro rischio qui presente e che, al momento, anticipo, e cioè che l'efficienza organizzativa della didattica scolastica e del rapporto stretto con il territorio, così come dell'ampliamento dell'offerta formativa, comporti inevitabilmente un aumento della produttività individuale del singolo operatore scolastico cui non corrisponderà adeguata compensazione di natura economica. Detto altrimenti, la detta programmazione triennale rischia di tramutarsi in un riconoscimento istituzionalizzale di tutte le varie forme di prestazioni lavorative non corrisposte pre - esistenti nell'espletamento della funzione docente.

sabato 25 luglio 2015

La Buona Scuola ... pillola 1

La legge n. 107/2015, “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti”, altrimenti detta nel dibattito pubblico legge “La Buona Scuola”, consta di un solo articolo di ben 212 commi.  Misteri della normografia italiana, verrebbe da dire!


È, a tutti gli effetti, una legge delega (nel numero di 9 in totale) al Governo per intervenire a modificare le discipline collegate e direttamente interessate dalla presente legge al fine di coordinarle con l’attuale progetto di riforma del sistema. 


L’art. 1, comma 1, indica le finalità da conseguire che vengono declinate, alquanto sommariamente a dire il vero, nei successivi commi, e che autorizzano il Governo ad intervenire successivamente al fine di armonizzare le discipline vigenti con il nuovo assetto. 

Prendiamo in considerazione, al momento, il solo primo comma. Si compone di due parti, distinte ma collegate: una prima elenca le finalità che il servizio pubblico di istruzione deve conseguire; e, una seconda parte collega queste ultime al desiderio di dare «piena  attuazione all'autonomia delle istituzioni scolastiche di  cui  all'articolo  21 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive  modificazioni,  anche in relazione alla dotazione finanziaria». A ben guardare, allora, tutto il comma 1 si compone di 134 parole delle quali 104 per esplicitare le finalità cui dare corso e 30 per coordinare queste stesse alla completa attuazione della cosiddetta “autonomia delle istituzioni scolastiche”, introdotta nel nostro ordinamento interno dall’art. 21 della L. n. 59 del 1997. Detto altrimenti, su ben 1019 caratteri, 794 servono ad introdurre 11 nuove finalità nel sistema di istruzione mentre 225 servono a collegare queste ultime ad un obiettivo “di sistema”, vale a dire attuare, per loro tramite, l’autonomia delle istituzioni scolastiche.

Le finalità sono le seguenti:

 1)  «affermare il ruolo  centrale  della  scuola  nella  società della conoscenza»;

2)  «innalzare i livelli di istruzione» delle studentesse e degli studenti, «rispettandone i tempi e gli stili di apprendimento»;

3)  innalzare i livelli di «competenze delle studentesse e degli studenti», «rispettandone i tempi e gli stili di apprendimento»;

4)   «contrastare le diseguaglianze socio-culturali»;

5)   contrastare le diseguaglianze «territoriali»;

6)   prevenire e recuperare l’abbandono scolastico;

7)   prevenire e recuperare la dispersione scolastica;

8)  «realizzare  una scuola aperta»;

9)  «garantire  il  diritto  allo studio»;

10)    garantire «le pari opportunità di successo formativo» dei cittadini;

     11) garantire le pari opportunità «di istruzione permanente» dei cittadini.

Nuove finalità per la scuola del domani? Non direi proprio.

Fondamentali? Manco a sognarlo! 

Ma d'altra parte, sono il frutto di una precisa scelta politica da parte del decisore politico. Gli operatori scolastici con difficoltà le considererebbero strategiche per il servizio pubblico di istruzione, non è dello stesso parere il legislatore!

Ma ci torneremo sopra in seguito.


(url immagine: http://www.giuliocavalli.net/wp-content/uploads/2015/05/scuola-riforma-renzi-meritocrazia.jpg)

giovedì 23 luglio 2015

Disney e filosofia 4



Archimede è qui alle prese con dilemma del controllore: alla fine, chi controllerà il controllore?

(tratto da: Topolino 3101)


Ovviamente, trattandosi di una forma estrema di regressus ad infinitum, il povero inventore non può uscirne sano e salvo. Da qui la gag fumettistica!

Spassoso.


Passabile.

Dilettoso.

Buono, per distrarsi dallo sfascio della scuola pubblica italiana, d'ora innanzi chiamata ideologicamente quanto retoricamente buona. Resta da capire per chi lo possa essere ...

post scriptum

e difatti, alla fine della fiera, chi controllerà il capo supremo del dirigente scolastico?

venerdì 26 giugno 2015

Abbiamo fiducia in chi decide cosa debba essere la scuola?



Così è finita come si pensava che finisse: il Senato della Repubblica, bypassando ogni discussione, ha votato (in 159) la fiducia sul maxiemendamento proposto dal Governo sul DDL #labuonascuola!

Vorrei tanto poter scrivere cose intelligenti, non banali, e magari anche risolutive in proposito, ma sono troppo arrabbiato per farlo!

Non che mi attendessi davvero un epilogo diverso, si sperava in un miracolo ....

Ma erano troppi i segnali, troppo decisa la testardaggine, sovente ottusa, con cui il Governo ha "blindato" un testo che fa acqua da tutte le parti, lo ha difeso e portato avanti, nonostante tutto e contro tutti ...

Salvo la difesa di facciata con il finto ascolto che, però, non è stato recepito da nessuna parte nel provvedimento.

Restano i super - presidi!

