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domenica 1 febbraio 2015

Ebook

Ultima produzione di mera gloria: la versione ebook del volume Vie della storia, vie degli uomini. Profili per la Secondaria di Secondo Grado, ISBN: 9788891088994. Buona lettura!



lunedì 20 ottobre 2014

Caro Matteo ...


Ma c'era bisogno di sprecare così tanti soldi per imbastire il lancio pubblicitario de #labuonascuola? Dico, ne valeva davvero la pena? E, d'altra parte, se già è deciso di seguire quella via per risparmiare ancora, perché raccontarci la frottola della consultazione? O fingere interesse per quel che pensano personale, alunni e famiglie? Ed ancora, per quale motivo quella finzione dispregiativa del merito per i 2/3 del personale con le tre classi di crediti? Insomma, se intendevi risparmiare ancora, ti bastava dire che da qui sino al 2030 compreso gli attuali salari sarebbero rimasti fermi, al palo, congelati allo stato attuale (che poi è quello del 2007) ... sarebbe stato più logico, ed anche, forse, più pulito ...

Invece, no: da qui la farsa mediatica del merito premiato ... peraltro indorando una pillola amara, più simile ad una grossa supposta a dire il vero, suggerendo che con il nuovo sistema un virtuoso otterrebbe molto di più che dal sistema attuale di aumenti sulla base dell'anzianità di servizio (e l'esperienza che fine fa, oh ciovani?), dimenticando però (o omettendo) di precisare che lo scenario presentato è solo uno dei moltissimi possibili (come se un tizio potesse ogni tre anni, per suoi meriti, "scattare" sempre sino al collocamento in quiescienza) e di certo solo il "migliore possibile", dunque, statisticamente assai improbabile ...

Peraltro, la precisazione in merito al blocco del contratto è, a mio sommesso parere, lampante quanto inequivocabile, oltre che "tombale": i risparmi su di noi sono già in DEF ... vale a dire che sono già stati decisi ed iscritti in bilancio ...

Quindi, ancora una volta una prece per la scuola pubblica italiana, e per i suoi lavoratori!


(url immagine: http://www.repubblica.it/images/2013/09/14/115740229-8ae70cae-6a1a-4bbd-9edd-b0561733fefa.jpg)

sabato 6 settembre 2014

La buona scuola ...


Prime reazioni dei docenti, meritevoli e non meritevoli, prime contro-reazioni del Governo. Peraltro, molto prevedibili ...

Madia: "non ci sono le risorse, pensiamo prima ai più bisognosi"

Io: "e dipendenti con lo stesso salario dal 2009 e senza alcuna prospettiva di carriera futura, non sono forse bisognosi?"

Madia: "basta, dateci idee in questa situazione di crisi"

Io: "eccone una: trasferire sei mesi di indennità e salario di ministri, parlamentari e valletti in sostegno delle retribuzioni dei dipendenti del P.I."

Renzi: "ascolto tutti ma niente ricatti"

Io: "ma nel documento La buona scuola non si propone il seguente patto: assumo tutti i precari in ruolo ma rinunciate tutti agli scatti?"

Renzi: "è ingiusto che in periodi di crisi, chi ha un lavoro scioperi, non è giusto nei confronti di chi è disoccupato"

Io: "ma non è proprio grazie al mio lavoro che sostengo la disoccupazione di chi non ha un lavoro? Non sono forse io a mantenere chi è disoccupato? E poi cos'è? Un gioco al ribasso? No, non mi piace questa (ipocrita) retorica: non lamentarti, tanto c'è sempre qualcuno che sta peggio di te!"

Madia: "le forze dell'ordine possono stare tranquille, per loro c'è un surplus di risorse ..."

Io: "ma siamo su scherzi a parte? O le risorse non ci sono, e per nessuno, oppure ci sono, e per tutti ... come funziona? Ci lamentiamo noi e ci dite di tacere perché ci sono troppi disoccupati, si lamentano le forze dell'ordine e le risorse si trovano immediatamente e magicamente?"

Renzi: "ma il blocco degli stipendi è già in DEF ..."

