Cerca nel blog

sabato 1 giugno 2013

Berluscones ...



Cos'è il berlusconismo? E chi sono i Berluscones? 


Penso, in tutta coscienza, che sia più facile rispondere alla seconda domanda piuttosto che alla prima. Infatti, i Berluscones sono tutti coloro i quali sostengono, chi per adesione ideologica, chi per convenienza di corrente, chi per comodità pratica, chi per indifferenza, chi per distrazione, chi per opportunità contingente, chi per furore viscerale, il Berlusconi in tutto quel che dice (o non dice) o che fa (o non fa) ....

Certo più arduo appare rispondere alla prima domanda, e questo perché la categoria di 'berlusconismo' è, in certa misura, indipendente dall'attore sociale che la manda ad effetto (certo in collaborazione, diretta e indiretta, congiunta o meno, con tanti altri ...) e sembra avere vita propria nello spazio pubblico.

Ma proviamo ugualmente a rispondere, cercando anche di non risultare banali o ovvi, anche se, si avrà modo di concludere che proprio in quanto tale, il berlusconismo è un'ovvietà, una banalità del nostro meschino vivere quotidiano ....

Scorgo in un passaggio di un recentissimo testo di Viesti l'indicazione di massima di quel senso in direzione del quale muoviamo i nostri passi:


"Chi è ricco è bravo, anche se è il rampollo di una famiglia di imprenditori che ha dilapidato il patrimonio; anche se vive di rendita. Chi è povero lo è per colpa sua"[1]


L'immagine è desolante e del tutto peregrina rispetto all'idealizzazione che di Atene fece Pericle: almeno là la povertà non era una colpa, da noi sì. E lo è doppiamente: per nascita e per elezione.


Allora, cos'è il berlusconismo? Certamente la passione per il potere che, tramite l'accesso materiale, dato dal possesso economico, e tramite l'accesso culturale, dato dal possesso mediatico, violenta la realtà mutando il significato originale delle parole a suo uso e consumo, per mero perpetuarsi ...


Nel suo rispetto atavico della ricchezza (e più di chi la detiene), il berlusconismo accetta di scendere agevolmente a compromessi, di qualsiasi natura e forma, l'importante è essere al centro del potere, è trovarsi all'interno della stanza dei bottoni, è poter essere l'ago della bilancia, è poter dire "siamo il governo del fare", non importa il "cosa fare" ...


Il berlusconismo è stata l'illusione italica di sentirsi migliori di quel che si è, di partecipare ad una ricchezza per forza di cose solo di alcuni, e non di tutti, è riprodurre mimeticamente quella liturgia del potere che simbolicamente si scorge nel simbolo vivente, concreto e reale della persona in carne ed ossa, del berslusconismo. E tanto è stato sufficiente per rientrare nei buoni, nei virtuosi, in quei ricchi degni di ogni cosa buona, e per sentirsi sempre meno parte di quei poveri che sono la colpa di tutto, di ogni cosa negativa, espressione in carne ed ossa del vizio, della mancata virtù.

Ma Pericle potrebbe suggerirci, invece, che la povertà non è una mancata virtù né una colpa (peraltro ereditata), ma la semplice sanzione fattuale della differenza con la quale immancabilmente ciascuno di noi viene al mondo.


Il berlusconismo è stato lo schermo ingannatore della televisione che ha modificato e la percezione e la natura stessa della realtà, il Paese di Bengodi che ciascuno vorrebbe vivere. 


E quando tale menzogna viene meno, rivelando quel che non si vorrebbe sapere, ecco che scatta il meccanismo dell'autodifesa del berlusconismo: addossare ad altri la colpa di ciò, additando dei nemici, reali o presunti o inventati non importa.

Nella storia pluridecennale dell'alleanza con la Lega, la convergenza (parallela) del moto ideologico è chiara:


"Il leghismo [...] ha proposto con successo l'analisi e la risposta peggiore alle sue difficoltà strutturali. la colpa è degli altri. dei diversi da noi, degli immigrati, dei meridionali. La soluzione è rinserrarci sempre più nelle nostre comunità, difendere i nostri valori, tenerci i nostri soldi"[2]


E ancora:


"Si sa com'è il Bossi, esagera sempre; ma in fondo un po' di ragione ce l'ha"[3]



Ancora una volta, non importa con chi, conta solo esserci (al potere).

E non per fare qualcosa, ma solo per poter manovrare dall'alto.

E chi non ci sta o è terrone o è comunista o è un fancazzista.

Ma Berlusconi non è quello lì, siamo noi, tutti noi, chi più, chi meno.

E questa, per ovvia che sia, non è una banalità, ma una desolante verità.


(immagine tratta da: http://www.thefrontpage.it/wp-content/uploads/2010/04/Silvio-Berlusconi-con-cappello-di-paglia.jpg)


Note
---------------------------------------------------------------------------------------------
[1] Cfr. G. Viesti, “Il Sud vive sulle spalle dell'Italia che produce” (Falso!), Laterza, Roma – Bari, 2013, p. 58.
[2] Ivi, p. 62.
[3] Ibidem.

Nessun commento:

Posta un commento

Se desideri commentare un mio post, ti prego, sii rispettoso dell'altrui pensiero e non lasciarti andare alla verve polemica per il semplice fatto che il web 2.0 rimuove la limitazione del confronto vis-a-vi, disinibendo così la facile tentazione all'insulto verace! Posso fidarmi di te?