Resta la chiamata diretta!

Resta la valutazione dei docenti da parte di alunni e genitori! Con l'aggiunta del componente esterno!

Resta la fine della titolarità di sede!

Resta il nomadismo professionale triennale ed itinerante lungo le reti di scuole dell'ambito!

Restano le super - scuole!

Restano i privati finanziatori!

Restano i soldi a pioggia per i super - dirigenti (poverini, a tanti poteri corrispondono tanti altri soldini)!

Resta l'INVALSI!

Restano le private!

Insomma, resta tutto della versione post - consultazione (fittizia) di settembre - novembre 2014.

Una scuola già povera, ora ancora più povera!

Docenti sfiduciati, impoveriti, vilipesi, ora anche ostaggio dei meschini giochi di potere (autoreferenziale) dei super - presidi ... i sindaci delle comunità educative, come piace a loro signori chiamarli!

La Consulta ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti (fermi al 2009), ma stabilendo che ciò non vale per il passato (come a dire: chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto ...).

Ora, sentivo dire che qualche esponente temerario del PD l'indomani della fiducia ha sostenuto che il maxiemendamento è frutto del loro ascolto pubblico ... insomma, si ha l'impressione del gatto che gioca sadicamente con il topo. Gli stessi esponenti hanno anche detto che a luglio parte una (ancora!) consultazione pubblica con il mondo della scuola per decidere "assieme" (figuriamoci, allora, se si decidesse "in solitaria") cosa mettere dentro alle (otto) deleghe in bianco previste dal DDL ... insomma, il DDL non ha deciso nulla di concreto, solo la cornice generale (e che cornice!), sarà poi il Governo autonomamente a decidere come fregare (ancora, e meglio) gli insegnanti (stessa retribuzione, ma orari di servizio triplicati! E se la scuola chiude a Natale o a Pasqua, gli insegnanti dovranno restituire sotto forma di sostituzioni orarie le ore non svolte. Ci manca solo l'omaggio di vassallaggio al proprio dirigente - principe!)!

La misura sarebbe colma, se non fosse che i portavoce dei dirigenti dichiarassero a mezzo stampa che la riforma va bene, ma è mancato il coraggio necessario ... chissà quali altri super poteri desidererebbero avere!

Ora, a conclusione del presente post, a metà strada tra lo sfogo personale e il necessario esercizio di autoironia (per sopravvivere), solo altre due considerazioni.

La prima. Scorrendo il DDL si ha l'impressione che la scuola non serva a produrre capitale umano, ma solo per impiegare i docenti. Anzi, alunni e docenti restano sullo sfondo come sbiadite macchie di comparse e che i super - dirigenti facciano tutto loro! Allora, colleghiamo in streaming tra loro i dirigenti della singola scuola e tutti gli alunni della stessa, e vediamo cosa riescono a tirar fuori! No? Non meritano forse lor signori? Non sono lor signori responsabili di tutte le scelte didattiche della scuola? E del successo formativo degli alunni? Bene, anziché delegare ad altri, vadano loro nelle classi a far lezione e a sperare che nessuno si faccia del male.

La seconda. Scorrendo il maxiemendamento, è nascosta una piccola clausola, molto indicativa, e che sconfessa tutta la posticcia e appiccicaticcia retorica costruita attorno, vale a dire che all'art. 5 si limita il tutto ad un'unica condizione: "senza ulteriori oneri per il bilancio dello Stato". Il che contrasta, e mica poco, con la retorica messa in campo ("finalmente torniamo ad investire!", "siamo il primo Governo che ci mette i soldi", etc.): se dici di metterci tre miliardi di euro e poi precisi che la riforma deve avvenire senza alcun aumento di spesa, come fai? Prometti soldi virtuali! E, quindi, una scuola che sarà "bona" solo sulla carta! Intanto, però, i dirigenti potranno fare quel che vogliono (e gli alunni pure!) ...

Con buona (questa sì!) pace della Costituzione della Repubblica!



(url immagine: http://ilmanifesto.info/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/12/13desk2-giannini-renzi.jpg)

mercoledì 24 giugno 2015

martedì 2 giugno 2015

Riflessioni post elettorali



Finalmente abbiamo votato, finalmente i docenti italiani hanno messo in opera i loro propositi, finalmente abbiamo i risultati ...



Quali sono i risultati del voto degli insegnanti italiani? Già, i risultati, quei risultati, quelle speranze, quei sogni ...





A questo punto, ad alcune ore di distanza dal "caldo" delle operazioni di voto e di scrutinio, penso sia possibile condurre alcune brevi, ed amare, considerazioni ...





Primo: il voto locale non manda alcun messaggio diretto al partito di Renzi, e, segnatamente alla sua maggioranza. D'altra parte, mi stupirei del contrario visto che non s'è mai visto un governo cadere sulla scuola. 






Secondo: la natura complessa del voto non permette affatto di inferire il ruolo degli elettori docenti dato che vi sono moltissimi altri attori e moventi all'opera e che concorrono nello stesso tempo e su un piano di assoluta parità. 