Io: " allora dovevi dircelo prima di proporre #labuonascuola che avevi già iscritto in bilancio i risparmi del futuro blocco (di quanti anni ancora? Tre? Cinque? Sette? Dieci? Venti?) degli stipendi. O forse lo hai ereditato? E in tutto questo tempo non sei riuscito a trovare le risorse necessarie? Dico, paghiamo accise per tutto, come mai non si introducono delle accise per pagare il rinnovo dei contratti del P.I.?"

Alfano: "richieste legittime ma toni eccessivi ..."

Io: "ma non è eccessivo un Governo che ti cala dall'alto "promesse" e "minacce", sapendo che i dipendenti sono deboli da un punto di vista di "peso" pubblico?"

In conclusione, caro Matteo, un Governo serio direbbe chiaramente e senza reticenze: "guardate, non abbiamo risorse per tutto, blocchiamo ancora i salari ai livelli attuali sino al 2020, ma scriviamo nero su bianco nel medesimo provvedimento che il Governo s'impegna ad accantonare per ciascun anno di blocco, (p.e. per gli operatori della scuola) dal 2009 sino al 2020 una cifra di .... per restituire a partire dal 2021 ai dipendenti quanto perso in termini di competitività e di potere d'acquisto in tutti questi anni, presupponendo un indice d'inflazione pari all'1,5% annuo ed impegnandoci per impedire che legislature successive possano abrogare tale impegno o stornare il fondo accantonato" ... non ci vorrebbe molto, non trovi? A patto, però, che t'interessi davvero della felicità occupazionale dei dipendenti pubblici ...

giovedì 4 settembre 2014

La buona scuola?

Finalmente sappiamo, noi docenti, di che morte dobbiamo morire!

Sono state rese pubbliche le tanto decantate linee guida, non una riforma, ma una modifica sostanziale dello statuto giuridico degli insegnanti.

Salta agli occhi che vengono totalmente ignorati attori importanti nella vita della scuola, vale a dire il personale non docente e gli alunni. Senza il loro contributo, che patto educativo viene formulato?

Ma sono delle linee guida, resta da vedere se il Parlamento, dopo Gennaio 2015, le renderà legge o meno.


L'impressione iniziale, dato che ne parlerò diffusamente di volta in volta, analizzando nel dettaglio il corposo dossier (ben 136 pagine di slides ben confezionate), è che si voglia solamente interessare i docenti: ogni cosa viene fatta passare attraverso il loro lavoro.

Ma si opera uno scambio ineguale, anzi no, si operano due scambi ineguali: 1) si "offre" l'assunzione a tempo indeterminato di circa 150mila docenti precari in tre anni, a patto però che l'intera categoria rinunci alle progressioni stipendiali automatiche in base all'anzianità di servizio; e, 2) si "offre" la remunerazione del merito, a patto però di maturare in un triennio una somma di tre indicatori diversi utili ad entrare in un gruppo di docenti, pari al 66% del totale, i quali, a valorizzazione del maggior impegno, didattico, organizzativo e di autoformazione, riceveranno la grandiosa (!!!) cifra di 60 € netti in più al mese. Quindi, facendo due conti, rinunciando ad una garanzia erga omnes lo Stato ottiene tre cose: a) un consistente risparmio economico; b) un aumento della produttività; e, c) un indebolimento strutturale del potere contrattuale da parte della categoria interessata.


Quella del docente è già una professione povera, con le presenti linee guida non solo lo sarà ancora di più, e pensiamo anche al correlato riconoscimento sociale che ne deriva, ma avrà ancora meno potere rispetto a Dirigenza, Direzione periferica e Direzione centrale.


