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venerdì 19 febbraio 2016

Tentazioni

"1-2: In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame.

3-4: Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"».

5-7: Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede"». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: "Non tentare il Signore Dio tuo"».

8-11: Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto"». Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano"

(Mt IV, 1 - 11)

Queste parole ci interpellano personalmente perché quel che accade a Gesù è lo stesso che accade anche a noi, nella nostra immediata quotidianità, e molto più spesso di quanto non si sia in grado di riconoscere.




Innanzitutto, la situazione iniziale. Il deserto. Non l'amena immagine o fantasia che possiamo coltivare di un luogo esterno privo di civilizzazione, ma, all'esatto contrario, l'assenza di umanità che prova e che prostra, anche quando non ce ne accorgiamo, anche quando così non ci sembra, anche quando non siamo disposti a riconoscerlo. Ecco che lo spazio luminoso e vivido che dimoriamo assume le fattezze sinistre del deserto, dell'abbandono, dell'assenza di umanità, della metafora di quella umana condizione che consiste nella vulnerabilità, nella debolezza, nella fragilità ...




In questi momenti, si prova solitudine, sofferenza, inquietudine, e fame .... fame spirituale certo, ma anche fame morale, anche fame materiale ...




E questa situazione di inaridimento esistenziale ci espone all'attacco, al tranello, alle tentazioni. Gesù condivide con noi, con tutti noi, con ciascuno di noi, la pienezza della condizione umana, eccetto il peccato, e sperimenta su di sé l'asperità della vita terrena, il deserto, la fame, le tentazioni.



Proprio quando è più vulnerabile, l'avversario gli si accosta e si sente la sua voce astuta. Egli conosce ed usa, ma in modo strumentale, le scritture, al fine di indurre nella confusione, nel non retto discernimento, nell'equivoco, e, quindi, nel peccato.

L'invito a tramutare le pietre in pane è la prima e fondamentale tentazione che colpisce l'uomo, ovvero quella di radicarsi nel mondo, in una condizione solamente materiale, disconoscendo così quella spirituale. Il serpente, strisciante e misterioso, colpisce direttamente l'umanità nella sua fragilità. Hai fame? Mangia! Hai fame e sei Dio? Usa i tuoi poteri per trasformare i sassi nel tuo cibo.

Questa è la tentazione del pane ...

Ma Gesù gli replica: il cibo è importante per l'uomo, ma non è tutto. Di gran lunga più importante è la comunione con Dio, ovvero cibarsi del pane del cielo.

Successivamente, allora, ancora, il tentatore lo conduce sulla sommità del Tempio e lo tenta ancora, con le antiche parole delle prime tentazioni ... sei Dio, no? E allora gettati di sotto, tanto gli angeli accorreranno a salvarti. Ancora, il serpente distorce le parole bibliche per ingannare gli uomini, e separarli così da Dio. Pensa a salvarti tu, agli altri penseranno altri. Quante volte abbiamo sentito questa tentazione? quante volte abbiamo concepito questo pensiero? Quante volte la voce del serpente è giunta, sinistra e misteriosa, alle nostre umili orecchie? Pensa a te stesso, degli altri non curarti ...

Ma Gesù, ancora, gli replica: non tentare il Dio tuo! E non facciamo spesso così anche noi? Salvaci, ma lascia morire gli altri ... quante volte l'egoismo si frappone tra noi e Dio? Quante volte il serpente si interpone tra noi e Gesù? Gesù potrebbe fare quanto propostogli dal tentatore, ma non lo fa. Potremmo chiedere a Dio chissà quali prodigi o miracoli, per noi o per altri, ma questa sarebbe fare la sua volontà? Di chi sarebbe, infatti, funzione questa richiesta? Questa preghiera? Questa orazione? Per chi la faremmo?

Questa è la tentazione del prestigio ...




Infine, Gesù viene portato in cima alla vetta di un monte altissimo e dall'alto il serpente gli mostra tutti i regni e le ricchezze della terra e gli pone l'ultimo, e più sottile, inganno: adorami, e tutto quello che vedi sarà tuo ...



Ancora una volta cerca di farsi adorare come un Dio, cerca di sottrarre le creature al Creatore, cerca di frapporsi fra le prime e l'Ultimo ... ma non propone i beni del cielo, solo i beni effimeri della terra! Eppure, la tentazione è forte, non solo per Gesù, ma per ciascuno di noi ... onore e potenza, ricchezza e sazietà!

Gesù, però, lo tacita, lo scaccia, lo disperde, con le parole del primo, e fondamentale, comando divino: solo a Dio renderai culto!

Ma quante volte abbiamo coltivato idoli? Quante volte abbiamo cercato il potere? Quante volte abbiamo ceduto alla seduzione della corruzione? Alla seduzione della potenza terrena? Sul mondo? Sugli altri? Millenni son passati, ma l'uomo è sempre lo stesso del racconto biblico, assaggia il frutto proibito e diventa come Dio ...

La tentazione del potere ...



(url: http://www.it.josemariaescriva.info/image/tentgde.jpg)

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