Terzo: la mancanza di dichiarazioni ufficiali dei vertici del partito sugli effetti elettorali del ddl "La Buona Scuola" è l'elemento principale ed il più rilevante da tener in debita considerazione. Infatti, a mio modesto avviso, la dice lunga: il partito ha già deciso di perdere i docenti elettori. Questo dato è incontrovertibile, mi pare dannatamente chiaro. Altrimenti, è ovvio, ci si sarebbe mossi diversamente, e non con quella modalità che, a noi parte in causa, e solamente dal nostro punto di vista, appare un singolare autogol, un clamoroso errore strategico. Ma, e ripeto, solamente per noi docenti italiani, di gran lunga minoranza in termini elettorali o, se si preferisce, di "peso" politico. Ed altrimenti, infatti, nessuno concepirebbe o proporrebbe simili provvedimenti punitivi nei nostri confronti ...






Quarto: chi di noi si aspettava davvero le dimissioni del governo? O, in subordine, un ritiro del ddl? Peraltro, penso si debba prendere in seria considerazione il silenzio assordante di Mila Spicola sul ddl in questione, attualmente think thank con il Faraone, ed una volta indimenticata paladina della scuola contro la riforma Gelmini - Tremonti. E taccio, per ovvie ragioni, sul silenzio presidenziale, a sua volta aspramente critico nei confronti del duo Gelmini - Tremonti nel 2008. Questo, a mio avviso, la dice lunga sull'atteggiamento assunto dal decisore politico e, segnatamente anche, su quanto l'establishment considerai sacrificabile, in termini di mancato ritorno elettorale. Insomma, la scuola, e soprattutto i suoi lavoratori, sono considerati sacrificabili sull'altare di ben altre intenzionalità politiche ed elettorali! Mi pare chiaro!




Quinto: penso di conseguenza che le nostre attività di opposizione al ddl debbano essere di altro genere e ben sapendo che è molto probabile che lo scontro sarà lungo e con morti e feriti ... fuori di metafora, non è da escludere l'applicazione per un certo periodo di tempo delle disposizioni previste nel ddl prima che, eventualmente, ma siamo già nel campo delle ipotesi, un referendum o un pronunciamento costituzionale, modifichi in parte o cassi l'intero ddl. Con questo non intendo dire che dobbiamo rassegnarci o rinunciare, ma che non vi saranno né scorciatoie né corsie preferenziali. Solo sarebbe il caso di battere anche altre strade. Anche se, al momento, non me ne sovvengono ....



... e nel frattempo, prepararsi al peggio e resistere, resistere, resistere!









(url immagine: http://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2015/03/La-Buona-Scuola.jpg)






venerdì 15 maggio 2015

Caro presidente, le scrivo così m'inganno un po' ...



(ricevuta finalmente la mail di istruzioni alla comprensione da parte del nostro presidente del consiglio dei ministri, ho debitamente provveduto a rispondere #nelmerito. Di seguito, il testo della mail di risposta ...)












Egregio signor Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana,

mi fa piacere aver ricevuto, e finalmente, la sua mail, ma ne dissento nel merito, anzi #nelmerito , sia riguardo al DDL #labuonascuola sia in considerazione della sua qui presente mail pubblicitaria, e per questo motivo ho pensato di riportare gli spezzoni esatti al fine di commentarli, e #nelmerito.



Gentilissime e gentilissimi insegnanti, oggi per la prima volta dopo undici trimestri il PIL italiano torna a crescere. È un risultato di cui dovremmo essere felici, dopo anni di recessione. Ma personalmente credo non basti questo dato: l'unica strada per riportare l'Italia a crescere è investire sulla scuola, sulla cultura, sull'educazione. Non ci basta una percentuale del PIL, ci serve restituire prestigio e rispetto alla scuola.

Vero, ci vorrebbe la restituzione di prestigio alla scuola. Ma come si fa? Senza immettere risorse fresche nel sistema pubblico di istruzione appare difficile riuscire a fare tanto, arduo riuscirvi, impensabile anche solo sperarlo. Peraltro, se il PIL è in crescita perché non rinnovare, e finalmente, il nostro contratto scaduto nel 2009? Infatti, in tutti questi anni abbiamo subito una perdita media del potere d’acquisto del 2%. Quindi, al 2015 siamo cumulativamente al 12% … di conseguenza, sarebbe ora di incrementare le retribuzioni del 12% in più. No? Suppongo che lei non lo vorrà fare. Ma, le chiedo, questo è l’effetto o la causa della perdita di prestigio? Può rispondermi, cortesemente?

Stiamo provando a farlo ma purtroppo le polemiche, le tensioni, gli scontri verbali sembrano più forti del merito delle cose che proponiamo di cambiare. Utilizzo questa email allora per arrivare a ciascuno di voi e rendere ragione della nostra speranza: vogliamo restituire centralità all'educazione e prestigio sociale all'educatore. Vogliamo che il posto dove studiano i nostri figli sia quello trattato con più cura da chi governa. Vogliamo smetterla con i tagli per investire più risorse sulla scuola. In una parola, vogliamo cambiare rispetto a quanto avvenuto fino ad oggi. Dopo anni di tagli si mettono più soldi sulla scuola pubblica italiana.

Sarebbe una buona cosa, ma siamo abituati a sentire questi slogan, queste parole, queste promesse, ne siamo assuefatti. Lei scrive che da ora si #cambiaverso e si mettono più soldi. A questo punto, a mio avviso, sono lecite le seguenti questioni: quali? Quanti? Quando? Dove? Per chi? E, dulcis in fundo, per far cosa?

L'Italia non sarà mai una superpotenza demografica o militare. Ma è già una potenza superculturale. Che può e deve fare sempre meglio. Per questo stiamo lavorando sulla cultura, sulla Rai, sul sistema universitario e della ricerca, sull'innovazione tecnologica. Ma la scuola è il punto di partenza di tutto. Ecco perché crediamo nel disegno di legge che abbiamo presentato e vogliamo discuterne il merito con ognuno di voi.