Tra l'altro, non viene affatto garantita la copertura finanziaria per il 66% di "fortunati" dei quali si promette la valorizzazione del (maggior) merito, si avanza solamente l'intenzione, all'interno del triennio (il primo sarà 1 settembre 2015 - 1 settembre 2018), di reperire le risorse. Siccome, però, nelle varie pagine si insiste quasi ossessivamente sull'esigenza di finanziare la (non-)riforma senza oneri aggiuntivi rispetto alla spesa corrente, viene facile immaginare, come accade già ora con il mancato recupero dell'inflazione delle retribuzioni attuali (ferme ai valori del biennio economico 2007 - 2009) e con il mancato pagamento degli scatti stipendiali maturati per anzianità di servizio, che i meritevoli, pur meritando la stupenda (!!!) cifra di 60 € netti in più al mese (ergo, 720 € su dodici mensilità ... tale importo è incluso nella tredicesima?), non la vedranno perché "non ci sono fondi".


Morale della favola: si divide la categoria, la si mette in competizione, la si costringe a lavorare di più, allo stesso stipendio attuale, ma non la si premia!


Ci tornerò sopra.


Ora, a conclusione di questo breve assaggio dei contenuti delle linee guida, vorrei far notare una strana discrepanza. A pagina 49 si riporta la seguente tabella:



Docente
scuola dell’infanzia
e primaria
Docente
scuola secondaria
I grado
Docente
scuola secondaria
II grado
da 0 a 8
31.909,92
34.400,44
34.400,44
da 9 a 14
35.126,67
38.133,33
39.066,37
da 15 a 20
38.594,14
42.054,73
43.239,45
da 21 a 27
41.346,92
45.250,01
47.751,28
da 28 a 34
44.984,51
49.305,89
51.628,86
35
47.007,03
51.628,86
53.985,17



Si tratta delle posizioni  stipendiali in base all'anzianità di servizio. Bene, siccome io occupo ancora la posizione iniziale percepisco, dice il Governo, 34400,44 € su tredici mensilità. Non è vero! Magari lo fosse! Il mio stipendio lordo annuo è di € 20857, quindi inferiore di ben 13543 €! Una nota a fondo pagina, afferma che gli importi sono al lordo Stato. Ne deduco che sarebbe quanto costo io singolarmente allo Stato. Ma di questa mirabolante cifra, io ne vedo, sulla carta, una cifra inferiore del 40%! E parliamo, però, sempre del lordo| Cioè, a me lavoratore arriva una cifra ancora più bassa come importo netto! Infatti, a questo lordo vanno tolti circa 6000 € annui di ritenute IRPEF (centrali, regionali e comunali) e, ancora, tutte le ritenute previdenziali, compreso il contributo per la composizione del TFR del dipendente ... insomma, una cifra di circa 3030 € annui ... facciamo le somme e riscontriamo che la mia paga annua al netto è di di circa 11800 € ... cioé il 34% di quanto riportato nella tabella di pagina 49 ...

Certo le tasse, il cuneo fiscale, il drenaggio tributario lo soffriamo tutti, ma se un Governo, vale a dire il mio stesso datore di lavoro, dà ufficialmente notizia di un importo di molto superiore a quello che davvero vedo sul mio conto, che idea dovrei farmene? Dire che l'importo è al lordo per lo Stato confonde solamente le idee ... e, molto probabilmente, viene detto per far accettare l'idea del possibile risparmio da conseguire: paghiamo già così tanto, perché l'aumento per anzianità di servizio deve essere garantito?

Il problema è, però, che poi a pagina 54 si parla di € 60 netti al mese ... perché dal lordo delle posizioni tabellari si passa al netto del merito? Non vorrei pensar male, ma ...

… e allora questo netto, quanto è al lordo per lo Stato? Sarebbe bello poterlo sapere al fine di rapportarlo al lordo degli scatti ... no?


Ma ci tornerò sopra in altre puntate! Per adesso concludo qui questo primo approccio alle linee guida della buona scuola … sì, buona, ma per chi? Forse non per i docenti!

martedì 25 febbraio 2014

Scatti sì, scatti no!


(spazio offerto da chi di scatti stipendiali per anzianità sinora non ha mai usufruito, nonostante sia nelle condizioni di avvantaggiarsene...)



La ministra di cosa parla quando sostiene che gli scatti automatici vanno abrogati e sostituiti con un non meglio precisato sistema premiale?




Questa la reazione registrata sul blog di Lerner.




E qui un articolo del Corriere ove i sindacati non la mandano a dire alla titolare dell'Istruzione.




