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lunedì 9 settembre 2013

Nobel, e non più Nobel!



La particolarità del web 2.0 è che i filosofi così come gli opinion leader si moltiplicano ...


Tutti sentono l'impellente desiderio di far conoscere ad altri la propria opinione ...


Normale, quando l'apparato mediatico s'impone sui soggetti singoli, quando la comunità liquida esige maggiori informazioni ...


E forse rispondo anch'io a questo stato di cose, né da denunciare né da criticare, ma solo da riconoscere come fattivo ed attivo ...


Detto questo, confidando nel dono della sintesi, mentre sinistri risuonano da lontano i venti di guerra, penso di poter svolgere le due seguenti considerazioni, senza alcuna pretesa di veridicità e/o di completezza (oltre che di accuratezza ...):


1. trovo ironico il fatto che un presidente degli USA, salutato agli inizi come l'alba di una nuova epoca, ammantato da un misto di speranza e di utopia, insignito pure del nobel per la pace, ora appaia soggiogato dal peso della realpolitik, determinato nelle sue scelte politiche proprio dall'apparato istituzionale che desiderava cambiare ... la verità, per triste che sia, è che l'economia USA è costruita sui conflitti, piccoli o grandi che siano, e le esigenze di politica interna contano molto più di quelle di politica estera ... soprattutto in un Paese che considera il mondo intero sua politica interna ...


2. non so se Assad abbia davvero usato il gas ... francamente sono propenso a ritenere di no, ma a sua volta egli appare strozzato da equilibri internazionali che sfuggono alla sua regia ... li hanno usati i ribelli? E a che pro? La domanda relativa all'utilità (di chi) è in genere evasa mentre scorrono le immagini (terribili) di civili in preda agli effetti del gas ... allora l'emotività prende il sopravvento e diventa immediatamente opaco il contesto entro il quale l'uso del gas è stato realizzato ... certo da qualcuno e per precise motivazioni ... ma sarebbe stato cieco o sciocco se a farlo fosse stato proprio Assad ... penso che non c'entrino nemmeno i ribelli ... sono propenso a pensare all'azione di schegge autonome, magari finanziate dall'estero, che cercano di spingere la situazione del Paese oltre lo stallo attuale ... attirando magari nella contesa interna anche altri paesi ...


Dopo queste due semplici e modeste considerazioni, getto la palla all'interno dell'agone nostrano, e pongo le due seguenti altrettanto semplici questioni:


1. noi cosa vogliamo fare?
2. siamo ancora liberi di decidere per conto nostro oppure siamo ancora determinati dalle parti segrete dei trattati di pace e/o di cooperazione internazionale?



In tempi di  crisi, e di tagli lineari giustificati alla luce della prima, è interessante conoscere l'entità materiale delle nostre partecipazioni a operazioni internazionali, militari o di pace, come si preferisce ipocritamente chiamarle ...





(immagine tratta da: http://circologl.blog.tiscali.it/files/2007/10/5ad15621ca17900b5ed3f7f6b7c4fe62.jpeg)

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