Con ognuno di noi? L’impressione è che lei, signor Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, finga di ascoltarci per poi ribadire che è lei a scegliere, a decidere, che si “fa come dice” lei … è o meno un “prendere o lasciare”? Suvvia, siamo seri! Abbiamo presentato in più occasioni mille e più aspetti negativi o irrealistici, e portati avanti #nelmerito da parte di chi vive quotidianamente nella scuola e conosce benissimo lo stato delle cose. Ma i nostri rilievi non sono mai stati presi in considerazione, nemmeno per la consultazione “farsa” sulle linee guida di settembre, e finora almeno … Ma voglio darle, con la mia mail di risposta, un consiglio e riproporli qui di seguito, almeno per quel che concerne gli aspetti maggiormente critici conseguenti alla realizzazione di quanto previsto nel DDL:

1) La modifica dello statuto giuridico della docenza per il tramite di un provvedimento ex lege e senza adeguato, pacato e collaborativo confronto contrattuale (oserei dire, d’imperio!);

2) La cancellazione della titolarità giuridica della sede e la sua sostituzione con un perverso (!) meccanismo di utilizzo temporaneo. Insomma, si vuole introdurre una forma di nomadismo professionale, e su un bacino territoriale potenzialmente enorme (si parla di ruoli regionali, di albi territoriali per province, per reti di scuole, per macro aree …) a tutele decrescenti, con un forte indebolimento del nostro potere contrattuale, esposti al doppio ricatto da parte di dirigenti, liberissimi (a loro totale discrezione) di riconfermare o meno noi docenti in utilizzo nella loro scuola, o comunità, come sembra piacere al Governo eufemisticamente chiamare le istituzioni scolastiche, e le famiglie, chiamate a valutare gli stessi docenti. Tralasciando la pericolosa omissione nel controbilanciare questo stato di cose, non trova strano che a valutare i docenti siano (sia pure: anche) gli stessi alunni che i docenti valutano? Peraltro, parliamo di persone degnissime ma pur sempre digiune di cose di scuola. Come mai allora solo nella scuola si desidera introdurre questo pericolosissimo sistema? Facciamo un esempio: se stesse male di salute, lei si farebbe visitare da un becchino? Non credo. Parimenti, accetterebbe di essere valutato da chi non possiede le competenze adeguate? Eppure, è esattamente questo il sistema che vuole introdurre nella scuola! Caso unico in Continente. Questo non è merito, e tantomeno discutere #nelmerito, e non è nemmeno valorizzazione delle risorse umane. È solo propaganda, quella di bassissima lega!;

3) L’organico di diritto viene soppiantato da un elenco di docenti iscritti in un albo territoriale, dal quale il dirigente sceglie senza vincoli o limiti chi reputa adatto per la “sua” scuola. Ma mi, e le, chiedo: allora, per quale motivo un dirigente dovrebbe scegliere una collega in età fertile, ben sapendo che magari si assenterà per un’eventuale maternità? E perché mai dovrebbe riconfermarla terminati i tre anni (di prova)? Lo stesso discorso per un/a collega gravemente ammalato/a: perché mai dovrebbe utilizzarlo/a? O riconfermarlo/a? E mettiamo il caso di un/a collega che deve assistere un/a figlio/a disabile. Perché un dirigente dovrebbe sceglierlo/a? A che pro? E tutti coloro che si trovano nella spiacevole condizione di dover assistere un parente ammalto e in assenza di altre soluzioni? Quale dirigente li sceglierà mai per la propria scuola se li considererà non utili alla (sua, non della scuola) causa? Diciamolo apertamente, e senza ideologia: che fine faranno a quel punto i diritti soggettivi delle persone? Le tutele? Le garanzie? La chiamata diretta cancella tutto questo, esponendo le persone all’arbitrio della scelta discrezionale ed inappellabile del dirigente. Non tener conto di esperienza maturata, gli “odiati” titoli di servizio, della formazione in servizio maturata, gli “odiati” titoli culturali, delle esigenze di famiglia, le “odiate” esigenze (ricongiungimento a coniuge; ricongiungimento a figli; ricongiungimento a familiari; precedenze; e così via), significa trasformare la docenza in mera forza lavoro. D’altra parte, è lo stesso DDL #labuonascuola a dire nero su bianco che la proposta di impiego può anche non corrispondere a prestazioni inerenti all’insegnamento. Quindi, per esempio, anche per “aprire” la scuola il pomeriggio. Oppure, per “curare il giardino” della scuola. O per “pulire i bagni”, a questo punto, e via discorrendo. Non si chiama demansionamento tutto questo? Per me, a mio onestissimo oltre che modestissimo parere, è una profonda, radicale e definitiva dequalificazione professionale! A quel punto, noi docenti, non saremmo più dei professionisti della conoscenza, ma meri esecutori materiali delle decisioni del dirigente. Non trova? Non le pare? Non concorda? Eppure, questo è un discutere #nelmerito. Quando si presenta una riforma, sono questi gli esempi, le conseguenze, gli effetti da tener in considerazione, ed eventualmente da comunicare. Non la sciocchezza delle assunzioni (150mila, 100mila, 40mila, 60mila, e così via!). Noi non siamo contrari alle assunzioni in ruolo, come non siamo contrari alla riforma in linea di principio. Riforma sì, ma non così! Il ricatto (o l’intero pacchetto o non assumiamo) non lo accettiamo. Peraltro, per la Costituzione l’insegnamento è libero, ma la sua libertà viene estorta ai docenti e consegnata in toto al dirigente al quale, così recita il DDL, è responsabile (anche) delle scelte didattiche … solo che poi il docente viene chiamato a render conto del loro mancato funzionamento … allora, o siamo noi a decidere, e quindi a risponderne, oppure è il dirigente a decidere, e quindi (anche) a risponderne. E invece no! Si complica la struttura gerarchica verticale, si aumentano le imposizioni, il peso di potere, ma si sottrae ai docenti la possibilità stessa di fare bene il proprio lavoro, e gli si chiede invece di occuparsi d’altro, di cooperative games, di stages, di sorveglianza, di somministrazione, correzione e comunicazione dati statistici all’invalsi, istituto composto da quei signori che non mettono piede in una classe e che ignorano, o preferiscono ignorare, come funzionino le cose … questa, beninteso, e a queste condizioni, non è più docenza, ma manovalanza di bassa lega. Insomma, siamo insegnanti o badanti, baby sitters, secondini, vigilanti? Questa non è valorizzazione e nemmeno restituzione di prestigio …