Infine, mi chiedo: e noi dipendenti direttamente toccati cosa faremo? Resteremo inerti a subire? Oppure, e finalmente, faremo sentire davvero la nostra voce?




Il futuro, si sa, è scritto nelle acque che scorrono agili ...

martedì 3 settembre 2013

La disfatta della scuola italiana ...



É facile comprendere quel che è accaduto alla scuola italiana, la natura di quello tsunami che l'ha resa ancora più povera e scassata e i suoi operatori ancora più dimessi e dequalificati di quanto non fossero solo trent'anni a questa parte. 


Certo, la scuola è sempre stata la “cenerentola” della spesa pubblica (si dice che le priorità sono altre …), ma negli ultimi dieci anni le cose sono decisamente peggiorate, e per giunta con un trend che, visto da dentro, comincia a fare davvero paura. 


Ora, per comprendere il progressivo definanziamento della scuola, e il ragionamento perverso che vi sta dietro, basta prendere in considerazione quanto dice Floris:

invece di affrontare il problema della qualità della spesa, nei momenti di crisi ci limitiamo a chiudere il rubinetto, magari dirottando risorse dalla scuola alla sanità, altro gioiello dell'«azienda Italia». É come se noi, avendo a disposizione un'automobile vecchia, disastrata, che consuma troppo, invece di cambiarla ci limitassimo a ridurre continuamente la benzina che le mettiamo nel serbatoio. Risultato: la macchina si ferma. Null'altro[1]



Se ci pensiamo bene il ragionamento della precedente ministra dell'Istruzione, non di quell'attuale, suonava, più o meno così, “siccome spendiamo troppo senza un'adeguata efficienza, riduciamo la spesa” …



Questo abbiamo fatto alla scuola italiana: siccome va male, l'abbiamo priviamo delle risorse!



Ovviamente, qui non si parla di risorse aggiuntive o straordinarie, ma di quelle ordinarie, vale a dire quelle che servono al suo funzionamento attuale ...


Così, a mali cronici, come la fatiscente edilizia scolastica, abbiamo aggiunto una povertà imposta “a furor di popolo”, per via della qualunquistica crisi.



E le abbiamo aggiunto anche: 1) un contratto collettivo degli operatori scaduto nel 2009, e basato sull'inflazione attesa per il biennio 2007 – 2009, certo non quella reale – cosa di per sé utopistica – e non più rinnovato; 2) il blocco delle progressioni di carriera basate in precedenza su scatti retributivi automatici in funzione della raggiunta anzianità di servizio; 3) annuali provvedimenti di spending review millantati come revisioni di spesa, ma efficaci solo come ulteriori tagli lineari ad un settore già pesantemente colpito e danneggiato, nel fisico come nel morale.


Un'auto lasciata a secco, può solo fermarsi. E la scuola italiana lo sta facendo …


Ma Floris aggiunge ancora:


In realtà, mentre un'automobile si può fermare, la scuola non lo può fare. La macchina scuola deve continuare necessariamente a marciare, e quindi sapete chi li mette i soldi per il carburante?[2]


Floris non lo dice, ma la risposta è banale quanto disarmante: sempre noi!


Prima paghiamo tasse per servizi non più né garantiti né effettuati (la scuola …) e dopo paghiamo ancora (contributo scuola; donazioni; cessioni; elargizioni; raccolta fondi; etc.) per mandare avanti, seppur malamente, quegli stessi servizi che la crisi ha eliminato per spostare le risorse verso altre priorità …


Come non pensare all'IMU o all'IVA? Queste sì che sono priorità, mica gli effetti a medio – lungo termine sul PIL e sulla qualità dei futuri cittadini dello spegnimento progressivo, e tombale, dell'automobile scuola!


Note

[1] Cfr. G. Floris, La fabbrica degli ignoranti. La disfatta della scuola italiana, Rizzoli, Milano, 2008, p. 151.
[2] Ibidem.



(immagine tratta da: http://static.haisentito.it/haisentito/fotogallery/625X0/29593/scuola-alunni.jpg)