Intendiamoci. Non pensiamo di avere la verità in tasca e questa proposta non è “prendere o lasciare”. Siamo pronti a confrontarci. La Buona Scuola non la inventa il Governo: la buona scuola c'è già. Siete voi. O meglio: siete molti tra voi, non tutti voi. Il nostro compito non è fare l'ennesima riforma, ma metterci più soldi, spenderli meglio e garantire la qualità educativa.

A prescindere dal bizantinismo per cui prima ci loda perché nonostante tutto, con i soffitti che cadono addosso e con le malattie professionali che i governi non vogliono riconoscerci, mandiamo lo stesso avanti la baracca, che sopravvive giorno dopo giorno solo grazie a noi (e agli altri operatori scolastici che però sono bellamente ignorati dal DDL), mica per capacità dirigenziali, e dopo precisa che siamo solo in molti a fare il nostro dovere, mentre c’è una parte che non lo fa (quindi, anziché premiarci in blocco, preferisce forse punirci in blocco, sperando di colpire magari gli unici docenti incapaci, inetti, deplorevoli, infedeli del sistema pubblico di istruzione?), mi preme svolgere un discorso più esteso #nelmerito di questo suo paragrafo. Scrive di volerci mettere più soldi e noi siamo davvero in loro trepida, tiepida quanto non anche bisognosa attesa. Purtroppo, però, il DEF proroga il blocco dei contratti, degli scatti, delle perequazione, e le risorse complessive del comparto sino al 2021. Allora delle due l’una: o ci mettiamo più soldi, e, quindi, affermiamo che lo facciamo, oppure non è affatto vero che vi immettiamo più soldi, e, allora, non lo affermiamo. La domanda, pertanto, sorge quanto mai spontanea, oltre che opportuna: a che gioco stiamo giocando? Ce li mettiamo davvero? Oppure li promettiamo solamente? E intanto noi docenti dovremmo mandare giù l’amaro calice? Il gioco, però, a conti fatti non mi pare valere la candela! Mi piacerebbe anche conoscere quale sia il gioco reale al quale, più o meno consapevolmente, stiamo partecipando. Più soldi devono essere più soldi, soldi veri nelle nostre tasche, a rimpinguare i nostri conti correnti, a rafforzare le nostre retribuzioni, a rinsaldare la nostra autostima, davvero sotto i tacchi, ad aumentare le nostre buste paga! E non soldi ipotetici o promessi e poi non concessi per sopraggiunte clausole di salvaguardia o per motivi di forza maggiore. D’altra parte, mi è parso di capire che il PIL è in risalita. Allora, perché non investire di più e davvero per migliorare la qualità del servizio reso. Lo farete? Non so perché, ma azzardo un’ipotesi: mai! J D’altro canto, un provvedimento come quello del blocco del rinnovo del contratto e del blocco degli scatti, ora anche della rivalutazione dell’indennità da vacanza contrattuale, che nasce come provvedimento d’emergenza, e, dunque, transitorio e temporaneo, sembra essere diventato permanente e duraturo, vale a dire strutturale! Ogni volta ci dite che sarà l’anno del rinnovo, ma poi immancabilmente ci dite che non ci sono le risorse e che, in fin dei conti, stiamo bene così. Caro Presidente, sicuramente sa a quanto ammonta lo stipendio iniziale di un docente di scuola dell’infanzia. Ritiene tale retribuzione adeguata alla formazione raggiunta? Degna per condurre un’esistenza dignitosa? Diciamolo apertamente, lei rinuncerebbe alle sue indennità per la funzione che svolge per ricevere lo stipendio lordo (al personale, non allo Stato, come ideologicamente sbandierato nelle famigerate linee guida di settembre) di una collega dell’infanzia? O della primaria? Non sorrida, piuttosto mi risponda, e seriamente! Non recita forse la Costituzione che il dipendente ha diritto a retribuzioni dignitose? E allora come mai, al contrario, preferite affamarci? Esasperarci? Irriderci? Prenderci per mentecatti? Perché è questo che proviamo, questo che sentiamo, questo il messaggio istituzionale che ci inviate. È quello che volete? Io vorrei tanto, almeno per una volta, un ministro dell’istruzione che venisse dal mondo della scuola, e che, quindi, la conoscesse per davvero, che sapesse come pesa il nostro mestiere e come sia divenuto difficile in una società conflittuale e con dirigenti incapaci! E non sempre il solito accademico che, a malapena, se la ricorda, quella di cinquant’anni fa, molto diversa da quella di oggi. E mi piacerebbe anche che quando alla televisione succede qualche fatto inerente alla scuola si intervistasse un docente, e non sempre un dirigente, magari manco di quella scuola, un polemista e uno scrittore! Invece, ci proponete, ed imponete, lo stesso canovaccio, sempre un accademico, sempre rinviii, sempre promesse di maggiori risorse, fondi ovviamente virtuali, e mai davvero nelle nostre tasche per poter vivere meglio.

Per questo con il progetto La Buona Scuola:

I. Assumiamo oltre centomila precari. Ovviamente chi non rientra nell'elenco si lamenta, quelli del TFA non condividono l'inclusione degli idonei del 2012, quelli della GAE chiedono di capire i tempi, quelli del PAS fanno sentire la propria voce. Tutto legittimo e comprensibile. Ma dopo anni di precariato, questa è la più grande assunzione mai fatta da un Governo della Repubblica. E non è vero che ce l'ha imposta la Corte di Giustizia: basta leggere quella sentenza per capire che la Corte non ci ha certo imposto questo.

II. Bandiamo un concorso per altri 60 mila posti il prossimo anno. Messa la parola fine alle graduatorie a esaurimento si entra nella scuola per concorso. Ma i concorsi vanno fatti, non solo promessi. Altrimenti si riparte da capo.

III. Mettiamo circa quattro miliardi sull'edilizia scolastica. Ancora non sono sufficienti a fare tutto, ma sono un bel passo in avanti, grazie anche all'operazione Mutui BEI che vale circa 940 milioni di euro. Costruire una Buona Scuola passa anche dai controsoffitti e dagli infissi, non solo dalle previsioni normative. É il più grande investimento in edilizia scolastica mai fatto da un Governo della Repubblica.

Dove sono, signor Presidente? Dobbiamo aspettare qualche crollo? Qualche decina di morti? Che qualche docente indecente ci lasci le penne? E perché non tutelare, e finalmente, la salute dei dipendenti? Ci sono scuole e classi nelle quali si deve avere paura di entrare. Eppure, il nostro datore di lavoro, ovvero il Ministero dell’Istruzione, non mostra alcun interesse né mette in atto tutte quelle iniziative di tutela della salute del dipendente che la legge gli imporrebbe. E mi riferisco sia ai pericoli da esposizione ad agenti patogeni e chimici sia allo stress da lavoro correlato. Non le risulta? Non sa cosa sia? Nella sua finzione ideale della miglior condizione possibile di lavoro, ossia il liceo del quartiere bene della grande città, non riesce ad immaginare che esistano le classi prime di qualche istituto professionale o tecnico di periferia? Là dove vanno gli alunni “peggiori”? Quelli difficili? Problematici? Con alle spalle contesti familiari sui quali glisso per pudore? Ha mai immaginato di insegnare in tali classi? Riesce ad immaginare cosa significhi insegnare in quei gironi infernali? Si sforzi un po’ … ed immagini giornate passate a “lottare”, spesso non solo metaforicamente, con loro, con questi alunni, in questi contesti. E poi immagini lo stato interiore del suo dipendente. Le tachicardie. Le ansie. La depressione. La paura. Lo stress. Il burnout. La sensazione perdurante di risultare inadeguato. Ma chi in tali casi non lo è? Eppure se il docente si rivolge al proprio dirigente, quest’ultimo, nel chiuso del suo ufficio dorato e fortificato, fa spallucce e conclude amaro e irriguardoso, ma forse anche con compiacenza malcelata, “se non riesce a tenerli a bada, è solo colpa sua”. E non serve obiettare che saremmo docenti, e non palestrati buttafuori! Già, qualunque cosa accade, è sempre e solo colpa del docente. Ma del suo stato psicologico chi si prende cura? L’ASL se ne infischia. Il Ministero se ne impippa. Il dirigente non se ne occupa. E lei scrive di cambiar verso? Di invertire la rotta? Ora mi scrive pure di voler curare l’edilizia scolastica? Ammesso, e non concesso, che sia vero, la domanda da porle è sempre la seguente: quando avverrà tutto questo? Anche perché, a voler esser sincero, mi sfugge il bisogno di inserire questo provvedimento di intervento nell’edilizia scolastica, ma non nella tutela della salute del lavoratore, in un DDL … a lei non suona strano? Nemmeno a sua moglie?

IV. Diamo più soldi agli insegnanti. Ci sono 40 milioni di euro per la vostra formazione. A questi si devono aggiungere 500 euro netti a testa per la Carta del Professore: musica, libri, teatro, corsi per pagare ciò che ritenete utile per aiutarvi nella vostra crescita culturale. E ci sono 200 milioni di euro per il merito. Possiamo discutere sui criteri con cui applicare il merito, ma questi soldi non possono essere dati in parti uguali a tutti.

L’ho già scritto sopra, lo ribadisco ora: si tratta di soldi reali o virtuali? E, allora, perché non caricarli direttamente in busta paga al lavoratore, lasciando a quest’ultimo almeno la libertà di scegliere in cosa e come migliorare la propria formazione? La natura limitata del provvedimento, a mio modesto avviso, svela la natura solo “teorica” dello stesso: intanto si promette, poi si vedrà … o forse che non rientri anche questa promessa nella logica perdurante di tutto il DDL, ovvero di indorare un’amara pillola? Un boccone avvelenato, sotto tutti i punti di vista?

V. Attuiamo l'autonomia. Dopo anni di ritardi completiamo il disegno dell'autonomia attribuendo libertà educativa e progettuale alle singole scuole e impedendo alle circolari ministeriali di governare in modo centralistico gli istituti. Si rafforzano responsabilità (e conseguenti valutazioni) del dirigente scolastico che non è certo uno sceriffo ma un primus inter pares dentro la comunità educativa.

Se il dirigente sceglie la sua squadra, caro presidente, non è mai un primus inter pares, ma solo un despota. E le clausole lessicali avanzate sotto forma di emendamenti non modificano la natura del provvedimento, alla base del DDL stesso, e, dunque, il giudizio negativo che si ha dello stesso. Insomma, l’autonomia deve privilegiare la dimensione della cooperazione e collaborazione leale, oppure la dimensione burocratica e verticistica della natura del potere politico? Ha poi pensato per un attimo alle ripercussioni clientelari, corruttive e meschine cui si espone il mondo scolastico con questo primato dirigenziale? Secondo me no, ma non per miopia, solo per materiale disinteresse. Un dirigente dotato di arbitrio, e deresponsabilizzato rispetto al dovere render conto delle sue stesse scelte, non vincolato cioè a criteri oggettivi e trasparenti (come p.e. il punteggio di servizio maturato oppure le esigenze familiari oppure ancora i titoli culturali conseguiti …), diverrà di colpo soggetto a pressioni territoriali ed ambientali formidabili. Avremo la pressione politica, la pressione sindacale, la pressione familiare, la pressione criminale, la pressione straccionesca, e così via! In un Paese, il Nostro, che registra i più alti livelli di corruzione … s’immagina la scena? Ci provi! Ecco la fiumana di questuanti che premono sull’ufficio del dirigente … li vede? No? E allora immagini la scena a casa dello stesso … peraltro, a questo punto, è lo stesso dirigente che diventa ricattabile ed insicuro. Sì, ha letto bene. Ora immagini il docente non riconfermato nella stessa sede per motivi futili, e non professionali, com’è, secondo lei? Felice? Arrabbiato? Disperato? E cosa fanno i disperati, anche se hanno studiato? Povero quel dirigente! Sarà esposto a pericoli personali e la colpa sarà del suo governo!

VI. Realizziamo la vera alternanza scuola-lavoro. Abbiamo il 44% di disoccupazione giovanile e un preoccupante tasso di dispersione scolastica. Segno evidente che le cose non funzionano. Replichiamo le esperienze di quei Paesi come Germania, Austria e Svizzera che già sono presenti sul territorio nazionale in Alto Adige con il sistema duale, puntando a un maggior coinvolgimento dei ragazzi nelle aziende e ad un rafforzamento delle loro competenze.

VII. Educhiamo cittadini, non solo lavoratori. L�emergenza disoccupazione giovanile va combattuta. Ma compito della Buona Scuola non è solo formare lavoratori: è innanzitutto educare cittadini consapevoli. Per questo reintroduciamo spazio per la musica, la storia, l�arte, lo sport. E valorizziamo la formazione umanista e scientifica.

Cittadini consapevoli … mah!

VIII. Affidiamo a deleghe legislative settori chiave. Ci sono temi su cui da decenni si aspetta un provvedimento organico e che finalmente stanno nelle deleghe previste dal testo. In particolar modo un maggiore investimento sulla scuola 0-6 e gli asili nido, sulla semplificazione normativa, sul diritto allo studio, sulla formazione iniziale e l�accesso al 
ruolo degli insegnanti.

Le deleghe, altro punto dolente! L’impressione che ho, leggendo il DDL, è che sia solamente un contenitore vuoto la cui funzione sia attivare delle deleghe “in bianco” al Governo. Anche per modificare, in sede non contrattuale peraltro, il Testo Unico e gli orari del servizio. D’altra parte, non avrebbe senso prevedere l’apertura pomeridiana degli istituti senza una revisione del monte orario dei docenti, no? E così si arriverà al risvolto di bilancio della riforma (l’anello mancante tra vostra testardaggine e la rivolta di piazza): aumentare gli orari di servizio almeno sino a 36 ore settimanali a saldi invariati! Il che significa, detto altrimenti, operare un colossale e mascherato taglio lineare alle retribuzioni! E, secondo lei, noi dovremmo accettarlo perché ci promette 500 milioni virtuali in card per formarci? E, mi scusi, ma con 36 ore settimanali di servizio, vale a dire sette ore nette al giorno la settimana, quando avremmo il tempo per formarci? Per seguire un master? Per leggere un buon libro? La notte? Non possiamo accettare tali deleghe né tantomeno che la parte datoriale modifichi le regole della nostra professione senza chiedercelo e, per giunta, imponendocele dall’alto. Sempre più il suo governo ha cercato di metterci contro l’opinione pubblica, criticando le giuste rivendicazioni sindacali, ma il punto è che la scuola che ci propone è una scuola autoritaria, dispotica, impositiva, complessa, conflittuale, precaria, povera …

A questo punto, però, mi sorge un dubbio: ma l’autonomia non era già attiva? Già realizzata? So cosa dicono i dirigenti e i loro sindacati, però l’autonomia ha preso avvio il 1 settembre 2000. Ora, si prevede di tornare indietro alla l. n. 59 del 1997 … un inedito ritorno al passato? Un salto carpiato nel vuoto? E cos’è, nello specifico, anzi #nelmerito, questa autonomia? Sa, scorrendo il testo del DDL, emerge come non si guardi affatto all’autonomia della singola istituzione scolastica, ma all’autonomia dei dirigenti e, entro stretti limiti, della sua correlata coorte di meritevoli (o lecchini, dipende) … Un dirigente così dispotico ed autonomo, sarebbe, a suo dire, a suo parere, a sua convinzione, un primus inter pares? Suvvia, un po’ di saggezza umanistica (non: umanista; è un errore, licenzi il collaboratore che gliel’ha scritto!), come si fa a sostenerlo? Con quale pudore? O faccia tosta? Tra l’altro, non capisco: non vuole dare a noi docenti più soldi in busta paga (e non a tutti). Però, lo stesso DDL aumenta, e a pioggia, le retribuzioni di tutti i dirigenti … insomma, chi viene premiato davvero nella (nuova) scuola autonoma? Chi viene valorizzato? Il prestigio di chi viene portato avanti? Mi sembra, e decisamente, non quello dei docenti, ma quello dei … scommettiamo che indovina?

Ho letto tante email, appassionate, deluse, propositive, critiche. Mi hanno aiutato a riflettere, vi sono grato. Leggerò le Vostre risposte se avrete tempo e voglia di confrontarvi. Da subito posso fare chiarezza su alcune voci false circolate in queste settimane:

- Le aziende non hanno alcun ruolo nei consigli di Istituto;


- I giorni di vacanza non si toccano:

- Nessuno può essere licenziato dopo tre anni;

- Il preside non può chiamare la sua amica/amico, ma sceglie tra vincitori di concorso, in un ambito territoriale ristretto.

Quindi, in soldoni, è il dirigente che sceglie o il consiglio di istituto, caro Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana? E tra i vincitori di concorso non può mai esservi la figlia? La moglie? La cugina? L’amico? L’amante? Il parente? L’amico dell’amico? Il figlio dell’azienda che ha svolto i lavori di manutenzione? La nipote del titolare della ditta che s’è aggiudicato l’appalto? La figlia dell’amministratore della società privata che finanzia la scuola autonoma? E così via discorrendo … suvvia, mi dia, #nelmerito, prova sensata di immaginazione realistica riguardo a quel che potrà accadere con il clientelismo assurto a regola pubblica del sistema di servizio pubblico di istruzione!

C'è un Paese, l'Italia, che sta ripartendo. Con tutti i nostri limiti abbiamo l'occasione di costruire un futuro di opportunità per i nostri figli. Sciuparla sarebbe un errore. Conosco per esperienza di padre, di marito, di studente l'orgoglio che vi anima, la tenacia che vi sorregge, la professionalità che vi caratterizza. Mentre scrivo sul computer scorrono nella mente i volti e i nomi dei professori che mi hanno accompagnato come credo accada spesso a ciascuno di voi: le storie di chi all'elementare Rodari, alla media Papini, al Liceo Dante si è preso cura della formazione mia e dei miei compagni di classe. Un professore collabora alla creazione della libertà di una persona: è veramente una grande responsabilità. Vi chiedo di fare ancora di più: darci una mano a restituire speranza al nostro Paese, discutendo nel merito del futuro della nostra scuola. Il nostro progetto non è “prendere o lasciare” e siamo pronti a discutere. Ma facciamolo nel merito, senza la paura di cambiare. L'Italia è più forte anche delle nostre paure.

Il punto, caro signor Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, non sono le paure, ma quel di negativo che questo DDL porta con sé e mette nero su bianco. Tra le altre cose, mi sfugge ancora la paternità di questo suicidio politico: chi domani di noi docenti italiani umiliati, offesi, presi in giro, impoveriti, voterà più per lei o per la sua compagine politica? Insomma, chi ve l’ha fatto fare? Bruxelles? Banca d’Italia? Confindustria? Certi settori neoliberal nostrani? O quella malintesa vulgata italiota di New Public Goverment (riconosce la gustosa citazione? Mi piace citarla, è #verybello …)? E tra l’altro, lo ribadisco, questo DDL è estraneo alle altre di per sé deliranti misure previste nelle linee guide settembrine, quindi chi e perché lo ha tirato fuori dal cilindro? E come dovremmo, noi docenti, intendere la vostra chiusura, testardaggine, ottusità? Sono certo che lei, qualora lo volesse, potrebbe e saprebbe illuminarmi e illuminarci. Ma al di là di qualche slide, o di qualche cifra sparata alta per impressionarci ed abbagliarci, o di qualche nostra ben congegnata parodia con tanto di lavagna di ardesia (se, tuttavia, lavorasse a scuola, e nelle scuole difficili che ho in mente, certamente saprebbe che il più delle volte mancano i gessetti … figuriamoci poi quelli colorati!) sembra che i suoi consiglieri di marketing non sappiano/vogliano fare … di conseguenza, a noi lavoratori non resta che fare una cosa sola: resistere, resistere, resistere!

Cordialmente,

un vituperato dipendente della scuola pubblica italiana.

Aspetto le Vostre considerazioni. Intanto, buon lavoro in queste settimane conclusive dell'anno scolastico.

… e proprio in conclusione del presente anno scolastico …

Molto cordialmente, 

Matteo Renzi

matteo@governo.it <mailto:matteo@governo.it>